Io sto con Gioacchino Genchi

29 giugno 2009

La giustizia dei capi di Gabinetto

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 20:18

di Monica Centofante

Qualche tempo fa, quando il gip Maria Teresa Belmonte aveva archiviato alcune indagini sull’allora pubblico ministero Luigi de Magistris, si era gridato allo scandalo.

Perché per ragioni di opportunità quel giudice, che era nientepopodimenoche la moglie del fratello di Michele Santoro (colpevole di essersi occupato di de Magistris nel corso di alcune puntate di Annozero), avrebbe dovuto astenersi dall’incarico poiché per qualche imprecisato motivo non avrebbe potuto prendere una decisione serena e imparziale.
Giovedì e venerdì scorsi la Corte di Cassazione si è espressa su due ricorsi presentati dalla Procura di Roma contro la decisione del Tribunale del Riesame che l’8 aprile aveva ordinato di restituire l’archivio sottratto dalla stessa procura a Gioacchino Genchi, già consulente di de Magistris. Con accuse anche fantasiose, come quella di violazione del segreto di Stato nell’acquisizione dei dati di traffico di utenze in uso a 007: reato che nel codice non esiste, quindi inventato.
Nel primo giorno di udienza la quinta sezione della Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità in radice del ricorso, il che avrebbe dovuto avere, come naturale conseguenza, quella di vedere confermato il dissequestro anche nel corso dell’udienza di venerdì.
Ma le cose sono andate diversamente.
Perché il procuratore generale si è sorprendentemente dichiarato in disaccordo con l’orientamento assunto dal suo stesso ufficio il giorno precedente e ha chiesto alla Corte di dare ragione ai pubblici ministeri di Roma Achille Toro e Nello Rossi. Che sono quelli che avevano eseguito il sequestro, ma sono anche quelli che appaiono in atti di indagini per le quali il dottor Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità Giudiziaria. In parole povere: anche loro parte di quell’archivio.
Nello specifico, ci aveva spiegato l’avvocato Fabio Repici, legale del consulente, vi sarebbero tra l’altro conversazioni del dottor Toro che nel “maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della Giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi”.
In quello stesso periodo – mentre era in corso l’indagine Why Not – Toro diventava capo di Gabinetto del Ministro Bianchi nel governo Prodi, mentre il ministro Ferrero, nello stesso governo, sceglieva per quell’incarico il dott. Franco Ippolito. Che, guarda il destino, ritroviamo venerdì come relatore all’udienza che si è tenuta davanti alla sesta sezione penale della Cassazione. La quale era chiamata a decidere proprio sulla parte del ricorso che riguardava i tabulati di utenze telefoniche riferite, tra gli altri, a Clemente Mastella e Romano Prodi perché entrambi indagati in Why Not (il primo ora archiviato).
Alla fine la Suprema Corte decide di confermare il dissequestro di copia dell’archivio riguardante i tabulati che si riferiscono a utenze dei servizi segreti. Ma dà ragione alla Procura capitolina nella parte del ricorso con il quale si chiedeva il ripristino del sequestro di copia dell’archivio con riferimento ai tabulati delle utenze telefoniche di parlamentari: e quindi proprio a Romano Prodi, Clemente Mastella e altri, per i quali annulla senza rinvio, chiudendo definitivamente la questione.
Nella sicura soddisfazione di indagati ed ex indagati nonché di Achille Toro e Nello Rossi. Quest’ultimo, tra l’altro, fino a due anni fa impiegato proprio alla sesta sezione penale della Corte di Cassazione, quindi un ex-collega.
Lo scenario lascia spazio a qualche dubbio o perplessità, ma nessuno, questa volta, ha pensato di gridare allo scandalo. Così come non era accaduto neppure quando la Procura di Roma, nonostante la decisione del Tribunale del Riesame, si era arbitrariamente e illegalmente rifiutata di restituire l’archivio al suo legittimo proprietario.
In quell’occasione l’avv. Repici si era chiesto: “Cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia?”.
La risposta, forse, è arrivata oggi.

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28 giugno 2009

Il Palazzaccio tra Genchi e S. Pietro

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 07:55

di Emilio Grimaldi

Genchi-S. Pietro. Un dialogo fantastico. Ma come ogni vera fantasia ha molto di reale.

S. PIETRO: Vediamo un po’: Accesso abusivo al sistema informatico; Violazione della privacy; Abuso d’ufficio e Violazione della legge Boato. Sei messo male anche per la giustizia terrestre.
GENCHI: La giustizia terrestre, caro S. Pietro, non credo che possa reggere il confronto con quella divina. Perché quella è fatta da uomini che spesso confondono i propri interessi con quelli del bene comune…
S. PIETRO: Vero. Ma non lo devi mica insegnare tu a me! Allora, come ti giustifichi da queste accuse?
GENCHI: Come sai la giustizia terrestre è fatta di procure, di tribunali, di Cassazione. Si da il caso che una procura mi ha sequestrato i miei lavori che fino a quel momento, cioè finché avevo contribuito alla giustizia facendo mettere dentro persone, e anche scagionando, colpevoli di reato, andavo bene. Anzi benissimo. Nel momento in cui nelle trame del malaffare ci sono entrati i politici e i servizi segreti sono iniziati i problemi.
S. PIETRO: Che tipo di problemi?
GENCHI: Che avrei violato la loro privacy, cioè tutte le accuse che prima citavi tu.
S. PIETRO: E come è andata a finire?
GENCHI: La Procura ha disposto il sequestro delle mie carte, il cosiddetto “Archivio Genchi”. Il Tribunale del Riesame ha disposto il dissequestro. La Procura ha fatto ricorso. La Cassazione, la quinta sezione, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il dissequestro del Riesame..
S. PIETRO: Basta che già mi viene il male di testa a seguire i procedimenti della giustizia terrestre! In ogni caso tu sei stato giudicato colpevole o innocente?
GENCHI: E’ questo il dilemma! Secondo la V sezione degli ermellini ho ragione io, secondo la VI sezione degli stessi ha ragione la Procura.
S. PIETRO: E come mai, non è sempre lo stesso il Palazzaccio di Roma? Quell’obbrobrio che hanno costruito i Massoni davanti alla mia Basilica? A proposito, non lo hanno costruito loro? Ne sai qualcosa? Ne hai sentito parlare nelle tue intercettazioni, perché nostro Signore non me l’ha mai voluto dire, per non farmi dispiacere, dice. Se ha detto così, allora, è vero!
GENCHI: Il Palazzo di Giustizia di Roma è stato costruito tra il 1888 e il 1911. E io, come sai, ancora non ero ancora nato. Sono venuto al modo solo 50 anni dopo. Tuttavia, se l’avessero progettato di questi tempi, dubito che mi avrebbero dato mandato di studiare le eventuali intercettazioni in seno al relativo procedimento penale contro gli uomini del potere.
S. PIETRO: E come mai? La giustizia non è uguale per tutti? Non è questo che avete scritto a caratteri cubitali nelle aule di tribunale?
GENCHI: Si, è vero. Ma, per esempio, sulla questione delle intercettazioni, i parlamentari possono essere “intercettati” solo dopo averlo comunicato al Parlamento che ne da poi il consenso.
S. PIETRO: E come mai?
GENCHI: E’ una legge dello Stato, la legge Boato.
S. PIETRO: E tu hai trasgredito la legge?
GENCHI: No. Le utenze delle schede telefoniche non erano riferite a loro.
S. PIETRO: E allora perché ti accusano?
GENCHI: Di aver violato la legge Boato!
S. PIETRO: Certo che voi, terreni, vi complicate la vita da soli!
GENCHI: Ecco perché prima facevo il confronto tra la giustizia terrena e quella divina.
S. PIETRO: Facciamo una cosa. Ti trasferisco di nuovo sulla terra, e se tu riesci a capire chi c’è stato dietro la costruzione del Palazzaccio, se è vero che sono stati i massoni a farlo per “oscurarmi”, ti riconosco un premio speciale, parlerò io stesso con nostro Signore.
GENCHI: Se è vero quello che tu sospetti non credo che me lo permetteranno.
S. PIETRO: E perché?
GENCHI: Perché se sono stati davvero i massoni, devo informarti che il mio “Archivio”, come lo chiamano loro, contiene alcune carte delle inchieste di Luigi De Magistris a cui hanno avocato le indagini. E se lo avessero fatto continuare a lavorare, come lui stesso ha confessato, avrebbe scoperchiato completamente la pentola della nuova massoneria in Italia, dalla P2 in poi.
S. PIETRO: A maggior ragione!
GENCHI: E come faccio?
S. PIETRO: Abbi fede.
GENCHI: Già.

26 giugno 2009

Dott. Genchi tenga duro.

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 23:51

di Valentina Culcasi

Che stupida…mi ero pure illusa….

Credevo che la Giustizia non avesse competamente affossato la testa nella sabbia. Si mi ero illusa ieri alla notizia della prima conferma del dissequestro da parte della Cassazione, credevo davvero potesse rivedersi un barlume di Giustizia in Italia…..illusioni.

Poi stamattina l’aria si fa pesante, il pg di Cassazione Eugenio Selvaggi si sveglia col piede storto e chiede ai giudici della sesta sezione penale della Suprema Corte l’accoglimento del ricorso della procura della capitale contro l’ordinanza con cui il riesame aveva annullato il sequestro degli atti. In serata arriva la notizia cui inizialmente rifiuto di credere: i giudici della sesta sezione penale hanno ritenuto di confermare il dissequestro di copia dell’archivio riguardante i tabulati che si riferiscono a utenze dei servizi segreti, confermando peròil ripristino del sequestro di copia dell’archivio con riferimento ai tabulati delle utenze telefoniche di parlamentari. In più hanno deciso un annullamento senza rinvio, giusto per mettersi ancor più al sicuro.

E’ difficile spiegare la rabbia, la disillusione, il dolore, l’amarezza per quanto sta accadendo al Dott. Genchi.  Mi domando cos’altro dovrà sopportare ancora quest’uomo per aver avuto la sola colpa di poter smascherare gli altarini del potere. Mi domando come possa sentirsi oggi un uomo delle Istitituzioni, quale il Dott. Genchi è, ad esser stato tradito, pugnalato da coloro che le Istituzioni le occupano indegnamente.

Se una persona si rende colpevole di qualcosa riesce al affrontare le tristi conseguenza che da questo ne derivano con la consapevolezza di chi è cosciente della propria responsabilità. Ma come può sentirsi una persona che, consapevole della propria innocenza, è costretto a subire queste ingiurie, sofferenza, ingiustizie? Chi lo risarcirà di tutto il tempo e la salute persa a causa delle colpe di terzi, che attraverso una giustizia senpre più ad personam cercano di coprire? Questi criminali avranno mai il coraggio di andare dal Dott. Genchi e chiedergli umilmente scusa per tutto il dolore a lui ingiustamente cagionato?

E noi possiamo stare ancora a guardare mentre uccidono una delle migliori persone, dall’inaudità professionalità e competenza, che questo paese ha. Altrove farebbero a gara per avere un Dott. Genchi come consulente delle procure, in Italia si fa a gara a distruggerlo.

Allora dobbiamo esser noi ad alzare la voce, a correre incontro ad un uomo che può definirsi un vero servitore dello Stato.

Continuo a pensare al Dott. Genchi, a come possa sentirsi in questo momento… non riesco a sopprtare che un innocente debba subire questo martirio ed i suoi assassini continuino a operare la distruzione di questo paese indisturbati.

Caro Dott. Genchi, tenga duro più che mai, non molli e non si lasci invadere dallo sconforto. Io sono pronta a lottare al suo fianco, insieme a tutta le gente onesta che che ha potuto apprezzare il suo grande esempio di umanità e legalità, vera e propia acqua nel deserto di questi tempi.

Sa Dott. Genchi, se le stanno facendo tutto questo è perchè la temano, iniziano a sentir tremare le loro poltrone… Ci rida su, lo prenda come un tributo al serio e onesto lavoro da lei svolto… E non dubiti, Giustizia verrà fatta…… Non permetteremo che continuino a farle del male, glielo prometto.

Le voglio bene!

VALEntina

17 giugno 2009

Dal Vangelo apocrifo secondo Mastella. Anno Domini “Porta a Porta”

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 15:58

di Emilio Grimaldi

“Una bugia raccontata un numero sufficiente di volte diventa una verità”, diceva Vladimir Lenin. Forse Clemente Mastella, appena eletto eurodeputato, tra le file del Pdl, ha pensato bene di fare tesoro di questo luogo comune per risorgere dalle ceneri in cui era caduto lui e il suo partito. Altrimenti non si spiega la sua presunzione nell’aver affermato ciò che ha affermato l’altra sera a “Porta a Porta”.

Leggiamolo:

Un consulente “strano” (nell’aggettivo “strano” vuole far leva sul fatto che Genchi è solo un uomo, un consulente, anche se di parte pubblica, rispetto ai Ros dei carabinieri. Un accostamento ardito quanto fallace, vuoi perché a norma di legge i magistrati possono avvalersi di consulenti in campi in cui è richiesta una competenza specifica. L’articolo 359 del cod. proc. pen., statuisce: “Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di consulenti, che non possono rifiutare la loro opera”. Fallace perché poi il Riesame ha annullato il sequestro dei documenti di Genchi operato dai carabinieri del Ros, su disposizione della Procura di Roma ndr)

della Procura della Repubblica di Catanzaro, un certo Genchi, che ha messo sotto inchiesta metà degli italiani (falso, falsissimo. Perché Genchi non ha mai intercettato nessuno. L’unica volta è stata per sbaglio per sua stessa ammissione, quando ha alzato la cornetta del telefono e ha sentito la moglie che parlava al telefono con la madre nella sua lingua, sconosciuta al marito ndr).

E io personalmente sono stato intercettato secondo i Ros dei carabinieri (Non è vero neanche questo perché sui tabulati di Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not finì un numero di telefono intestato all’Amministrazione penitenziaria, e solo dopo si palesò la possibilità che quel telefono fosse in uso al senatore Clemente Mastella, allora neanche ministro della Giustizia. Occasione prontamente verbalizzata sia dal consulente che dalla Procura ndr),

non il mio perito di parte (ancora una volta Mastella vuol trasmettere l’idea che i Ros siano la vera parte pubblica, mentre Genchi solo la parte privata. Niente di più falso, il consulente era stato nominato da un magistrato della Procura della Repubblica di Catanzaro, non certo dal suo vicino di casa a Ceppalonia ndr).

E secondo quello che hanno dichiarato i magistrati di Catanzaro (i magistrati di Catanzaro che hanno dichiarato questo sono gli stessi che hanno remato contro Luigi De Magistris e contro le sue indagini. E hanno usato le stesse argomentazioni dell’ex ministro per screditare l’operato del pm e del suo consulente tanto che avocarono l’inchiesta al magistrato e revocarono l’incarico a Gioacchino Genchi ndr)

sono stato io, ministro della Giustizia, ad essere intercettato illegalmente.
(Questo è proprio il colmo. Mastella si rende conto che la parola “illegalità” la doveva usare per raggiungere il suo obiettico, così come insegna Lenin. Per non suscitare scandalo, decide di pronunciarla alla fine delle argomentazioni sul suo caso, quasi a preparare il telespettatore alla grande Verità, che è solo una grossa Bugia. Il 16 aprile 2009 il Tribunale del riesame, Francesco Taurisiano, e i giudici Anna Criscuolo e Luca della Casa, emisero ordinanza di annullamento del decreto di sequestro dei presumibili corpi di reato di Gioacchino Genchi con questa motivazione:“Egli (Genchi)non violò le guarentigie a tutela dei parlamentari interessati dalle acquisizioni dei tabulati di traffico telefonico; lo studio dei documenti versati alla cognizione apprezzativa del tribunale produce per l’interprete un risultato esperienziale contrario, come suesposto e dimostrato. Il consulente tecnico acquisì i tabulati documentanti il traffico relativo a utenze telefoniche, agendo, di volta in volta, in forza del decreto autorizzatorio emesso dal pubblico ministero, comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento come soggetti intestatari ovvero usuari di utenze di telefonia: cfr. casi del senatore Giancarlo Pittelli e dell’on. Romano Prodi su riferiti, relazione del 09 luglio 2007, e del senatore Mastella, relazione del 25 luglio 2007. Non sussiste profilo di illiceità nella condotta acquisitiva del dottor Genchi; nè è rinvenibile illiceità nell’esercizio delle funzioni di elaborazione e trattamento dei dati, legittimamente e lecitamente raccolti in forza dei provvedimenti del pubblico ministero; funzioni legalmente dovute nella qualità di consulente tecnico”. ndr)
Amen

11 maggio 2009

Certa gente per vendersi sarebbe disposta a pagare

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 21:21

A sostegno della tesi che molti intraprendono la carriera di giornalisti perché è sempre meglio che lavorare, Stefano Zurlo su “il Giornale”, stipendiato grazie anche ai soldi degli italiani, anche se, forse, molti di noi saprebbero indicare almeno un milione di modi per spenderli meglio, non trova di meglio che accusare Marco Travaglio di avere parenti! Ebbene si. Siete pregati di leggere. Anche se, come a me, vi fa schifo solo l’idea di dover perdere tempo per consultare un prodotto editoriale che non avrebbe nemmeno una possibilità di esistere in un libero mercato. Rendetevi conto di cosa sono capaci. Un’inchiesta giornalistica, sarà impossibile non candidarla al Premio Pulitzer, vi  rivelerà che Marco Travaglio ha un fratello ed una moglie, addirittura!

E a Voi che proprio non la volete leggere, ve la riassumo.

Franco Travaglio, il fratello di Marco, che di mestiere fa il regista teatrale, sta lavorando per un adattamento di Toghe Rotte di Bruno Tinti (una libro che è la testimonianza diretta di cosa succede nelle aule dei tribunali e come si lavora nelle Procure). Uno scoop che farà epoca. Altro che la fidanzata del figlio di un Prefetto amico di una amico, eh.

Ma non è finita. Reggetevi forte!!! La moglie di Marco Travaglio è in contatto, tramite Facebook, udite udite,  nientepopòdimenoche con Gioacchino Genchi il quale,  ovviamente senza altro scopo che la diffamazione, viene definito “l’esperto che mezza Italia considera un pericolo pubblico“. Un genio che crede che l’Italia è grande come la sua camera da letto. Cosa non farebbe un sedicente professionista dell’informazione  per vendersi; qualcuno sostiene che sarebbe disposto a pagare.

7 maggio 2009

Gasparri intende denunciare Genchi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 22:41

vauro_gasparri“Leggo che il signor Genchi ha dichiarato che non ho mai detto nulla di interessante neanche a telefono. Vuol dire che ha ascoltato le mie telefonate. Cosa che, essendo io un parlamentare, non avrebbe potuto fare. Denuncero’ quindi lui e tutti i suoi protettori, compreso quelli che fanno parte della magistratura e degli apparati dello Stato. In ogni caso, non ha potuto eccepire nulla nei miei confronti. Io invece ribadisco che una persona che ha commesso tali e tanti reati dovrebbe stare in carcere e non a piede libero”. Lo avrebbe affermato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.

5 maggio 2009

Delirio

Filed under: WebNews,Zone limitrofe — iostocongenchi @ 16:00

Succede che “il Giornale“, non avendo elementi per poter difendere la prevista candidatura di “veline” e “letteronze”, attacca la candidatura di De Magistris sostenendo  “l’incredibile imperizia di questo magistrato che con le sue inchieste totalmente fallimentari, ma ben orchestrate sui giornali prima di scoppiare poi come bolle, ha distrutto vite, persone, famiglie, imprese, posti di lavoro e reputazioni“. Viene da chiedersi: ma perché con questo curriculum non è un candidato PDL?

Quindi accade che la Procura di Roma presenta ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame di dissequestrare gli archivi di Gioacchino Genchi sostenendo che “l’annullamento del sequestro mina in radice la possibilità di accertare se effettivamente il consulente abbia agito in esecuzione di disposizioni del pubblico ministero o abbia assunto autonome iniziative o, infine, abbia operato in concorso con il magistrato [De Magistris n.d.b.]“. Cioè: non ci sono gli elementi per un’accusa, ma mica possiamo fargliela passare liscia così a questi che hanno ficcato il naso negli affari nostri.

Nel frattempo la Procura di Catanzaro, dovendo proseguire l’indagine Why Not confiscata a De Magistris e a cui aveva collaborato Genchi, giunge al rinvio a giudizio di 98 persone su 106 indagati. La stessa indagine del magistrato delle inchieste fallimentari. La stessa indagine in cui è stato messo sotto sequestro l’archivio con tutti i tabulati, formalmente dissequestrato e non ancora restituito dopo una sentenza del Tribunale del Riesame, ma le cui risultanze sono state utilizzate da un altro magistrato per il rinvio a giudizio di 98 persone.

Tutto questo potrebbe far pensare di essere di fronte ad una farsa.

Al tribunale di Roma, il più grande d’Europa, da ieri i verbali si trascrivono a mano. Il ministero della Giustizia ha lasciato scadere l’appalto per la fonoregistrazione senza completare l’iter del successivo. Testimonianze, requisitorie, arringhe: sono circa 700 le udienze che ogni giorno si tengono nella capitale e per ognuna occorre la biro“. (Corriere.it)

Questo invece fa temere che siamo molto più prossimi ad una tragedia.

24 aprile 2009

I fatti non devono disturbare le bugie

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 07:32

22 aprile 2009

Neutralizzazione del teorema incolpativo

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 07:51

di Antonino Monteleone

Con questa frase molto eloquente il Tribunale del riesame di Roma spiega che Gioacchino Genchi non ha violato nessuna legge nell’esercizio delle sue funzioni. Di certo non poteva scrivere che ha semplicemente urtato la sensibilità di quei politici un po’ troppo a braccetto con certi imprenditori e di quei magistrati che, avendone due – di braccetti, – tengono molto sia agli uni che agli altri.

Analizzando le motivazioni integrali con le quali  i Giudici Francesco Taurisano, Anna Criscuolo e Luca Della Casa, hanno annullato i provvedimenti di sequestro dei server e dei dati acquisiti da Gioacchino Genchi, si comprende meglio l’azzardo tentato dalla Procura di Roma su evidente spinta “politica”.

Un’anteprima volontaria della imminente riforma dell’ordinamento giudiziario che vuole l’azione penale sottoposta alla spinta del Governo. Ma in una versione, se possibile, peggiore nella misura in cui a sollecitare l’azione penale non è il Governo, bensì il “potere politico” inteso in senso ampio. Come volontà di tutto l’arco costituzionale, ovvero di tutto tranne l’Italia dei Valori (fatti salvi alcuni carneadi), intenzionato a distruggere Luigi De Magistris e le sue inchieste. Dunque i suoi collaboratori. Fino ad arrivare a Gioacchino Genchi.

Bisogna trovare qualcosa per incastrarlo. Scavare. Attivare tutti i canali possibili.

Guardano nel suo curriculum professionale. Risultato, nulla.
Cercano nel suo passato. Risultato, nulla.
Un parente, un familiare che si fosse mai messo le dita nel naso in pubblico. Risultato, nulla.

Non avendo nulla da raccontare si è passati alle invenzioni. Intanto certi giornali, nei giorni a cavallo tra gennaio e febbraio scorsi, lo davano già per indagato. Qualcosa non va.

Nel frattempo, Stefano Crociata, direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate e stretto parente di Monsignor Mariano Crociata, segretario della CEI, si mette a lavoro e redige, di suo pugno, una corposa relazione che inoltra alla Procura di Roma lo scorso 5 marzo.

Dieci capitoli con i quali si fantastica circa l’uso che Genchi ha fatto delle credenziali di accesso all’anagrafe tributaria fornite dal Comune di Mazara del Vallo nell’ambito delle indagini sul rapimento di Denise Pipitone.

In quella informativa la cosa più grave commessa da Genchi sarebbe l’acquisizione – comunque legittima – di oltre 2600 tabulati avvenuta “con particolare frequenza durante la stagione estiva” (sic!). Si fosse preso un po’ di ferie, questo Genchi, si sarebbe risparmiato un po’ di grane.

La Procura fa proprie quelle accuse considerando la sussistenza di “gravi indizi dei reati per avere l’indagato, pur avendo titolo per accedere al sistema, agito per finalità diverse da quelle consentite“. E quali sarebbero le finalità “diverse” e, dunque, “non consentite”?

Se le sono scordate. Ce le avevano sulla punta della lingua e poi si son perse. A meno che il problema non fosse che “acquisendo, elaborando e trattando dati(ovvero facendo il suo lavoro!) Genchi avesse scoperto cose che non avrebbe dovuto. Dunque andava fermato.

Veniamo alle accuse più note. Anche in questo caso il Riesame boccia la Procura di Roma.

Non ha violato le guarentigie dei parlamentari“. Né ha messo in “pericolo la sicurezza dello Stato” quando ha acquisito i tabulati di alcuni uomini dei servizi di sicurezza che parlavano al telefono, senza che nessuno abbia chiesto loro perché, con Saladino, Pittelli, Minniti, etc.

Non ha messo in pericolo nessuno semplicemente perché non esistela norma di legge o di regolamento” che vieta di acquisire, nell’ambito di una legittima inchiesta, i loro tabulati.

Gioacchino Genchi non poteva sapere che l’ex Ministro dell’Interno, all’epoca di Why Not Senatore della Repubblica, ed attuale Presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu, utilizzasse un cellulare intestato ad un’avvocatessa di Roma di nome Stefania Ilari.

Quando si apre l’indagine Why Not, l’unico soggetto sottoposto ad indagini è Tonino Saladino. Per verificare le dichiarazioni della super teste, Caterina Merante, senza bisogno di intercettare nessuno, Luigi De Magistris dispone l’acquisizione dei dati di traffico di tutte quelle persone che gravitavano (e gravitano tuttora) nell’orbita di Saladino.

Dunque uno dei passaggi più abusati negli atti che abbiamo letto nei mesi scorsi, ovvero che Genchi “elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici relativi ad utenze in uso a numerosi parlamentari” va corretto e riscritto: Genchi “elaborava e trattava i tabulati telefonici relativi a numerose utenze intestate a pochi parlamentari e da essi distribuite ai loro scagnozzi” che con la scusa della immunità pensavano di poter diventare provider telefonici paralleli.

E l’ineffabile ROS dei Carabinieri (fatto di veri servitori dello Stato, ma dove alcuni soggetti ne minano la reputazione in seno all’opionione pubblica), nell’ennesima testimonianza di precisione ed accuratezza, si “dimentica” di trascrivere nella propria informativa – chissà come mai – come, quando e perché il nome di Sandro Gozi finisce sotto la lente di ingrandimento del PM De Magistris.

Nell’aprile del 2007 Genchi chiede a De Magistris di valutare l’opportunità di controllare il tabulato di un braccio destro di Prodi in rapporti con Saladino. Gozi, appunto. Gozi era Deputato, Genchi non lo sapeva. Né poteva saperlo. Infatti usava una SIM attivata in Belgio.

I numeri di cellulare di Gozi spariscono dall’informativa del ROS.

Vicenda Mastella. A Luglio si valuta l’opportunità di acquisire il tabulato di un’utenza intestata al Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Quel numero riceveva il 24 giugno 2006 una telefonata ed il 12 e 13 settembre 2006 un sms dal cellulare di chi? Ma di Tonino Saladino. Che chiamava il suo amicone “Clemé. Meglio noto come Clemente Mastella. Fu Guardasigilli.

Come Mastella, Saladino sentiva spesso Agazio Loiero, Governatore della Calabria, che ricevette nel 2005 appoggio elettorale proprio da Saladino. In quel caso la posizione di Loiero non beneficiava di alcuna prerogativa che ammantasse di segretezza le sue utenze.
E poi c’è la SIM intestata a Mazzoran Gianni di Monastier di Treviso. Chi poteva dire a Genchi e De Magistris che quel numero, intestato ad uno sconosciuto veneto, spesso in contatto con Saladino fosse dell’ex Vice Ministro agli Interni Domenico Minniti, meglio conosciuto come Marco Minniti?

Il numero di Prodi. Nella rubrica di due diversi cellulari di Saladino, alla voce “Romano Prodi Cell“, compariva un numero di telefono intestato alla Delta S.p.A.

Dunque “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati compiute da Genchi non possono definirsi illecite“.

Secondo il riesame le accuse di Andrea De Gasperis, Achille Toro e Nello Rossi, sono costruite “in termini di evidente genericità e indeterminatezza” mancando di “definire la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico“.

Il Tribunale non può che registrare la neutralizzazione del teorema incolpativo come prospettato dall’accusa.

Per il momento sappiamo solo che la Procura di Roma, violando l’ordinanza, trattiene ancora i dati sequestrati a Genchi e si sta organizzando per ricorrere in Cassazione.

20 aprile 2009

Castello Utveggio

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 11:20
di Salvatore Borsellino
Erano le tre di notte ai primi di marzo di quest’anno, a Palermo. Mi sono svegliato di soprassalto, mi sono alzato e sono andato a guardare, dal balconde al nono piano della casa dove dormivo, il monte che sovrasta Palermo.
Non c’era la luna, non c’erano le stelle, il cielo era nero, ma sulla cima del monte si stagliava un castello.
Emanava un lieve chiarore, come se fosse fosforescente, dotato di una luce propria, forse perché lo ho guardato a lungo tante volte illuminato dal sole, e quell’immagine si è ormai stampata nella mia memoria.
Ogni volta che vado in Via D’Amelio vado vicino all’olivo che mia madre ha fatto piantare nel punto in cui era stata piazzata la macchina piena di esplosivo, nel punto dove sono stati massacrati Paolo e i suoi ragazzi, alzo gli occhi, lo vedo e sto a lungo a guardarlo.
Chissà se Paolo prima di alzare il braccio per suonare il campanello del citofono della casa di nostra madre ha alzato gli occhi e lo ha visto per l’ultima volta, chissà se anche i suoi ragazzi prima di essere fatti a pezzi lo hanno guardato.
Di certo qualcuno da una finestra di quel castello li stava osservando e aspettava il momento migliore per azionare il detonatore.
Di certo Gioacchino Genchi arrivando in Via D’Amelio due ore sopo la strage ha distolto gli occhi dal tronco di Paolo in mezzo alle macerie del numero 19 di Via D’Amelio, ha distolto gli occhi dai pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall’intonaco del palazzo dove abitava la mamma di Paolo e ha visto quel castello.
Quel castello, l’unico punto, come subito capì, da dove poteva essere stato azionato il comando che aveva causato quella strage.
E allora prese l’auto, fece quei pochi chilometri in salita che separano Via D’Amelio da quello sperone del Monte Pellegrino, andò davanti al cancello di quel castello e suonò un altro campanello, lo suonò a lungo ma nessuno gli aprì nonostante la dentro ci fossero tante persone come poté stabilire qualche tempo dopo elaborando, come solo lui è in grado di fare, i tabulati telefonici dove sono riportati le posizioni e le chiamate dei telefoni cellulari e dei telefoni fissi.
Incrociando quelle telefonate si riescono a stabilire delle verità che nemmeno le intercettazioni sono in grado di fare.
Si riesce a sapere che da un certo numero di ville situate sulla strada tra Villagrazia di Carini e Palermo una serie di telefonate partì per segnalare che Paolo stava arrivando al suo appuntamento con la morte.
Si riesce a stabilire che nei 140 secondi intorno alle ore sedici cinquantotto minuti e venti secondi dell’esplosione che causò la strage, delle telefonate partirono e arrivarono da una barca ormeggiata nel golfo di Palermo per segnalare che Paolo era arrivato al suo ultimo appuntamento e che l’esplosione era stata perfettamente sincronizzata con il suo arrivo.
Su quella barca c’era Bruno Contrada ed altri componenti dei servizi segreti civili, dentro quel castello, insieme a persone che Genchi, con le sue tecniche è in grado di individuare e avrebbe già individuato se non lo avessero subito fermato, c’era Musco, una lugubre figura appartenente e animatore di logge massoniche deviate che dovrebbe essere inquisito per tanti elementi che invece oggi si trovano solo come spunto nelle sentenze di archiviazione di processi che non hanno potuto svolgersi.
Che forse non si svolgeranno mai, protetti come sono  da un segreto di Stato non dichiarato ma non per questo meno forte perché retto dai ricatti incrociati basati sul contenuto di una Agenda Rossa..
Perché invece di portare avanti quei processi si emanano sentenze assurde e vergognose come come quella che ha mandato assolto il Cap. Arcangioli, l’uomo fotografato e ripreso subito dopo l’esplosione in Via D’Amelio, con in mano la borsa di cuoio di Paolo che sicuramente conteneva l’agenda rossa.
Perché invece si svolgere altri processi che vanno a toccare i fili scoperti delle consorterie di magistrati, uomini di governo, massoni e servizi deviati, si massacrano altri giudici, non più con il tritolo, ma con metodi nuovi che non fanno rumore, non fanno indignare l’opinione pubblica, come le bombe che in Palestina amputano gli arti di civili palestinesi senza che venga versato del sangue.
Massacri, vere e proprie esecuzioni davanti a plotoni di esecuzione composti da altri magistrati, come la decimazione della Procura di Salerno, che vengono presentate da una stampa ormai asservita e pavida di fronte al sistema di potere con un’ottica completamente distorta e fuorviante.
Perché il pericolo rappresentato da Genchi e dalle sue consulenze in un eventuale processo agli esecutori occulti di questa strage, anche se forse non si svolgerà mai, viene eliminato preventivamentre eliminando la possibilità di un utilizzo delle sue raffinate tecniche di indagine in grado di inchiodare i responsabili materiali di quella strage.
Almeno fino a quando, e non è impossibile che accada, qualcuno non deciderà che sia necessaria la sua eliminazione anche fisica sfidando le reazioni che questa potrebbe provocare nell’opinione pubblica.
Alla stessa maniera in cui fu sfidata questa reazione quando fu necessario eliminare in fretta Paolo per potere rimuovere del tutto l’unico ostacolo che si frapponeva al portare avanti una ignobile trattativa tra mafia e Stato, portata avanti, in prima persona, dai più alti gradi del ROS. Quella trattativa della quale oggi, punto per punto e in mezzo all’indiferenza e all’assuefazione dell’opinione pubblica, vengono realizzati quei punti contenuti nel ‘papello’ e che sanciscono la definitiva sconfitta dello Stato di diritto.
Vogliamo anche noi dichiararci sconfitti, vogliamo anche noi chinare il capo e dichiararci servi, vogliamo anche noi rinunciare alla nostra libertà?
Il 19 luglio non è lontano. Prepariamoci.
Quest’anno da quella via in cui tutto è cominciato alle 5 del pomeriggio di 17 anni fa, dovrà nascere e non dovrà più fermarsi la nostra RESISTENZA.
Non dovrà più fermarsi fino a quando non sarà fatta Giustizia, fino a quando quei criminali che, anche dentro le istituzioni, stanno oggi godendo i frutti di quella strage non saranno spazzati via per sempre

18 aprile 2009

Il Sole tramonta, riaffiorano le menzogne

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 19:15
di Martina Di Gianfelice (19luglio1992.com)

Dopo il commosso addio di Gianni Riotta al TG 1, il compianto direttore è andato a inquinare l’aria a “Il Sole24Ore” che già presenta i primi sintomi della nuova gestione e li palesa in quest’articolo “Genchi, un mistero in 11 domande: consulente fedele o manipolatore? ” di Lionello Mancini . In un’intervista in stile Marzulliano in cui chi fa le domande e si dà le risposte è sempre la stessa persona, il giornalista effettua una specie di lavaggio del cervello sul lettore mischiando le carte in tavola, accostando alcuni frammenti di verità ad affermazioni prive di fondamento.

L’intervista-Marzulliana comincia col chiedersi “perchè Genchi è indagato” e nella seguente risposta si accenna ad eventuali accertamenti sull’operato complessivo del consulente che sarebbero condotti dalla Procura di Roma alludendo all’acquisizione di centinaia di milioni di dati (cifra inventata): “I Pm romani intendono verificare in che modo, quanto tempo fa, in riferimento a quali inchieste, il consulente palermitano abbia raccolto le centinaia di milioni di dati di cui è anche attualmente in possesso e sui quali continua a operare”. In realtà Genchi è indagato per presunti reati inerenti la sua consulenza nell’ambito dell’inchiesta “Why Not” dell’allora Sost. Proc. Luigi De Magistris, non per il suo operato in senso globale, e per presunto accesso abusivo all’anagrafe tributaria nell’ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. I reati contestati al consulente sono quindi abuso d’ufficio, accesso abusivo all’anagrafe tributaria, violazione del segreto di Stato e della Legge Boato del 2003 che “dichiara inutilizzabili le telefonate di un indagato che parla con un parlamentare, salvo autorizzazione del Parlamento“.

In seguito il giornalista dà sfogo ai suoi impulsi repressi citando dichiarazioni mai rilasciate e mischiando le carte in tavola con una certa abilità, dono di pochi eletti.

Cito testualmente:

– “il poliziotto con il bernoccolo dell’informatica“: nessun bernoccolo, è solo il suo lavoro, autorizzato da un Pubblico Ministero. Il consulente al conferimento dell’incarico assume anche la funzione di Pubblico Ufficiale (promemoria per Martelli che ad Annozero apparve carente in materia).

– “Genchi sostiene di essere tuttora il consulente migliore e il più affidabile“: Genchi non ha mai dichiarato niente di simile, non ha le manie di grandezza come certi politici e giornalisti-cortigiani al seguito. Nella stessa risposta veniamo poi a conoscenza di una novità assoluta nel panorama mondiale: “Una differenza sostanziale è che Polizia e Carabinieri, aggiornati e dotati di strumenti adeguati, lavorano gratis per lo Stato“; ora io non so in che Paese viva Mancini, ma nel mio poliziotti e carabinieri sono stipendiati dallo Stato e non lavorano gratis per nessuno. Inoltre vorrei ricordargli che essi sono pubblici ufficiali come il consulente Genchi, motivo per cui sono entrambi retribuiti.

– L’uso del database da parte di Genchi è “border line rispetto alle norme in vigore“. Questa è in sè già un’affermazione priva di significato poichè qualsiasi cosa o è legale o non lo è, non esistono particolari vie di mezzo. In più risulta dal decreto di perquisizione della Procura di Salerno che l’operato di Genchi (e di De Magistris) non sia per niente border line ma perfettamente legittimo: “Gli approfondimenti esperiti da questo ufficio hanno evidenziato una serie di gravi patologie. Si evidenziano, in primis, i gravi profili di illiceità inficianti il modus operandi del procuratore generale avocante, dr. Dolcino Favi, che, dopo aver illegalmente avocato a sé il procedimento c.d. Why Not, disponeva la revoca con effetto immediato dell’incarico di consulenza del dr. Genchi, sulla base di un provvedimento privo di sostanziale motivazione, né sorretto da alcun dato concreto, documentale e/o informativo, di riscontro effettivo alle asserite presunte illegittimità ascrivibili al consulente nell’espletamento del mandato e alla eccessiva onerosità delle sue prestazioni professionali” (decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Salerno il 2 dicembre 2008, dichiarato legittimo e conforme dal Tribunale del Riesame in data 9 gennaio 2009).

– “Il «caso Genchi» ha qualche nesso, somiglianza o intreccio con il «caso Telecom»? Forse sono solo due le possibili somiglianze: l’assenza di intercettazioni vocali e la reazione confusa e interessata di molti uomini politici, freneticamente interessati a tirarsi fuori da eventuali impacci, scandali, rivelazioni o anche processi. Per il resto, mentre la Security di Telecom spiava, formava dossier illegali per scopi non sempre dichirabili e all’interno di un’azienda privata, Genchi ha – almeno formalmente – agito nella legalità, per fini istituzionali, sempre dichiarati e per “committenti” pubblici, autorizzati e con possibilità di delega: le Procure“.
Una “sottile” differenza distingue i due casi citati: Marco Mancini, numero due del SISMI, e Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza Telecom, spiavano illegalmente, Genchi non spia e fino a prova contraria il suo operato rientra non solo formalmente ma anche sostanzialmente nell’ambito della legalità. La presunzione di innocenza non vale solo per i politici inquisiti.

Mancini conclude con l’annuncio che il materiale sequestrato è stato poi restituito a Genchi in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame emessa il 10 aprile 2009.  Anche la presunta restituzione nasce dalla fervida immaginazione del giornalista: il materiale è stato dissequestrato ma al consulente non è stato ancora restituito niente…

Riflessioni in parallelo tra il “caso Telecom” e il “caso Genchi”

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 10:00

Chi vince e chi perde

di Andrea (Le tigri di Telecom)

Il 23 marzo 2009 Gioacchino Genchi è stato sospeso dal servizio della Polizia di Stato. Il 25 marzo successivo le maggiori testate giornalistiche titolavano delle oltre 13 milioni di utenze ritrovate con sorpresa nell’archivio segreto del consulente.
Giocchino Genchi è condannato prima ancora di potersi difendere, anzi, non deve potersi difendere e per questa ragione si parla confusamente di “utenze” e non di “righe conteneti telefonate effettuate dalle utenze sotto controllo”, si parla di “intercettazioni” e non di semplici tabulati telefonici.
L’intenzione è ovvia: screditare e sotterrare.
L’uomo della strada legge il titolo e pensa: “Diamine, 13 milioni di intercettati, ossia il 20% della popolazione italiana, ossia 1 italiano su cinque, ossia anche io!”. Perchè, se la famiglia media è composta da 4 elementi, è molto probabile che uno dei componenti sia dentro l’archivio del cattivo Genchi.
Attenzione: in realtà non è la legittimità che ci interessa, nè la professionalità del consulente in questione, ma la storia nella sua accezione assoluta, che vista insieme ad altre storie simili basate su altri consulenti informatici dello steso rango, lascia trasparire una domanda: perchè lui ha un problema e gli altri no?
Genchi non è l’unico consulente, e neanche l’unico che tratta tabulati e dati così sensibili. Sono persone che mettono le loro competenze al servizio di una macchina che, inevitabilmente, deve trattare tabulati telefonici, contenuti di dischi informatici, intestatari di linee telefoniche, ecc. ecc.
E, visto che mi interessa da vicino, anche il caso Telecom ha i suoi consulenti, persone che hanno visto migliaia di dati, molti dei quali tabulati telefonici, che hanno sbirciato in computer e sistemi di aziende e professionisti, siano essi parti lese o parti in causa, che hanno puntato il dito, ipotizzato e certificato qualcosa che sarà poi oggetto di dibattimento in Tribunale.
Qual’è la differenza?
Perchè Genchi è l’orco cattivo e i consulenti del caso Telecom no?
Non esiste una risposta “vera” alla questione, anche perchè si potrebbe facilmente scadere in meccanismi demagogici tipici delle chiacchiere da bar. Possiamo però definire dei punti che differenziano le due situazioni, lasciando al lettore la possibilità di completare il puzzle come meglio crede…

  1. La materia del contendere: Why Not? riguardava politici importanti, personaggi illustri e pubblici, mentre Telecom-Sismi riguarda grigi dirigenti di azienda. L’unico illustre della vicenda, il suo presidente, prende immediatamente le distanze dal problema e viene creduto. E comunque non era un politico.
  2. L’approccio investigativo: Why not ha avuto una partenza rumorosa: sono stati attaccati subito personaggi politici o molto vicini a questi ultimi, Telecom-Sismi ha avuto un approccio morbido alla “mani pulite”, ossia si è partiti dal basso e si è saliti via via verso l’alto. Se arrivava l’illustre era un bene, altrimenti c’era abbastanza materiale per combinare qualcosa.
  3. Tutti per uno, uno per tutti: un unico magistrato, seppur bravo, è sempre da solo. Per il caso Telecom-Sismi è stato invece adottato il meccanismo del pool di magistrati, aggregando le inchieste che di volta in volta trovavano come elemento comune Giuliano Tavaroli & soci.
  4. Questione di procura: Catanzaro non è Milano e, stranamente, sembra che i processi complessi si possano fare solo lì. Magari sono semplicemente specializzati.
  5. L’inequivocabilità dell’indagine: su Why not è scoppiata l’indignazione di tutti, indagati e non. Un coro unanime di protesta contro un meccanismo ingiusto di procedere, sull’illegittimità del sistema, sull’immoralità della questione e di chi l’aveva portata avanti. Per il caso Telecom-Sismi sembra ci sia stata la corsa a chi ne diceva di più: pentiti e contro-pentiti, delatori e spioni, paurosi e incoscienti, tutti in corsa per dire qualcosa, nella speranza che, magari, parlandone si sarebbe ottenuta la clemenza della corte. Con tanto materiale è difficile che qualcuno contesti il risultato.
  6. Questione di comunicazione: ogni arresto Telecom-Sismi è stato accompagnato da un religioso silenzio da parte dgli interessati, le uniche voci fuoriuscite sono state sempre quelle dei giornalisti e dei pentiti. Psicologicamente tanto silenzio non può che voler dire una cosa: che la procura ci ha beccato. In Why not il coro di protesta iniziale ha portato ad una contrapposizione di opinioni: innocentisti contro colpevolisti. Tutti uniti nell’unico grande dubbio che, forse, potrebbe anche essere che la procura aveva sbagliato.

17 aprile 2009

Chi sbaglia non paga

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 16:01

Dalla rubrica “Zorro” di Marco Travaglio su l’Unità del 17 aprile 2009

Domandina : quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi.

Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.

16 aprile 2009

“Genchi agì bene e su input di De Magistris”

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 18:30

Fonte: AGI

Gioacchino Genchi non ha violato la legge quando, nella veste di consulente dell’ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, ha acquisito ed elaborato i tabulati telefonici relativi a utenze in uso a parlamentari ed esponenti dei servizi di sicurezza ne’ ha violato la privacy quando ha effettuato 2600 interrogazioni all’Anagrafe Tributaria utilizzando l’abilitazione del Comune di Mazara del Vallo. E’ quanto si legge nelle motivazioni con cui il tribunale del riesame di Roma, venerdi’ scorso, dando ragione a Genchi, ha disposto l’annullamento del sequestro di copia dell’archivio eseguita dai Ros su richiesta della procura. Il collegio dei giudici, presieduti da Francesco Taurisano, non ha alcun dubbio sul buon operato di Genchi. Con riferimento all’accusa di abuso d’ufficio (per aver violato la norma che prevede la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza per l’acquisizione di tabulati di membri del Parlamento e quella sulle utenze in uso ad appartenenti ai servizi di sicurezza), il riesame scrive testualmente: “Le attivita’ di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati storicizzati nei tabulati attestanti il traffico telefonico compiute da Ganchi non possono definirsi illecite. Egli non violo’ le guarentige a tutela dei parlamentari interessati dalle acquisizioni dei tabulati di traffico telefonico”. Genchi “ha agito, di volta in volta, in forza del decreto autorizzatorio emesso dal pm, comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento conme soggetti intestatari ovvero usuari di utenze di telefonia (come nei casi del senatore Pittelli, dell’onorevole Prodi e del senatore Mastella, ndr). Non sussiste – si legge ancora – profilo di illiceita’ nella condotta acquisitiva di Genchi ne’ e’ rinvenibile illiceita’ nell’esercizio delle funzioni di elaborazione e trattamento dei dati, legittimamente e lecitamente raccolti in forza dei provvedimenti del pm, funzioni legalmente dovute nella qualita’ di consulente tecnico”. Stesso discorso vale per l’analisi delle utenze telefoniche intestate alla Presidenza del Consiglio, al ministero della Difesa, a quello dell’Interno e a una persona. Per il tribunale del riesame, la procura di Roma “non ha definito la specificita’ e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico, strutturante ‘il factum’ costituente il reato di abuso d’ufficio”. Insomma, Genchi ha agito sempre “nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliare del pm De Magistris, ne’ e’ dato comprendere il nocumento per la sicutreza dello Stato”.

“Il reato di abuso d’ufficio – sottolinea il riesame – e’ configurabile non solo quando la condotta tenuta dall’agente sia in contrasto con il significato letterale, logico o sistematico della disposizione di riferimento, ma anche quando la stessa contraddice lo specifico fine perseguito dalla norma, concretandosi in uno ‘svolgimento della funzione o del servizio’ che oltrepassi ogni possibile opzione attribuita al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio per realizzare tale fine”. Quanto all’accusa di accesso abusivo a un sistema informatico e alla violazione della privacy in relazione all’incursione nell’anagrafe tributaria da parte di Genchi che ha effettuato 2600 interrogazioni riguardanti 594 soggetti “elaborando e trattando i dati ben oltre i termini e le finalita’ per i quali aveva conseguito le abilitazioni”, il tribunale del riesame evidenzia l’insussistenza del ‘fumus’ incolpativo ravvisato dalla procura di Roma: “La situazione accertata dal direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate e la provvisoria contestazione formulata dal pm romano non definiscono il ‘nocumento’ che dalla condotta di Genchi sarebbe derivato alle persone alle quali i dati si riferiscono e al loro patrimonio; nocumento costituente condizione obiettiva di punibilita’”. E ancora: “Non costituisce reato la violazione della normativa sulla tutela di dati personali che produca un ‘vulnus’ non significativo alla identita’ personale del soggetto passivo e alla sua privacy, inidonea a determinare un danno patrimoniale apprezzabile”. La procura di Roma, ritenendo che il riesame sia entrato nel merito dell’inchiesta, fara’ ricorso in Cassazione.

10 aprile 2009

Il senso del ridicolo

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 22:39

Dice Gasparri parlando dei giudici che hanno dissequestrato gli archivi di Genchi:  “Sarebbe divertente se chi prende decisioni simili subisse le violazioni patite da milioni di persone“.

Ma qualcuno ha avvertito Gasparri che i milioni di persone di cui parla l’ex ministro sono gli iscritti all’elenco degli abbonati al telefono e che le violazioni che queste hanno subito sono invece quelle di dover pagare l’ammenda per l’infrazione alle norme comunitarie, visto che  Rete 4 ancora trasmette, illegalmente, grazie ad una legge che porta il suo nome?

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