Io sto con Gioacchino Genchi

16 marzo 2009

Travaglio parla di Genchi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 20:04

Strane cose a Palermo

Trascrizione della parte relativa alle perquisizioni subite da Gioacchino Genchi del  “Passaparola” di Marco Travaglio del 16-03-2009
Una “curiosa” perquisizione

L’altra cosa stravagante che accade a Palermo – diciamo stravagante per non dire di peggio perché qua, come dice giustamente l’interessato, c’è da ridere per non piangere – è la perquisizione del Ros nella casa e negli uffici di Gioacchino Genchi.
Gioacchino Genchi è un dirigente della Polizia di Stato che da anni era in aspettativa sindacale per poter svolgere a tempo pieno, con la sua società, consulenze informatiche, telematiche e telefoniche per decine e decine di procure. Anche qui, chi segue il blog è abituato a conoscerlo, è inutile presentarlo di nuovo.
L’hanno perquisito per un intero pomeriggio e una parte della notte, con tre accuse piuttosto curiose, lo dicevo proprio per evitare termini offensivi nei confronti di chi le muove. Limitiamoci a dire che sono curiose.
Ho qua i due decreti di perquisizione, vorrei esaminarli con voi non per fare l’indagine in presa diretta, l’indagine la fa la magistratura ed è giusto così, ma perché vi rendiate conto della sproporzione che c’è tra lo scatenamento contro Genchi e le cose che gli vengono contestate.
Badate, la sproporzione che c’è anche nel caso in cui le cose che gli vengono contestate fossero vere. Poi non sono vere, come vedremo, ma anche se fossero vere vi rendereste conto che stiamo parlando di fesserie in base alle quali, però, questo signore è stato trasformato in un mostro e rischia di non lavorare più, perché è ovvio che se tutti i giornali continuano a scrivere che è un mostro sarà difficile che qualche magistrato si azzardi ancora a dargli delle consulenze. Gli ultimi che gliele hanno date, cioè De Magistris e la procura di Salerno, si sono ritrovati paracadutati e catapultati fuori dai loro uffici e sputtanati sulla pubblica piazza.
La prima contestazione che c’è nel decreto di perquisizione la trovate sul nostro blog, voglioscendere.it: sono due i decreti di perquisizione perché due sono i procedimenti a carico di Genchi alla procura di Roma… che non si vede bene che cosa c’entri, tra l’altro, visto che Genchi abita e lavora a Palermo ed è accusato di avere fatto delle cose nella sua qualità di consulente della procura di Marsala, che è in provincia di Trapani e della procura di Catanzaro, che è in provincia di Catanzaro, non di Roma. Forse perché Genchi ogni tanto va a Roma a visitare qualche museo, chi lo sa?
Scrive la procura: “Rilevato che, come emerge dall’informativa dell’Agenzia delle Entrate e in particolare dall’esame del tabulato afferente circa 2600 interrogazioni all’anagrafe tributaria effettuate da Genchi Gioacchino, utilizzando l’abilitazione – cioè la password – del comune di Mazara del Vallo, l’indagato avrebbe fatto accesso a tale sistema informatico acquisendo, elaborando e trattando dati ben oltre i termini e le finalità per i quali aveva conseguito l’abilitazione. Attese le, a volte anche reiterate, interrogazioni riguardanti soggetti residenti in località diverse e non prossime a Mazara Del Vallo quali ad esempio Milano (13 soggetti), Parma (16 soggetti), Roma (14 soggetti), ritenuti quindi sussistenti gravi indizi di reati di cui sopra per avere l’indagato, pur avendo titolo per accedere al sistema, agito per finalità diverse da quelle consentite”.
Qui siamo a Marsala, ci sono indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone, la bambina di Mazara Del Vallo che da anni manca all’appello della povera madre. Genchi era il consulente della procura quando c’era il vecchio procuratore, che è cambiato poi per scadenza nell’ultimo anno.
Cosa fa Genchi, naturalmente? Si tracciano i tabulati di tutti i parenti, amici, persone che hanno avuto a che fare con la famiglia perché si brancola nel buio. Non c’è neanche un indiziato, è il classico delitto contro ignoti, e si comincia a prendere i tabulati per vedere se ci sono rapporti sospetti, movimenti sospetti in modo da cercare di trovare questa bambina.
E’ ovvio che una ciliegia tira l’altra e nei tabulati, ogni volta che si trova qualcosa da verificare in un telefono e nei rapporti tra un telefono e altri telefoni, si prendono i tabulati di questi altri telefoni, poi i tabulati di quelli che sono in comunicazione con quei telefoni. Insomma, si fanno queste indagini a raggiera di cui Genchi ha spiegato molte volte, anche ieri sera a La7.
Che senso ha contestargli di avere interpellato l’anagrafe tributaria per identificare delle persone che non abitano a Mazara Del Vallo? Voi pensate davvero che per fare un’indagine su un fatto avvenuto a Mazara Del Vallo si debbano controllare soltanto persone residenti a Mazara Del Vallo e sia strano controllarne 13 a Milano, 16 a Parma e 14 a Roma? Qui sembra di essere in un cartone animato, anche di scarso spirito.

Un reato inesistente

Il problema è un altro, è quello della password: quando indaga sul caso di Denise Pipitone, Genchi scopre che c’è un sistema molto facile per risalire da un nome al suo stato di famiglia, al suo indirizzo, al suo codice fiscale, cioè a quei dati caratteristici che ti danno la certezza che stai veramente inseguendo quella persona e non un omonimo e per capire cosa fa quella persona.
Il sistema è quello di accedere all’archivio dell’Agenzia delle Entrate dell’anagrafe tributaria e prendere l’indirizzo, lo stato di famiglia e il codice fiscale. Da quel momento, non solo si fa abilitare a entrare nella banca dati dalla procura di Marsala per cui sta indagando su Denise, ma anche da tutte le altre procure per le quali lavora perché è, appunto, uno strumento di lavoro avere la banca dati dell’Anagrafe Tributaria.
Così, mentre lavora a quell’indagine lavora anche a molte altre, mentre ha acceso il computer ed è entrato nell’Anagrafe Tributaria deve controllare le posizioni di 100 persone, una che fa parte di un’indagine che sta seguendo a Milano, una a Parma, una in Calabria, una Catanzaro, una in Puglia, una in Sardegna e quella di Mazara Del Vallo e le fa tutte con la stessa password, mi sembra ovvio.
E’ semplicemente assurdo che uno per accedere a una banca dati cambi password ogni volta che deve accedere per fare un controllo: intanto perde tempo, poi che senso ha? L’importante è essere autorizzati dall’autorità giudiziaria ad accedere a quella banca dati per fini di giustizia.
Certo, se avesse controllato delle persone che interessavano a lui senza autorizzazione sarebbe scorretto, ma lui controllava persone che gli servivano nelle sue indagini per una serie di procure d’Italia e usava una sola password perché quella aveva per entrare, in quel momento. Ma era autorizzato da tutte le procure che gli avevano dato la consulenza a utilizzare la banca dati dell’Anagrafe Tributaria.
Questo gli viene contestato come reato di accesso abusivo a sistema informatico: per farlo bisognerebbe che ci fosse un dolo, che lui avesse la volontà di violare la legge o fare del male a qualcuno. Immaginatevi a chi fa male uno che per controllare un codice fiscale usa una password anziché un’altra, tutto autorizzato, tra l’altro: usa la password che gli hanno dato per l’indagine di Marsala per controllare uno che gli interessa per l’indagine di Catanzaro o di Milano. Che reato è? Che senso ha una cosa di questo genere? Ma per questo l’hanno perquisito.
Tra l’altro la procura di Roma dice di averlo perquisito facendo portar via al ROS soltanto le carte relative a “Why Not”; in realtà Genchi sostiene che gli hanno portato via tutto: i file relativi a consulenze che stava facendo per molte altre procure, per casi di omicidio, per strage, suoi documenti difensivi. Questa è naturalmente la versione di Genchi, vedremo chi ha ragione.
La cosa simpatica è che, a Palermo, il ROS era famoso per le sue non perquisizioni visto che era riuscito a non perquisire il covo di Riina nel 1993, a non perquisire quello di Provenzano nel 1996, tant’è che c’è il processo all’ex capo del Ros, il generale Mori per questa ragione. Stavolta il ROS è riuscito a perquisire casa Genchi, forse è stato l’entusiasmo per essere entrati finalmente a fare una perquisizione che gli ha portati a esagerare un po’ sulle cose da portar via.
Resta da capire come abbia saputo, la procura di Roma, che Genchi aveva interpellato l’Anagrafe Tributaria per posizioni diverse da quelle dell’inchiesta su Denise Pipitone, perché come fanno all’Agenzia delle Entrate a sapere chi sono le persone controllate per l’inchiesta su Denise e quelle per un’altra indagine?
Gli unici che potevano saperlo erano quelli della procura di Marsala, tant’è che all’inizio l’Ansa aveva scritto che era stata proprio la procura di Marsala a denunciare Genchi a Roma. Il nuovo procuratore di Marsala è il famoso Alberto Di Pisa, un noto nemico di Giovanni Falcone contro il quale disse delle cose molto pesanti davanti al CSM. Era quello che era stato accusato addirittura di avere scritto le lettere anonime del Corvo di Palermo, poi invece era stato assolto in appello.
Invece Di Pisa ha smentito, ha detto che non ha fatto nessuna segnalazione quindi ne dobbiamo prendere atto, anzi io l’avevo scritto nel mio blog e raccolgo volentieri la sua rettifica.
Resta da spiegare, questi dell’Agenzia delle Entrate come hanno fatto a sapere che tizio che stava a Parma non era seguito per l’inchiesta su Denise ma per le inchieste di Catanzaro o chissà dove. Boh, mistero.
In ogni caso resta da capire dove diavolo sia il reato, visto che tutti quegli accessi erano autorizzati dalla magistratura.

I presunti abusi d’ufficio

Ma andiamo a vedere gli altri due capi d’accusa. Gli altri due capi d’accusa sono abusi d’ufficio, cioè Genchi, che quando diventa consulente di una procura assume le vesti di pubblico ufficiale – intanto è pubblico ufficiale perché è un poliziotto, poi lo è perché è un consulente – quindi ha l’obbligo di verità. Ha l’obbligo di dire la verità e di depositare tutto ciò che trova, non soltanto le prove favorevoli all’accusa. In quella veste avrebbe abusato del suo ufficio, lavorando nell’inchiesta Why Not insieme a De Magistris, per acquisire illegalmente tabulati di telefoni che appartengono o appartenevano a parlamentari e a esponenti dei Servizi Segreti.
Infatti qua si dice: “Delitto di cui all’articolo 323 c.p. Perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – pensate che roba – nella sua qualità di pubblico ufficiale quale consulente tecnico del PM di Catanzaro Luigi De Magistris, operando in violazione delle disposizioni di cui […] – e qui si riferisce alla legge Boato, quella che stabilisce che per usare un’intercettazione di un delinquente che parla con un parlamentare ma anche per acquisire il tabulato del telefono di un parlamentare, ci vuole prima – la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza per l’acquisizione di tabulati di comunicazione di membri del Parlamento”.
Ecco, lui in barba a questa norma, scrivono i giudici di Roma Rossi e Toro, “acquisiva, elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici di utenze in uso a numerosi parlamentari, intenzionalmente arrecando agli stessi un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni telefoniche, in assenza di vaglio e autorizzazione preventivi delle Camere di Appartenenza e perciò in violazione delle garanzie riservate ai membri del Parlamento all’articolo 68 della Costituzione.”
Praticamente avrebbe violato l’immunità parlamentare acquisendo tabulati su telefoni dei parlamentari che, questa è l’ipotesi che fanno i magistrati di Roma, lui già sapeva essere in uso a parlamentari, altrimenti come faceva ad aver commesso intenzionalmente un fatto senza volerlo?
Poi, stessa cosa, altro abuso d’ufficio perché sempre “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso […] acquisiva i tabulati telefonici relativi a utenze in uso ad appartenenti ai servizi di sicurezza, senza il rispetto delle relative procedure con danno per la sicurezza dello Stato”.
Qui avrebbe addirittura minacciato il Segreto di Stato acquisendo i tabulati di telefoni usati da uomini e da dirigenti dei Servizi Segreti e addirittura dall’allora capo del Sismi, il generale Nicolò Pollari, quello che è stato rinviato a giudizio per avere partecipato o favoreggiato il sequestro di persona di Abu Omar, fatto per cui è sotto processo a Milano, molto ben protetto dai politici di destra e di sinistra.
Ecco, queste sono le due accuse di abuso. Naturalmente presuppongono che Genchi sia lo Spirito Santo, quindi quando chiede alla Tim, alla Wind o alla Vodafone il tabulato di un telefonino, già sappia di chi è quel telefonino. Cioè, tu hai un numero e dal numero capisci, perché sei lo Spirito Santo, che quel numero corrisponde a quella persona.
Di solito, i comuni mortali, per sapere di chi è un numero chiedono il tabulato e poi fanno delle analisi: vedono intanto se è intestato a qualcuno; di solito è intestato a società o a enti. I parlamentari raramente usano telefoni intestati a se, perché raramente pagano le proprie bollette, quindi di solito li hanno intestati o a qualche ente o a qualche ministero o a qualche ufficio pubblico.

Il telefonino di Mastella

Qui si sta parlando del telefonino famoso di Mastella, anche se non l’hanno voluto scrivere. Forse non l’hanno voluto scrivere, se no avrebbero dovuto ammettere, la procura di Roma, non solo di essere incompetenti a giudicare su questo caso ma anche che questa indagine è il duplicato esatto di quella che ha appena concluso la procura di Salerno.
La procura di Salerno si è occupata dell’acquisizione dei tabulati del telefonino in uso a Mastella e ha stabilito che De Magistris non sapeva niente prima di chiedere il tabulato, soltanto dopo era emerso che quel telefono era in uso a Mastella perché in realtà il telefono era intestato alla Camera dei Deputati e poi al DAP, al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria. Mai alla persona di Mastella. E Comunque era emerso anche che Mastella, i telefoni che aveva in uso lui li passa al figlio, per esempio, che non essendo parlamentare naturalmente non era coperto da nessuna immunità parlamentare.
La procura di Salerno, questo è il problema, ha stabilito che De Magistris quel reato non l’ha commesso e ha chiesto l’archiviazione a Salerno per quel reato che non è stato commesso a Catanzaro. Ora la procura di Roma indaga Genchi per avere fatto, insieme a De Magistris, una cosa che la procura competente ha stabilito che non è stata fatta, allora di Mastella qua non si parla.
La cosa interessante è questa: come nasce la faccenda del telefono di Mastella. E’ molto semplice: ai primi di aprile del 2007, due anni fa, De Magistris nell’indagine Why Not deve verificare con chi sta scambiando degli SMS Saladino, il capo della Compagnia delle Opere della Calabria e principale indagato. Il telefono di Saladino ce l’hanno già, hanno i tabulati, gli sms. Devono capire chi sta dall’altra parte che risponde, quindi chiedono il tabulato di un telefonino col prefisso 335.
Naturalmente, il 20 aprile del 2007 cosa succede? Che la Wind comunica il tabulato di quel secondo telefonino, che comunica con Saladino, e anche che quel tabulato è un’utenza del DAP, quindi può essere di una guardia carceraria, di chiunque. Di Mastella nessuno sa niente.
Dall’elaborazione di quel tabulato, vedendo con chi parla e dove si trova, si progredisce ma non si riesce ancora a scoprire che quel tabulato intestato al DAP è di Mastella. Nel mese di maggio 2007 arrivano anche le informazioni dalla TIM, perché quel telefonino prima di essere volturato alla Wind era su TIM ed era intestato alla Camera dei Deputati all’epoca in cui, lo sappiamo adesso, Mastella era parlamentare e non ancora ministro. Quindi mai nominativamente quell’utenza è stata intestata a Clemente Mastella, quindi era assolutamente impossibile attribuirla non soltanto a Mastella ma a un parlamentare. Questo l’ha già scoperto la procura di Salerno, ha già chiesto l’archiviazione per De Magistris liberandolo da ogni sospetto e dimostrando che il ROS, che sosteneva il contrario cioè che fin dall’inizio si sapeva che quel telefono era di Mastella, aveva preso una cantonata clamorosa.
La procura di Roma cosa fa? La stessa indagine contro Genchi, manda lo stesso ROS che ha preso la cantonata epocale a perquisire Genchi.
Ora, se fosse vero che Genchi ha preso il telefono di un parlamentare sapendo che era di un parlamentare, almeno sarebbe reato, ma abbiamo visto che quando ha preso quel tabulato non sapeva che quel telefono era di un parlamentare dunque il reato, se è vero quello che ha scoperto Salerno, non c’è.

Indagato per non aver commesso il fatto

Invece, ancora più bella è la vicenda che riguarda i tabulati di appartenenti ai servizi segreti, perché nemmeno se Genchi avesse saputo che quei telefoni erano di appartenenti ai servizi segreti avrebbe commesso un reato acquisendo il tabulato, in quanto l’immunità parlamentare non copre i membri dei servizi segreti! Copre i parlamentari, a saperlo prima, ma non copre i membri dei servizi segreti, quindi sia che tu lo sappia sia che tu non lo sappia non cambia nulla, perché la legge italiana non proibisce di acquisire tabulati di membri dei servizi segreti!
Dico di più: la legge italiana non impedisce nemmeno di intercettarlo, un membro dei servizi segreti, tant’è che nella relazione del Copasir presieduto da Rutelli, in evidente conflitto di interessi visto che Rutelli era in rapporti con Saladino e in qualche modo Genchi si stava occupando di lui e ora è Rutelli che si occupa di Genchi, c’è scritto che c’è una specie di vuoto di legge e che quindi bisogna cambiare la legge per tutelare meglio gli appartenenti ai servizi segreti che oggi possono essere tranquillamente intercettati, nonché può essere acquisito il tabulato dei loro telefonini.
D’altra parte, ce lo siamo già detto, è vietato dalla legge per un membro dei servizi segreti parlare di segreti di Stato al telefono, quindi se poi viene intercettato, il reato di violazione del segreto di Stato non l’ha commesso il magistrato che l’ha intercettato ma lo spione che non doveva parlare al telefono di un segreto di Stato!
Anche se Genchi avesse saputo, e non lo sapeva, che certi telefonini erano in uso a esponenti dei servizi segreti non era vietato dalla legge acquisire quei tabulati, quindi non si capisce dove sia l’abuso d’ufficio nell’acquisire dei tabulati di persone che sono come me e voi, non hanno nessuna immunità e possono essere controllati, nei loro tabulati e nelle loro telefonate, senza alcun limite.
Poi è chiaro che, a posteriori, quando si scopre che c’è stato un argomento che riguarda il segreto di Stato lo spione può dire “qui c’è segreto di Stato”, ma non è che preventivamente tutto quello che fa uno spione è coperto da segreto di Stato, o almeno la legge così non prevede.
Come abbiamo visto, Genchi è stato perquisito ed è indagato per non aver commesso il fatto.

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