Io sto con Gioacchino Genchi

26 marzo 2009

Caso Genchi: tutta la verità in un menù

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 17:33

di Benny Calasanzio

Dopo aver svelato che i tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche che Genchi avrebbe conservato erano in realtà dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi, in cui sono contenuti semplicemente gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta, urge analizzare i fatti, tralasciando le indiscrezioni.

Se analizziamo i fatti l’unica cosa certa in questi numeri folli è che la diffusione dei dati relativi ad indagini in corso è notizia di reato. Di più. Questa è l’unica notizia di reato di tutta la vicenda Genchi, e guarda caso non è a suo carico. Se poi ne analizziamo i contenuti non è difficile stabilire chi l’ha commessa e chi, forse, l’ha pure istigata. Una fuga di notizie ad arte che interviene, sempre guarda caso, assieme alla sospensione di Gioacchino Genchi dalle sue funzioni in polizia, proprio quando sono state preannunciate le manifestazioni in suo sostegno (ed in sostegno della Polizia) davanti alle questure di tutta Italia.

Tutto questo circolare di numeri e numeretti, ormai è acclarato, serve ed è servito per allarmare gli italiani, in particolare i meno informati, i più suscettibili alle menzogne dei vari telegiornali e di taluna carta stampata, che considera la tutela della privacy una mera enunciazione di principio. Se ci pensate è incredibile. L’unica notizia di raato nell’inchiesta romana passa inosservata agli occhi della procura di Roma. Che sbadataggine, perbacco!

Il difensore di Gioacchino Genchi, l’avvocato Fabio Repici, aveva subito chiesto alla procura quali fossero le iscrizioni del suo assistito nel registro delle notizie di reato. Niente da fare. Erano secretate per il dottor Genchi, ma erano state prima anticipate, poi diffuse e successivamente confermate alla stampa. Ma proseguiamo nel nostro viaggio dell’assurdo dopo esserci gustati l’aperitivo.

Al dottor Genchi vengono contestate le interrogazioni all’anagrafe tributaria senza che venga indicato un solo nome “abusivo”, un solo codice fiscale o una sola denuncia dei redditi di un italiano o un qualunque altro dato che avrebbe interrogato in maniera immotivata e, quindi, fuori dai suoi mandati da consulente dell’autorità giudiziaria, compresa la stessa Prcoura della Repubblica di Roma che, in tutti gli incarichi conferitigli, fino a qualche settimana fa, lo ha sempre autorizzato all’accesso ed all’interrogazione dell’anagrafe tributaria, al solo fine di verificare la corrispondenza dei codici fiscali dei reali intestatari delle utenze telefoniche. Il dottor Genchi, infatti, non svolge, non ha mai svolto ed ha chiaramente affermato di non avere mai svolto indagini finanziare e fiscali e di non saperne svolgere. Il dottor Genchi non è un tuttologo e l’unica cosa che sa fare (bene) è solo il suo lavoro, che tutti conoscono, che in moltissimi apprezzano e che in pochi, pure in malafede, temono.Da qui in poi la vicenda assume le vere e proprie connotazioni dell’assurdo.

In presenza di una fantomatica “notitia criminis” (inesistente) per accertare i presunti abusi di Genchi, segnalati dall’Agenzia delle Entrate, la Procura di Roma sequestra tutti i dati di Genchi. Non sarebbe stato più semplice contestare a Genchi le risultanze dell’Agenzia delle Entrate?

Io purtroppo cerco di fare il giornalista, non posso dispensare consigli legali! Di solito, in una indagine giudiziaria, un sequestro viene ordinato ed eseguito per accertare le prove di un reato, non per cercare a tutti i costi una notizia di reato, utile comuqnue a continuare a distruggere la reputazione e la dignità di un uomo che ha avuto il solo torto di servire solo e soltanto lo Stato e di fare fin trppo bene il suo lavoro. Senza aggiungere che il sequestro, ma lo aggiungiamo che tanto è gratis, è avvenuto in un luogo in cui la procura di Roma non ha alcuna, dicasi e leggasi alcuna, competenza territoriale.

Passiamo ai secondi piatti. Gli ambienti della procura romana hanno diffuso la notizia che fossero stati sequestrati a Genchi solo gli atti e i dati legati all’indagine calabrese “Why not”. Balla numero 132. I carabinieri dei Ros, gli stessi che non perquisirono il covo di Riina dopo il suo arresto e che non arrestarono Provenzano quando gli erano a pochi metri nel 1995, su specifico decreto dei magistrati di Roma hanno sequestrato tutti i dati delle indagini giudiziarie partecipate da Gioacchino Genchi, da quelle relative al fallito attentato dell’Addaura ai danni di Giovanni Falcone del 1989, fino ai più recenti incarichi per gravi omicidi di mafia e fatti che, badate bene, coinvolgevano gli stessi magistrati della procura di Roma. Che c’entra con “Why not”? Forse erano proprio questi dati quelli che interessavano i magistrati di Roma ed i Carabinieri del ROS?

Parliamo ora per qualche minuto di numeri; consideratelo come sorbetto. Nella fuga di notizie, che sa tanto di istitutzionale, si parla dei dati di traffico, si sparano numeri a casaccio senza considerare quanti siano gli elementi di una transazione telefonica, senza spiegare cos’è il traffico delle celle, senza speficare che non riguarda per nulla atttività invasive sui soggetti controllati, perchè tutto si riduce ad evidenziare solo una, due chiamate di tutto il traffico telefonico acquisito. Le chiamate di interesse, quelle valorizzate da Genchi nelle sue relazioni, infatti, finiscono sempre per riguardare mafiosi, criminali comuni ed uomini delle istituzioni collusi con la mafia, come è stato per le “Talpe” alla DDA di Palermo, in cui il lavoro di Genchi è stato fondamentele ad identificare (ed è stato lui il primo a farlo) un marescialo del ROS (il maresciallo Riolo) ed un altro maresciallo die Carabinieri (il maresciallo Borzacchelli, frattanto divenuto deputato regionali), quali autori della fuga di notizie sulle microspie a casa del boss Giuseppe Guttadauro.

Sempre in tema di numeri provate soltanto ad immaginare quante transizioni intervengono nella cella di una città, o ancor di più nella cella vicina una stazione ferroviaria, ad uno stadio o ad un aeroporto; sms, chiamate, accensione e spegnimento del cellulare. Non lo spiegano. Danno i numeri, li sbattono in faccia a chi nulla sa di queste specifiche tecniche d’ndagine e li fanno impallidire.

Parliamoci chiaro, tra persone per bene e che hanno un cervello. L’unico errore, grave ed imperdonabile del dottor Genchi è stato quello di imbattersi in indagati eccellenti che si riteneveno e si ritengono immuni dalla legge penale. Questa è l’unica ragione di questa telenovelas di serie B a puntate nelle quale non si parla di ciò che di reale c’è in quei dati, dei nomi effettivi dei magistrati, dei politici, degli imprenditori, degli appartenenti ai servizi segreti e dei giornalisti di cui Genchi si stava realmente occupando e che oggi cercano di scriverne l’epitaffio.

La reazione di Genchi, la sua determinazione e il suo coraggio sono una garanzia per gli italiani onesti che a migliaia, oramai quasi milioni, inondano i suoi spazi sul web, dal blog a Facebook, lasciando messaggi di vicinanza e solidarietà, tutt’altro che preoccupati di essere stati da lui intercettati. Gli scrivono i giovani Beppe Grillo, gli scrivono le casalinghe e gli insegnanti. Lo applaudono i giovani di Rifondazione Comunista come molti, moltissimi giovani di Destra, ormai orfani del loro ultimo surrogato di partito (Alleanza Nazionale) svenduto a Berlusconi nel nome dell’inciucio del partito unico, a cui solo non partecipano (ancora) ufficialmente i “diversamenti concordi” (come li definisce Travaglio) del Partito Democratico. Questo spiega tutto e spiega l’irritazione e la reazione di Rutelli, amico di Saladino, i cui tabulati e le cui intercettazioni sono pure finite nell’indagine “WhY Not”.

Sono in molti magistrati in questo momento che ricordano alla Procura di Roma (o meglio ai magistrati della Procura di Roma che indagano su Genchi) che Genchi nel suo lavoro ha sempre manifestato il massimo della correttezza e del rispetto per la riservetezza e per le garanzie di libertà e di difesa degli indagati dei quali si è occupato, persino dei peggiori killer.Volevano creare un mostro e hanno creato un eroe.

E ora che le cose sono chiare, la telenovelas può continuare; noi nel frattempo siamo arrivati al dolce. Per il limoncello rimandiamo alla prossima puntata, aspettando le prossime fughe di notizie ad orologeria.

Intanto Genchi mantiene il silenzio che si è imposto dopo la sospensione dal servizio in Polizia e dal suo status di facebook tiene solo a precisare: “Anche se sospeso dal servizio in Polizia io sto con lo Stato e difenderò il mio Capo della Polizia che mi ha sospeso fino in fondo. I nemici della Verità e della Giustizia e quelli che vi remano contro non sono nella Polizia di Stato!“. Indipendentemente dal numero delle utenze e dei record dei tabulati telefonici, il valore assoluto della dignità di un uomo come Genchi è dato dai fatti, dalla sua storia, dal suo passato e ci auguriamo tutti dal suo futuro. Gli italiani onesti lo sperano, gli altri un pò meno.

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