Io sto con Gioacchino Genchi

31 marzo 2009

Lettera aperta all’On. Gianfranco Fini

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 21:50

Al Presidente della Camera
On. Gianfranco FINI
e p.c. a tutti i mezzi d’informazione

Pavia, 31 marzo 2009

On. Gianfranco Fini,
nella giornata di ieri ho avuto modo di leggere quanto ha espresso davanti ad alcuni giovani siciliani a Bagheria, in occasione dell’incontro con il Parlamento della Legalità. Devo dirLe che sono tante le impressioni che hanno agitato il mio animo durante la lettura delle Sue affermazioni.
Una fra le altre: il desiderio di essere lì presente ad ascoltare con le mie orecchie quanto diceva. Il desiderio di esprimerLe con le mie parole e non attraverso uno scritto come in questo momento mi accingo a fare, tutta la mia indignazione, il mio sconcerto, e l’oltraggio che ho dovuto subire io, la mia amatissima terra e la mia nazione.

Come hanno riportato numerose agenzie di stampa, Lei ha avuto l’ardimento di assicurare tutti noi che “non ci sono mafiosi alla Camera, non ci sono deputati che la difendono e non ci sono compiacenze”. Con tutto il rispetto che ho per l’Istituzione che in questo preciso momento storico Lei ha il dovere di rappresentare, mi permetto di dirLe che è la più grande ingiuria verso la stessa nazione della quale Lei per primo, insieme ai suoi colleghi deputati e senatori dovrebbe essere di esempio.
Le premetto che sono una giovane ragazza del sud, impegnata con le poche risorse a mia disposizione nella lotta alle mafie, ma Le assicuro, armata di tanta forza di volontà. Quella stessa volontà che riesce a darmi il vigore di approfondire in maniera seria e puntuale il fenomeno mafioso in tutti i suoi aspetti.
E credo fortemente nelle parole, soprattutto quelle parole pronunciate da alte cariche dello Stato, perchè sono sì importanti e reggono tutto il peso e la responsabilità che portano con sè.
Durante i miei studi di certo non mi sono sfuggiti alcuni nomi. Magari ne accennerò qualcuno tanto per farLe qualche esempio.

Dell’attuale senatore della Repubblica Italiana Giulio Andreotti, Gian Carlo Caselli scriveva giustamente, sulla Stampa del 18 ottobre 2004 che “la Cassazione, ribadendo l’assoluzione per i fatti successivi, ha confermato che fino alla primavera del 1980 l’imputato ha commesso il reato di associazione con i mafiosi dell’epoca, capeggiati da Sefano Bontate, autore di gravissimi delitti”; accusa come Lei ben saprà caduta in prescrizione e non inesistente come i nostri eminentissimi giornalisti vogliono farci apparire. Sapere che nel Senato della Repubblica Italiana abbiamo un uomo che ha sostenuto incontri prima del 1980 con mafiosi del calibro di Badalamenti e Bontate, francamente mi dà i brividi.

Non mi è sfuggito il nome dell’attuale senatore della Repubblica Italiana Marcello Dell’Utri, il quale è stato condannato definitivamente con sentenza passata in giudicato per frode fiscale e false fatture, nonchè condannato in primo grado per associazione esterna di stampo mafioso. Lo stesso Dell’Utri che con una sola affermazione ha dilapidato tutte le conquiste fatte in questi anni dall’antimafia, con quella definizione della parola “mafia” che l’on. offriva in occasione della trasmissione di Raiuno “L’inviato speciale” del 1 ottobre 2007: “Ma non esiste la mafia, dobbiamo tornare ai discorsi che facevano i primi mafiosi? Che cos’è la mafia? Non è un posto dove lei va a bussare e dice “permette, qui c’è la mafia, chi è il direttore generale?” Non esiste. La mafia è un modo di essere, un modo di pensare”. Con quella stessa definizione si manda al macero decine e centinaia di inchieste anche storiche che fanno luce sul sistema mafioso, andando contro una diffusa credenza che voleva la mafia come un modo di essere, che come Alfredo Niceforo vedeva il siciliano come un “uomo nel cui sangue scorrono eternamente la ribellione e la smisurata passione del proprio io. Ecco il mafioso”. Non solo Dell’Utri non riconosce il fenomeno mafioso come organizzazione criminale, ma non ne riconosce neppure l’impostazione piramidale (Riina e Provenzano chi sono se non “direttori generali” di Cosa Nostra?).

Non mi spiego e non comprendo come possa amministrare la nostra cosa pubblica neppure il senatore della Repubblica Italiana Salvatore Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento semplice di singoli mafiosi e rivelazioni di segreti d’ufficio. Il processo d’appello si svolgerà questo 15 maggio prossimo, ma mi chiedo: quale credibilità avrebbe lo Stato se Cuffaro risultasse colpevole, di quale credibilità può disporre un politico sottoposto ad una tale condanna seppure di primo grado? Quale estraneità a compiacenze mafiose potrà mai ambire un senatore, qual’è Salvatore Cuffaro, che negli anni passati si è distinto in pesanti accuse mosse nei confronti del pool antimafia alimentato dal coraggio del giudice Giovanni Falcone? Accuse da dimenticare e nascondere per l’on. Cuffaro che adesso offuscato il tutto, sul suo sito web personale si permette di tessere le lodi di quello stesso “giudice corrotto che ha costruito un’intera storia su un pentito volgare, che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana solo perchè serve al Nord”.

Sarebbero tanti altri i nomi che avrei voluto elencarLe, presenze inspiegabili di uno Stato che si è sempre dichiarato contro la mafia. Lei ha affermato che “non ci sono deputati che difendono” la mafia, io aggiungerei che sono pochi coloro che la combattono veramente. La vera lotta alla mafia, quella concretizzata tra mille difficoltà, sforzandosi di trovare nuovi strumenti di indagine e procedure di giudizio, non è stata realizzata dallo Stato inteso come simbiosi fra organizzazioni politiche e magistratura, ma da quello Stato rappresentato dalla volontà di diversi uomini e donne solitari ed abbandonati dalle istituzioni. Sono troppi gli esempi virtuosi che la nostra storia ci offre e che ancora ci fa soffrire, perchè per la maggior parte di loro non è rimasta che la memoria. Hanno pagato la loro rettitudine e la sana moralità con la vita.
On. Fini, ci ha chiesto di onorare questi morti, questi “servitori dello Stato”, ha detto che “i giovani devono ricordare i martiri, gli eroi, perchè i martiri vanno onorati con comportamenti quotidiani”. Sappia Onorevole, che siamo in tanti a farlo, proprio perchè spinti dal loro esempio, stiamo lavorando per lo Stato chiedendo anche verità. Le tante verità che vengono sottaciute da quello stesso Stato che vogliamo rendere migliore. Le tante verità non rivelate che comincerebbero a dar giustizia a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Le altre e troppe verità non rivelate che si nascondono dietro la morte di ogni uomo e donna caduti solo per aver sentito come propria la responsabilità di lottare contro questo cancro. Le oltraggiose verità che si celano dietro quel patto scellerato degli anni 90 fra Stato e mafia. Mi creda On. Fini, fino a che non verranno fuori tutte queste verità, saremo anni luce dal vedere quell’uscita dal tunnel di cui Lei parlava.

Ha ragione quando dice che è “cresciuta la volontà della società di non chinare il capo”, ma quanti sono quegli imprenditori o quei semplici cittadini che hanno dovuto rinunciare ad una vita normale per aver denunciato il sistema mafioso, che adesso si ritrovano ad essere completamente abbandonati dalle istituzioni che Voi rappresentate? Sino a quando non ci sarà una reale risposta da parte Vostra, che non si traduce solamente in arresti e confische, noi cittadini comuni, non vedremo mai una Vostra responsabile e netta avversione al fenomeno mafioso.

Chiudo questa lunga lettera ribadendoLe che sono una semplice cittadina completamente libera da qualsiasi interesse altro e non soggetta a preclusioni di tipo politico, sempre aperta ad un confronto sincero e rispondo alla Sua citazione di John Fitzgerald Kennedy con quest’altra:
« Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana. »

In fede
Concetta Cice

Le parole di Salvatore Borsellino. Il silenzio di Gioacchino Genchi

Filed under: Gioacchino Genchi,Zone limitrofe — iostocongenchi @ 18:48

Genzano (RM), sabato 28 marzo 2009

Le parole di Salvatore Borsellino sono sempre un urlo di rabbia che costringe ad interrogarsi e che spinge a voler fare qualcosa, sono una spada che si conficca nell’anima. Ma il silenzio scelto e imposto di Gioacchino Genchi è più eloquente di tante sue parole: il suo sguardo intenso, le vibrazioni del suo corpo sono altrettanti pugni nello stomaco… da ascoltare, ma soprattutto da guardare… ripeto: da guardare…

(commento di un utente di Facebook)

Parte 1 di 3

Parte 2 di 3

Parte 3 di 3

Stiamo vicino a Pino Masciari

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 12:10

Vi prego, stiamo vicino a Pino Masciari, adesso, finchè è vivo, non quando sarà morto.

Salvatore Borsellino

30 marzo 2009

Il tesserino di Pino Maniaci

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 18:44

Sergio Nazzaro per Agoravox.it:

Avere il tesserino non significa essere giornalisti. Come avere due palle sotto, non significa essere uomini.

Giornalisti abusivi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 14:49

I giornalisti proni ai poteri più o meno oscuri costituiscono uno dei sostegni portanti del disegno criminogeno che si sta realizzando in Italia.

Tra questi non possimo non citare Marco Demarco che sul Corriere del Mezzogiorno, in un’intervista al magistrato Raffaele Cantone, riesce a porre una domanda la cui premessa, stravolgendo la consecutio temporis, è un pretesto per emettere un giudizio politico e il finale è già la sentenza di quella che attualmente è solo una discutibile indagine ancora in corso. Tenetevi forte:

La vicenda Genchi: si può lanciare l’allarme per la democrazia, come ha fatto De Magistris, e poi autorizzare una tale centrale di spionaggio?

Se siete curiosi andatevi a leggere anche la risposta del magistrato e come questa è stata stravolta per comporre il sottotitolo. In una redazione seria, persone così faticherebbero anche a trovare un posto da apprendista addetto alla raccolta differenziata della carta.

Nel frattempo Pino Maniaci, conduttore del Tg di Telejato, tv di Partinico (Pa), è stato rinviato a giudizio per “esercizio abusivo della professione di giornalista“.

Secondo l’accusa, Maniaci, “con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso“, avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato.
Pino da anni lavora a Telejato, emittente che più volte è stata minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. L’anno scorso Maniaci era stato minacciato di morte dal figlio di un boss della famiglia Vitale. (‘U Cuntu)

Yes, we net

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 09:13

Due dati di fatto emergono dalla mobilitazione del 28 marzo 2009 a favore di Gioacchino Genchi.

La prima è che c’è un’Italia che vuole resistere. Certamente si devono analizzare i numeri che evidenziano una partecipazione tutt’altro che massiccia e addirittura il numero zero di fronte a questure particolarmente significative come quella di Catanzaro; però c’è da sottolineare soprattutto che sono state 25 le città italiane che hanno risposto all’appello con delegazioni più o meno folte. Commovente l’ unica persona presente davanti alla Questura di Matera che con coraggio e determinazione ha testimoniato la volontà di non arrendersi anche in una città emblema delle inchieste di De Magistris.

Su tutto ha pesato il pochissimo tempo con cui le manifestazioni sono state organizzate e lo scontato silenzio di tutti, ma proprio tutti i media tradizionali, quelli chiamati in gergo “mainstream“, ma “embedded” sarebbe più corretto.

E quindi il secondo dato di fatto è che, a fronte di una profonda emergenza civile e democratica, è germogliato il ruolo fondamentale della Rete: tutto è stato fatto solo attraverso internet, ed è stato fatto in maniera spontanea, dilettantistica, senza una strategia, che ha comunque portato a presidiare 25 questure.

E’ stato un primo passo, ma con la Rete si può. Yes, we net.

27 marzo 2009

La caccia al tesoro di Genchi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 16:16

vauro_allarme-democratico

Gli articoli di Benny Calasanzio del 26 marzo spiegano molto chiaramente in quale vicolo cieco si siano andati ad infilare i nemici di Gioacchino Genchi.
La farsa dei “numeri”, la bufala delle “intercettazioni”, il ridicolo pretesto con cui è stato sospeso dal servizio presso la Polizia di Stato, sono stati ormai ragionevolmente smascherati.

Resta solo da mettere molto bene a fuoco il punto che così Benny ci illustra:

“I carabinieri dei Ros, gli stessi che non perquisirono il covo di Riina dopo il suo arresto e che non arrestarono Provenzano quando gli erano a pochi metri nel 1995, su specifico decreto dei magistrati di Roma hanno sequestrato tutti i dati delle indagini giudiziarie partecipate da Gioacchino Genchi, da quelle relative al fallito attentato dell’Addaura ai danni di Giovanni Falcone del 1989, fino ai più recenti incarichi per gravi omicidi di mafia e fatti che, badate bene, coinvolgevano gli stessi magistrati della procura di Roma. Che c’entra con “Why not”? Forse erano proprio questi dati quelli che interessavano i magistrati di Roma ed i Carabinieri del ROS?

Forse l’ultima frase ha un punto interrogativo di troppo.
Forse erano proprio questi dati quelli che interessavano i magistrati di Roma ed i Carabinieri del ROS.
Forse ci sono pure i “forse” di troppo.
Forse (?) quello che interessa ai magistrati di Roma ed ai Carabinieri del ROS è proprio cosa è riuscito a sapere l’ex consulente di De Magistris e che non è allegato alle inchieste di De Magistris, ridotte in macerie dall’ex Procura Generale di Catanzaro. Le stesse inchieste che sono state estorte alla Giustizia e incartate all’opinione pubblica con la presunta guerra tra le Procure di Salerno e di Catanzaro, un guerra di distrazione di massa per nascondere quello che ormai era scritto negli atti delle indagini, quello che la procura di Salerno aveva riscontrato con le proprie indagini, riscontri inconfutabili grazie anche agli elementi apportati dal lavoro di Gioacchino Genchi.

Quello che ancora non era scritto sono andati a cercarlo nel computer di Gioacchino Genchi.
Poi hanno messo Gioacchino Genchi a tacere facendo leva sul suo senso dello Stato e la sua fiducia nella Giustizia.
E ora avendo in mano solo degli “elenchi telefonici”, con le spalle al muro, prendono tempo utilizzando una tattica che funziona solo grazie alla complicità delle “betulle” seminate qua e là: far filtrare presunte notizie.

Resta il problema che gli sgradevoli personaggi che cercano di manovrare una parte della Procura di Roma ed i Carabinieri dei ROS, controllano soprattutto, direttamente o indirettamente, le principali tv ed i giornali più diffusi: ovviamente neanche di fronte all’evidenza offriranno alla  verità lo stesso spazio che hanno offerto alle menzogne.
Ma è un problema superabile con la Rete e la mobilitazione spontanea che, per cominciare, porterà domani sabato 28 marzo 2009 davanti alle questure di tutta Italia un nutrito drappello di persone informate, che a loro volta informeranno altre persone, che a loro volta informeranno… E’ un duro lavoro, ma qualcuno lo sta già facendo.

26 marzo 2009

Caso Genchi: tutta la verità in un menù

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 17:33

di Benny Calasanzio

Dopo aver svelato che i tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche che Genchi avrebbe conservato erano in realtà dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi, in cui sono contenuti semplicemente gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta, urge analizzare i fatti, tralasciando le indiscrezioni.

Se analizziamo i fatti l’unica cosa certa in questi numeri folli è che la diffusione dei dati relativi ad indagini in corso è notizia di reato. Di più. Questa è l’unica notizia di reato di tutta la vicenda Genchi, e guarda caso non è a suo carico. Se poi ne analizziamo i contenuti non è difficile stabilire chi l’ha commessa e chi, forse, l’ha pure istigata. Una fuga di notizie ad arte che interviene, sempre guarda caso, assieme alla sospensione di Gioacchino Genchi dalle sue funzioni in polizia, proprio quando sono state preannunciate le manifestazioni in suo sostegno (ed in sostegno della Polizia) davanti alle questure di tutta Italia.

Tutto questo circolare di numeri e numeretti, ormai è acclarato, serve ed è servito per allarmare gli italiani, in particolare i meno informati, i più suscettibili alle menzogne dei vari telegiornali e di taluna carta stampata, che considera la tutela della privacy una mera enunciazione di principio. Se ci pensate è incredibile. L’unica notizia di raato nell’inchiesta romana passa inosservata agli occhi della procura di Roma. Che sbadataggine, perbacco!

Il difensore di Gioacchino Genchi, l’avvocato Fabio Repici, aveva subito chiesto alla procura quali fossero le iscrizioni del suo assistito nel registro delle notizie di reato. Niente da fare. Erano secretate per il dottor Genchi, ma erano state prima anticipate, poi diffuse e successivamente confermate alla stampa. Ma proseguiamo nel nostro viaggio dell’assurdo dopo esserci gustati l’aperitivo.

Al dottor Genchi vengono contestate le interrogazioni all’anagrafe tributaria senza che venga indicato un solo nome “abusivo”, un solo codice fiscale o una sola denuncia dei redditi di un italiano o un qualunque altro dato che avrebbe interrogato in maniera immotivata e, quindi, fuori dai suoi mandati da consulente dell’autorità giudiziaria, compresa la stessa Prcoura della Repubblica di Roma che, in tutti gli incarichi conferitigli, fino a qualche settimana fa, lo ha sempre autorizzato all’accesso ed all’interrogazione dell’anagrafe tributaria, al solo fine di verificare la corrispondenza dei codici fiscali dei reali intestatari delle utenze telefoniche. Il dottor Genchi, infatti, non svolge, non ha mai svolto ed ha chiaramente affermato di non avere mai svolto indagini finanziare e fiscali e di non saperne svolgere. Il dottor Genchi non è un tuttologo e l’unica cosa che sa fare (bene) è solo il suo lavoro, che tutti conoscono, che in moltissimi apprezzano e che in pochi, pure in malafede, temono.Da qui in poi la vicenda assume le vere e proprie connotazioni dell’assurdo.

In presenza di una fantomatica “notitia criminis” (inesistente) per accertare i presunti abusi di Genchi, segnalati dall’Agenzia delle Entrate, la Procura di Roma sequestra tutti i dati di Genchi. Non sarebbe stato più semplice contestare a Genchi le risultanze dell’Agenzia delle Entrate?

Io purtroppo cerco di fare il giornalista, non posso dispensare consigli legali! Di solito, in una indagine giudiziaria, un sequestro viene ordinato ed eseguito per accertare le prove di un reato, non per cercare a tutti i costi una notizia di reato, utile comuqnue a continuare a distruggere la reputazione e la dignità di un uomo che ha avuto il solo torto di servire solo e soltanto lo Stato e di fare fin trppo bene il suo lavoro. Senza aggiungere che il sequestro, ma lo aggiungiamo che tanto è gratis, è avvenuto in un luogo in cui la procura di Roma non ha alcuna, dicasi e leggasi alcuna, competenza territoriale.

Passiamo ai secondi piatti. Gli ambienti della procura romana hanno diffuso la notizia che fossero stati sequestrati a Genchi solo gli atti e i dati legati all’indagine calabrese “Why not”. Balla numero 132. I carabinieri dei Ros, gli stessi che non perquisirono il covo di Riina dopo il suo arresto e che non arrestarono Provenzano quando gli erano a pochi metri nel 1995, su specifico decreto dei magistrati di Roma hanno sequestrato tutti i dati delle indagini giudiziarie partecipate da Gioacchino Genchi, da quelle relative al fallito attentato dell’Addaura ai danni di Giovanni Falcone del 1989, fino ai più recenti incarichi per gravi omicidi di mafia e fatti che, badate bene, coinvolgevano gli stessi magistrati della procura di Roma. Che c’entra con “Why not”? Forse erano proprio questi dati quelli che interessavano i magistrati di Roma ed i Carabinieri del ROS?

Parliamo ora per qualche minuto di numeri; consideratelo come sorbetto. Nella fuga di notizie, che sa tanto di istitutzionale, si parla dei dati di traffico, si sparano numeri a casaccio senza considerare quanti siano gli elementi di una transazione telefonica, senza spiegare cos’è il traffico delle celle, senza speficare che non riguarda per nulla atttività invasive sui soggetti controllati, perchè tutto si riduce ad evidenziare solo una, due chiamate di tutto il traffico telefonico acquisito. Le chiamate di interesse, quelle valorizzate da Genchi nelle sue relazioni, infatti, finiscono sempre per riguardare mafiosi, criminali comuni ed uomini delle istituzioni collusi con la mafia, come è stato per le “Talpe” alla DDA di Palermo, in cui il lavoro di Genchi è stato fondamentele ad identificare (ed è stato lui il primo a farlo) un marescialo del ROS (il maresciallo Riolo) ed un altro maresciallo die Carabinieri (il maresciallo Borzacchelli, frattanto divenuto deputato regionali), quali autori della fuga di notizie sulle microspie a casa del boss Giuseppe Guttadauro.

Sempre in tema di numeri provate soltanto ad immaginare quante transizioni intervengono nella cella di una città, o ancor di più nella cella vicina una stazione ferroviaria, ad uno stadio o ad un aeroporto; sms, chiamate, accensione e spegnimento del cellulare. Non lo spiegano. Danno i numeri, li sbattono in faccia a chi nulla sa di queste specifiche tecniche d’ndagine e li fanno impallidire.

Parliamoci chiaro, tra persone per bene e che hanno un cervello. L’unico errore, grave ed imperdonabile del dottor Genchi è stato quello di imbattersi in indagati eccellenti che si riteneveno e si ritengono immuni dalla legge penale. Questa è l’unica ragione di questa telenovelas di serie B a puntate nelle quale non si parla di ciò che di reale c’è in quei dati, dei nomi effettivi dei magistrati, dei politici, degli imprenditori, degli appartenenti ai servizi segreti e dei giornalisti di cui Genchi si stava realmente occupando e che oggi cercano di scriverne l’epitaffio.

La reazione di Genchi, la sua determinazione e il suo coraggio sono una garanzia per gli italiani onesti che a migliaia, oramai quasi milioni, inondano i suoi spazi sul web, dal blog a Facebook, lasciando messaggi di vicinanza e solidarietà, tutt’altro che preoccupati di essere stati da lui intercettati. Gli scrivono i giovani Beppe Grillo, gli scrivono le casalinghe e gli insegnanti. Lo applaudono i giovani di Rifondazione Comunista come molti, moltissimi giovani di Destra, ormai orfani del loro ultimo surrogato di partito (Alleanza Nazionale) svenduto a Berlusconi nel nome dell’inciucio del partito unico, a cui solo non partecipano (ancora) ufficialmente i “diversamenti concordi” (come li definisce Travaglio) del Partito Democratico. Questo spiega tutto e spiega l’irritazione e la reazione di Rutelli, amico di Saladino, i cui tabulati e le cui intercettazioni sono pure finite nell’indagine “WhY Not”.

Sono in molti magistrati in questo momento che ricordano alla Procura di Roma (o meglio ai magistrati della Procura di Roma che indagano su Genchi) che Genchi nel suo lavoro ha sempre manifestato il massimo della correttezza e del rispetto per la riservetezza e per le garanzie di libertà e di difesa degli indagati dei quali si è occupato, persino dei peggiori killer.Volevano creare un mostro e hanno creato un eroe.

E ora che le cose sono chiare, la telenovelas può continuare; noi nel frattempo siamo arrivati al dolce. Per il limoncello rimandiamo alla prossima puntata, aspettando le prossime fughe di notizie ad orologeria.

Intanto Genchi mantiene il silenzio che si è imposto dopo la sospensione dal servizio in Polizia e dal suo status di facebook tiene solo a precisare: “Anche se sospeso dal servizio in Polizia io sto con lo Stato e difenderò il mio Capo della Polizia che mi ha sospeso fino in fondo. I nemici della Verità e della Giustizia e quelli che vi remano contro non sono nella Polizia di Stato!“. Indipendentemente dal numero delle utenze e dei record dei tabulati telefonici, il valore assoluto della dignità di un uomo come Genchi è dato dai fatti, dalla sua storia, dal suo passato e ci auguriamo tutti dal suo futuro. Gli italiani onesti lo sperano, gli altri un pò meno.

La verità sull’ultima fuga di notizie su Gioacchino Genchi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 14:53

di Benny Calasanzio

Dilettantistico, improvvisato, puerile. Ma anche malconcio, alla meglio, ridicolo. Non saprei come altro definire l’ultimo tentativo delegittimante nei confronti di Gioacchino Genchi, una fuga di notizie sapientemente orchestrata (da chi sta effettuando gli accertamenti?) secondo la quale Gioacchino Genchi nel corso della sua attività di consulente per le procure italiane avrebbe conservato sui suoi computer 13 milioni di intestatari di utenze telefoniche e dati su 1.160.000 persone ricavati delle anagrafi di Palermo, di Mazara del Vallo e di alcuni comuni calabresi.

Andiamo con ordine. Chi legge queste cifre si ferma appunto sui numeri, non sulle parole. Tredici milioni, un milione cento sessanta mila. Numeri enormi, che fanno paura, che terrorizzano il contadino e il pastore che temono di essere stati intercettati al telefono con l’amante. Genchi ha materiale su un sesto degli italiani? Basta leggere. I tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche. Sono dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi in cui sono contenuti gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta.

Sorpresi? Bastava leggere. Gli intestatari delle utenze telefoniche siamo io, sei tu, siamo noi. Quanti di voi hanno un archivio segreto in casa, chiamato in codice “elenco telefonico”? E questa era la prima balla.

Poi la malconcia fuga di notizie, che forse ai Ros non è stato comunicato, ma è un reato, parla di alcuni dati anagrafici recepiti da Genchi relativi a persone calabresi, palermitane e di Mazara del Vallo. Qui più che una spiegazione mi permetto di dare un suggerimento. Una fuga di notizia fatta bene non deve dare troppi dettagli. Sennò ottiene l’effetto opposto. Sennò vuol dire che Genchi non ha acquisito dati di tutta Italia. Ma solo di alcuni soggetti di Palermo, di Mazara del Vallo e residenti nella regione Calabria. Tutti luoghi in cui Genchi è stato scelto come consulente dalla procure: Palermo per le stragi, Calabria per le indagini di Luigi De Magistris e Mazara per le indagini sulla sparizione della piccola Denise Pipitone.

Quindi questa fuga di notizie che doveva terrorizzare gli italiani in realtà ha certificato cosa abbiano realmente in mano i Ros dei Carabinieri: il nulla.

I sit-in per Gioacchino Genchi – 28 marzo 2009

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 11:07

Ascoli Piceno – ore 10,00  presso la Questura,  ore 11,30 passeggiata fino a Piazza del Popolo

Bari – dalle 10,30 alle 13,30 – presso Piazza Prefettura in Corso Vittorio Emanuele

Bologna dalle 10.00 alle 17.00 presso la Questura in P.zza Galilei

Catania – dalle 10,00 alle 15,00 – presso il Tribunale in P.zza G. Verga

Cosenza – dalle 9,30 – presso il Palazzo della Provincia, davanti il Teatro Rendano, partecipando al convegno della Polizia su “Sicurezza e Territorio – Analisi e Prospettive”, con ospite Luigi De Magistris

Enna – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura in Via San Giuseppe, 4 – Info-web: www.enzomonkeyinaltreparole.blogspot.com

Ferrara – dalle 10,30 alle 15,00 – presso la Questura in Corso Ercole I d’Este, 26

Lecce – dalle 10,00 alle 13,00 – presso la Questura in Via Otranto, 1

Matera – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura  in  Via Gattini, 12

Messina – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura  in  Via Garibaldi – Info e-mail: Valeria Bonanno

Milano – dalle 10,00 alle 15,00 – presso il Palazzo dell’Informazione in Piazza Cavour – Info e-mail: Angelo Garavaglia

Napoli – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura Centrale

Nuoro – dalle 10,00 alle 13,00 – presso la Questura in Viale Europa

Palermo – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura in Piazza Vittoria

Pesaro – dalle 10,00 alle 12,00 – presso la Questura in Via Giordano Bruno

Pescara – dalle 10,00  – presso la Questura

Prato – dalle 10,00 alle 15,00  – presso la Questura in Via Migliore di Cino, 10

Ravenna – dalle ore 10.00 presso la Questura in Via Berlinguer 10

Reggio Calabria – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura in Corso Garibaldi

Roma – dalle 10,00 alle 12,00 – presso la Questura in Via Genova, nel tratto tra Via di San Vitale e Via Piacenza

Taranto – dalle 12,00 alle 15,00 – presso la Questura in via Anfiteatro, 8 (Nota degli organizzatori: Purtroppo non siamo riusciti a fare la richiesta di autorizzazione nei tempi e quindi se saremo in numero elevato ci divideremmo in gruppetti di modo da evitare qualsiavoglia problema)

Terni – dalle 12,00 alle 15,00 – presso la Prefettura (ex Questura) in V.le della Stazione  angolo P.zza Tacito

Torino – dalle 10,00 alle 15,00 – presso la Questura in Via Grattoni angolo Corso Bolzano

Trapani – dalle 11,00 – presso la Questura alla Villa Margherita (Nota degli organizzatori: Non siamo riusciti a fare la richiesta di autorizzazione nei tempi e quindi  sarà un incontro spontaneo sia per sostenere Genchi che per conoscersi per creare un gruppo piu’ forte.)

25 marzo 2009

Dilettanti dell’informazione o professionisti della disinformazione?

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 23:40

genchi_wADNKronos è scatenata e viene subito ripresa da Il Tempo.

Titolo: INTERCETTAZIONI: CASO GENCHI, SABATO MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER SOLIDARIETA’ A EX CONSULENTE.
Ormai devono mantenere il punto delle intercettazioni. Saranno pagati anche per questo.

La chicca è all’interno, citando le bachece Facebook: “La manifestazione piu’ grande si terra’ a Milano sabato prossimo, 28 marzo, a cui dovrebbero partecipare, tra gli altri, Sonia Alfano e Salvatore Borsellino.”

La manifestazione più grande la giudicheremo dopo, gli appuntamenti sono davanti a tutte le questure d’Italia. Sonia Alfano e Salvatore Borsellino, con Benny Calasanzio, saranno invece a Roma, dove è stato concesso il permesso di manifestare dalle 10 alle 12. Tanto fermento in Sicilia dove sono previsti sit-in a Palermo, Catania e Messina. Ma molte altre città italiane si stanno organizzando

P2, P3, P4… Uno alla volta, nottetempo, casa per casa

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 17:44

di Carlo Vulpio

Occhi aperti. Quello su Genchi è solo un esperimento dei soliti noti

Lo avevamo detto. Anzi lo avevamo predetto.
Questa sospensione dalle funzioni di poliziotto del vicequestore Gioacchino Genchi – per aver risposto su Facebook a un cronista di Panorama che gli dava del bugiardo, e quindi per essersi difeso con la parola da un’accusa infamante – non sorprende, anche se rattrista.

L’ultimo in ordine di tempo era stato Luigi de Magistris. Il giorno dopo l’annuncio della sua candidatura come indipendente nell’IdV, sono arrivate in contemporanea: la notizia dell’apertura di un’inchiesta a suo carico da parte della procura di Roma per concorso in abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio, la “richiesta” del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, di dimissioni dalla magistratura (cosa che Mancino non ha mai osato chiedere, né fatto notare a nessun altro, da Violante in poi), la notizia della richiesta di archiviazione, avanzata dalla stessa procura di Roma, della querela che Luigi de Magistris e Clementina Forleo presentarono contro Letizia Vacca, membro laico del Csm in quota Pdci, che definì i due magistrati “due figure negative, due cattivi magistrati”, offendendoli e anticipando il giudizio prima ancora che se ne discutesse in Csm.

Oggi, tocca a Gioacchino Genchi. Vogliono fargliela pagare a tutti i costi perché è una persona onesta e ha dimostrato di avere carattere, non lasciandosi intimidire.
Lo avevamo detto. Anzi, predetto, che piano piano, uno alla volta, sarebbero venuti a cercarci, casa per casa, magari nottetempo, per portarci via “in nome della legge”, o per farci sentire il loro fetido fiato sul collo.

Stanno mettendo mano a ogni arma a disposizione. La stampa amica, i giudici disponibili, le forze dell’ordine condiscendenti, i killer politici a orologeria. Per ora, si fermano a questo. In attesa di capire come si metteranno le cose, e in quale direzione spirerà il vento. Per esempio, il vento delle elezioni prossime venture.

Non meravigliamoci se faranno altro ancora, e se ne faranno di ancor più sporche.
Non sottovalutiamo. Ma non intimidiamoci. Teniamo gli occhi aperti e diciamo fin da ora a tutti – dagli osservatori inviati dall’OSCE in Italia per controllare la regolarità delle elezioni, ai vertici dei corpi armati dello Stato, dalla magistratura fino al Parlamento e ai cittadini – che non osino metterci le mani addosso. Nemmeno metaforicamente. Perché sappiamo chi sono e si saprebbe subito chi è stato.

Genchi, purtroppo, è un altro caso da “esperimento”. Ancora una volta, si vuol vedere “l’effetto che fa” e misurare il polso all’intero Paese, colpendo con una ingiusta persecuzione una persona che ha fatto solo il proprio dovere, dal giorno in cui scoprì da dove partirono i segnali per uccidere Falcone e Borsellino con le rispettive scorte fino a oggi, quando con le inchieste nate in Calabria e allargatesi in tutta Italia ha “rivisto” quelle stesse facce del piduismo elevato a potenza che stavano insanguinando l’Italia e continuano a spolparla dal di dentro.

Non sanno cos’altro inventarsi. Sono in grave difficoltà. Per questo adesso sono più deboli, e quindi più pericolosi.

Ma non ce la faranno. Questo forse è il loro ultimo giro.

Sospendere dal servizio un poliziotto onesto, o indagare un magistrato integerrimo, o fare qualsiasi altra cosa che assomigli a queste a qualcun altro, non gli servirà a nulla. La gente ha capito chi ha ragione e chi ha torto. game over.

Zittito Genchi, ricominciano a dare i numeri

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 16:53

Come fuochi d’artificio, vengono sparati i “numeri” dei tabulati che i ROS avrebbero individuato negli archivi di Gioacchino Genchi a seguito del sequestro compiuto il 13 marzo scorso.

Il presunto scoop sarebbe da attribuire all’ADNKronos che nel sito pubblico titola: “Intercettazioni: caso Genchi, tutti i numeri dell’archivio” e poi nel breve articolo si limita ad espressioni come “impressionante mole di dati” e “banca dati con numeri impressionanti“.

Altri organi di stampa invece fanno a gara ad “informare”; l’onore della prima citazione va, ovviamente, a ilVelino.it che parla di 13 milioni di utenze telefoniche; a seguire Voceditalia.it che entra nel dettaglio con “dati relativi a un milione e 160 mila persone ricavati dalle anagrafi di Palermo, Mazzara del Vallo e di alcuni comuni Calabresi“; da segnalare anche L’Unione Sarda, Corriere della Sera, Il Messaggero e ANSA.

E’ interessante, invece, Antonio Rispoli su JulieNews il quale chiede: “dato che si tratta di dati che arrivano dal sequestro delle carte fatte allo stesso Genchi il 13 marzo scorso, carte che in questo momento sono nelle mani della Procura di Roma, chi ha comunicato all’ADNKronos questi dati? E per di più non spiegati o spiegati male, in modo da far sembrare che si tratti di cose anomale?

Manganelli canterini

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 15:19

di Marco Travaglio, da l’Unità, 25 marzo 2009

Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio. Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista.

«Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia». Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli.

Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria. Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia».

Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male.
Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere.

24 marzo 2009

Si sono accorti che in tanti stanno con Genchi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 15:05

Il titolo è lapidario e, coerentemente, fuorviante:

Intercettazioni: sospensione Genchi da Polizia, pioggia di solidarieta’ su Facebook

Ancora chiamano in ballo le intercettazioni, per non smentirsi fino in fondo, ma se si arriva a leggere tutto il titolo si giunge alla notizia: sono in tanti che stanno con Genchi. Questo blog, ma è solo un esempio, sta raccogliendo centinaia di testimonianze.

E una pioggia di messaggi scorrono sulla bacheca di Facebook di Gioacchino Genchi: diamo atto alla redazione di Libero che lo segnala.

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