Io sto con Gioacchino Genchi

17 giugno 2009

Processo alle invenzioni

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 12:27

di Marco Travaglio

L’altroieri Porta a Porta ha stabilito il nuovo record di densità di balle per frase pronunciata.

Un servizio vaneggiava di «pessimi rapporti fra Berlusconi e magistrati vicini a Pd e Idv» e di «tre legislature interrotte da fatti giudiziari». Balle.

Bruno Vespa, la testa curiosamente cosparsa di bottarga di tonno, presentava De Magistris e Mastella come «protagonisti di processi che li han visti l’uno contro l’altro» (come se le indagini fossero partite di calcio).

Ri-Vespa: «Senza De Magistris, Mastella sarebbe ancora ministro». Altra balla: Mastella se ne andò per l’inchiesta di S. Maria Capua Vetere, ora approdata alla richiesta di giudizio, in cui De Magistris non c’entra.

Mastella: «Genchi, il consulente strano di un pm di Catanzaro, ha intercettato metà degl’italiani e illegalmente anche me». Doppia balla: Genchi non ha mai intercettato nessuno, men che meno Mastella, la cui voce finì nei nastri del pm perché parlava con due faccendieri indagati e intercettati (loro, non lui).

Matteo Salvini (Lega Nord): «L’Italia è il paese più intercettante del mondo, e non per i mafiosi: per i calciatori e le veline. 500 milioni di euro spesi dai pm». Balla padana: l’Italia, come ha stabilito il Parlamento nel 2007, è il paese occidentale con meno intercettazioni e col sistema più garantista (15-20 mila persone ascoltate all’anno, per il 90% in indagini di mafia, per una spesa di 224 milioni, ampiamente recuperati col sequestro dei beni degli intercettati).

Anche stavolta, Vespa l’ha sfangata: nemmeno una verità in due ore di trasmissione. Porta a Porta è in una botte di ferro.

Annunci

22 maggio 2009

Informazione deviata e potere giudiziario servile

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 13:19

Blog di Beppe Grillo: Abbiamo saputo di questa sentenza del Tar che che le ha dato ragione. Cosa ha provato quando ha letto questa sentenza?

Clementina Forleo: Quando ho saputo quel giorno, ero in udienza, quando mi ha chiamato uno dei miei difensori per darmi questa notizia non ci volevo credere perché non le nascondo che negli ultimi tempi avevo un po’ perso fiducia nella giustizia e questa secondo me è stata una pagina molto importante. Non per me, per la mia persona ma per il popolo italiano, che un magistrato indipendente e autonomo rappresenta nell’esercizio delle sue funzioni. E secondo me non è stato un caso, o meglio è stato un caso e nello stesso tempo è stato significativo che questa pronuncia che ha valutato negativamente il giudizio del Consiglio superiore della magistratura in diritto, senza scendere nel merito delle accuse che mi si erano rivolte, caduta in concomitanza con delle decisioni altrettanto importanti e se vogliamo parallele. Mi riferisco all’ordinanza di archiviazione del gip di Salerno che ha dato piena ragione all’operato di Luigi De Magistris e ha denudato determinati potentati purtroppo anche giudiziari di Catanzaro. Ed è venuta anche in concomitanza con la decisione del Tribunale del riesame di Roma che ha dato piena ragione a Gioacchino Genchi, ordinando la restituzione del famoso archivio, per cui Gioacchino Genchi consulente del dottor De Magistris era stato esposto al pubblico ludibrio da alcuni esponenti della nostra classe politica dicendo che era stato l’artefice e il protagonista di uno dei più grossi scandali della Repubblica.
Io credo che queste decisioni siano molto importanti non per i singoli protagonisti, ma per le istituzioni tutte, in particolare per la gente, per i cittadini che hanno diritto di essere uguali tutti di fronte alla legge e per la salvaguardia di questo principio, a mio avviso, occorrono magistrati liberi, indipendenti e autonomi non solo dal potere politico ma anche dallo stesso potere giudiziario perché ques ta a mio avviso è la novità degli ultimi tempi. Io dico che il grosso cambiamento dal ’92 in poi è stato questo: che mentre nel ’92 occorreva difendere l’autonomia e l’indipendenza del magistrato o del giudice dal potere politico, occorre difenderla anche e soprattutto, se vogliamo, dall’interno cioè dal potere giudiziario perché il potere politico ha compreso che per andare avanti, per instaurare un regime, per instaurare quella che è stata definita Democrazia autoritaria, era fondamentale innanzitutto deviare l’informazione e poi, appunto, munirsi di un potere giudiziario servile e quindi inserire nei luoghi apicali della magistratura pesone che avrebbero dovuto fare determinati interessi sopprimendo l’autonomia e l’indipendenza del magistrato libero del giudice libero.

15 maggio 2009

Complotto Superiore della Magistratura

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 09:52

di Marco Travaglio

La sentenza del Tar Lazio che annulla il trasferimento di Clementina Forleo da Milano a Cremona disposto un anno fa dal Csm per “incompatibilità ambientale” è l’ultima (per ora) casella di un tragico gioco dell’oca iniziato a Catanzaro nell’ottobre 2007.

Allora l’avvocato generale Dolcino Favi, facente funzioni di procuratore generale, avocò l’indagine “Why Not” al pm Luigi De Magistris, all’indomani dell’iscrizione nel registro degl’indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella. In difesa di De Magistris parlò la Forleo ad “Annozero“. Il Csm trasferì su due piedi sia De Magistris sia la Forleo.

Intanto i superiori e alcuni indagati di De Magistris lo denunciarono a Salerno, e De Magistris li controdenunciò. Salerno scoprì che aveva ragione lui e indagò i suoi capi e indagati per corruzione giudiziaria, ipotizzando che si fossero comprati e venduti le sue inchieste, grazie anche alle testimonianze del consulente Gioacchino Genchi e del pm crotonese Pierpaolo Bruni, applicato a Catanzaro. Siccome Catanzaro negava a Salerno le carte di “Why Not”, Salerno andò a prendersele con la perquisizione del 2 dicembre scorso.

Apriti cielo: putiferio di polemiche, dal capo dello Stato al Csm, dai partiti di destra e di sinistra all’Anm, con la stampa al seguito (“guerra fra procure“). Risultato: con un processo sommario di pochi giorni, il Csm cacciò pure i tre pm di Salerno che si erano macchiati di cotanta perquisizione, oltre al Pg di Catanzaro, Vincenzo Iannelli. Il quale aveva appena fatto in tempo a revocare l’incarico a Genchi, ultima memoria storica del lavoro di De Magistris, attaccato da Mastella, da Berlusconi e dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli.

Il resto lo fece la Procura di Roma, incriminando Genchi per una caterva di reati e facendogli sequestrare dal Ros tutti i computer. Negli ultimi due mesi, una raffica di provvedimenti giudiziari hanno stabilito che: De Magistris non ha commesso reati (archiviazione a Salerno delle indagini a suo carico) e l’indagine Why Not era tutt’altro che infondata (è pronta la richiesta di rinvio a giudizio per 98 indagati); la perquisizione di Salerno a Catanzaro era legittima (il Riesame ha rigettato i ricorsi dei perquisiti), mentre quella di Roma a Genchi era illegittima e i reati contestati sono inesistenti (accolto il suo ricorso contro il blitz del Ros); la Forleo non doveva essere trasferita (sentenza del Tar). Ma ormai il danno è fatto.

Anzi, col trasferimento di Iannelli, Favi è tornato Pg ad interim. È indagato a Salerno per corruzione giudiziaria, ma il Csm s’è “dimenticato” di trasferirlo. E lui ne ha subito combinata un’altra delle sue: ha negato il rinnovo dell’applicazione a Catanzaro del pm Bruni, minacciato dalle cosche per le sue delicate indagini su ‘ndrangheta e politica. Ora, il Csm è quello che è. Ma il capo dello Stato che lo presiede non ha nulla da dichiarare?

napolitano

5 maggio 2009

Delirio

Filed under: WebNews,Zone limitrofe — iostocongenchi @ 16:00

Succede che “il Giornale“, non avendo elementi per poter difendere la prevista candidatura di “veline” e “letteronze”, attacca la candidatura di De Magistris sostenendo  “l’incredibile imperizia di questo magistrato che con le sue inchieste totalmente fallimentari, ma ben orchestrate sui giornali prima di scoppiare poi come bolle, ha distrutto vite, persone, famiglie, imprese, posti di lavoro e reputazioni“. Viene da chiedersi: ma perché con questo curriculum non è un candidato PDL?

Quindi accade che la Procura di Roma presenta ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame di dissequestrare gli archivi di Gioacchino Genchi sostenendo che “l’annullamento del sequestro mina in radice la possibilità di accertare se effettivamente il consulente abbia agito in esecuzione di disposizioni del pubblico ministero o abbia assunto autonome iniziative o, infine, abbia operato in concorso con il magistrato [De Magistris n.d.b.]“. Cioè: non ci sono gli elementi per un’accusa, ma mica possiamo fargliela passare liscia così a questi che hanno ficcato il naso negli affari nostri.

Nel frattempo la Procura di Catanzaro, dovendo proseguire l’indagine Why Not confiscata a De Magistris e a cui aveva collaborato Genchi, giunge al rinvio a giudizio di 98 persone su 106 indagati. La stessa indagine del magistrato delle inchieste fallimentari. La stessa indagine in cui è stato messo sotto sequestro l’archivio con tutti i tabulati, formalmente dissequestrato e non ancora restituito dopo una sentenza del Tribunale del Riesame, ma le cui risultanze sono state utilizzate da un altro magistrato per il rinvio a giudizio di 98 persone.

Tutto questo potrebbe far pensare di essere di fronte ad una farsa.

Al tribunale di Roma, il più grande d’Europa, da ieri i verbali si trascrivono a mano. Il ministero della Giustizia ha lasciato scadere l’appalto per la fonoregistrazione senza completare l’iter del successivo. Testimonianze, requisitorie, arringhe: sono circa 700 le udienze che ogni giorno si tengono nella capitale e per ognuna occorre la biro“. (Corriere.it)

Questo invece fa temere che siamo molto più prossimi ad una tragedia.

30 aprile 2009

Inchiesta “Why not”: rinvio a giudizio per 98 persone

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 18:13

La Procura generale di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di 98 persone a conclusione dell’inchiesta Why not, all’origine dell’allontanamento dell’ex pm De Magistris, della cosiddetta guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno e la conseguente sospensione del Procuratore Apicella, delle accuse al consulente Gioacchino Genchi.

Forse aveva ragione De Magistris? Forse aveva ragione Apicella? Forse aveva ragione Genchi?

1 aprile 2009

Minacce di morte?

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 23:06
di Valeria Bonanno
<<(ANSA) – PESCARA, 1 APR – Minacce di morte a Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono apparse sui muri del teatro di Mosciano S.Angelo (Teramo). Scritte minacciose oltre che ai due candidati alle elezioni europee per l’Idv anche per il presidente di Societa’ Civile Abruzzo Leo Nodari sempre nel luogo dove dopodomani si svolgera’ un libero incontro con i cittadini, sui temi della moralita’ e della legalita’. Sull’episodio stanno gia’ indagando i carabinieri.>>Adesso lancio un messaggio a chi ha compiuto questo gesto ignobile:

Siete delle bestie, non siete degni di essere chiamati uomini. Questo vostro messaggio ci dice che avete paura, che non sapreste reggere un confronto. Che non sapete più che pesci prendere. Siete finiti. Questo messaggio ci dice che stiamo agendo bene, che possiamo battervi.
Questo gesto mi fa capire che siamo sempre e comunque dalla parte dei giusti.
Siamo tanti, minacciateci tutti. Non ha senso la vostra minaccia.
Dovete farci fuori tutti.
Siamo un esercito, siamo l’esercito della società civile. Siamo armati fino ai denti, possediamo l’arma più forte di tutte, la VERITA’.
Sonia, Luigi e Leo non sono soli. Hanno dietro una coda di persone che li difenderanno sempre, che saranno sempre dalla loro parte. E voi non potete farci niente, dovete solo rassegnarvi.
Vi conviene. Tanto vinceremo. Siamo decisi a resistere fino alla fine.

Qualsiasi cosa ci sarà da fare per combattervi, io sono disposta a farla.
Ho finito di stare a guardare.
Ho finito di far finta di non vedere.
Ho 26 anni.
Mi sono stancata.
Vi voglio distruggere.
Siete le bestie più schifose mai viste sulla faccia della Terra e vi odio con tutta la mia forza.
Vi dedico la mia esistenza, ve lo prometto.
Giorno dopo giorno io vi riempirò di insulti e di maledizioni, finchè non finirete di intralciare la libertà, la democrazia, la legalità, la pace.
Io vi combatterò fino alla fine dei miei giorni.
Sarò insieme ad altre migliaia di persone il vostro incubo peggiore.
Siete i miei nemici numero uno.
Mi state togliendo piano piano il sorriso, ma ricordate che ride bene chi ride ultimo.
Vigliacchi, figli di un mondo che non è il mio.
Un giorno vi vedrò strisciare come vermi e sarà il giorno più bello della mia vita.
Bastardi.

La legge del più forte

Filed under: WebNews,Zone limitrofe — iostocongenchi @ 22:44

di Peter Gomez

Intimidazione: non c’è un’altra parola per definire la decisione del Guardasigilli, Angelino Alfano, di avviare un’ispezione ministeriale contro i magistrati di Bari rei di aver messo sotto inchiesta e aver portato a processo il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto. Con in mano un esposto presentato due settimane fa dallo stesso Fitto e dal suo avvocato-parlamentare, Francesco Paolo Sisto, gli ispettori di Alfano entrano a Palazzo di Giustizia, mentre Fitto, già rinviato a giudizio per turbativa d’asta, attende di sapere dal gup se andrà alla sbarra anche per associazione per delinquere, concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partititi, falso e peculato. Una brutta storia di tangenti di cui Fitto, quando era ancora governatore della regione Puglia è stato protagonista, secondo l’accusa, insieme al re delle cliniche private Giampaolo Angelucci, all’imprenditore campano legato alla Margherita, Alfredo Romeo, e a una serie di esponenti della Compagnia delle Opere.

In passato l’assoluta regolarità e legittimità dell’operato dei pm che avevano condotto le indagini era stata sancita dal Consiglio superiore della magistratura al quale proprio Fitto si era già rivolto. Ovvio, quindi, che se un domani il Csm dovesse tornare a valutare il comportamento dei magistrati baresi ben difficilmente ribalterà quel giudizio.

Restano i dati di fatto: se un ministro rischia di finire sotto processo il Guardasigilli interviene. Il messaggio dunque è chiaro: chi tocca i fili o muore, o si fa molto male. È la legge del più forte. Ed è un antipasto di ciò che accadrà durante la prossima estate se il premier uscirà dalle elezioni europee guadagnando ulteriori consensi. Un Silvio Berlusconi mattatore avrà buon gioco a far approvare dal parlamento non solo le leggi bavaglio sulle intercettazioni e sulla stampa (peraltro già in gran parte auto-imbavagliata). Forte dei risultati elettorali farà anche passare norme in stile cinese o cubano per controllare internet (la volontà c’è ed è più volte stata annunciata), inizierà a modificare la costituzione, schiaccerà sempre più quei magistrati e i giornalisti che ancora fanno il loro dovere.

Non è uno scherzo. La possibilità, anzi la probabilità, che tutto questo accada esiste ed è elevata.  I giochi però non sono ancora fatti. L’opposizione parlamentare resta nel suo complesso pessima. Ma almeno questa volta si andrà a votare con il sistema delle preferenze. I cittadini hanno perciò il dovere di fare uno sforzo: nelle varie liste vanno individuati i candidati meritevoli di esser votati. Questa volta le astensioni o le schede annullate per protesta non servono. Serve un segnale forte per dire noi ci siamo ancora e non siamo d’accordo.

31 marzo 2009

Lettera aperta all’On. Gianfranco Fini

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 21:50

Al Presidente della Camera
On. Gianfranco FINI
e p.c. a tutti i mezzi d’informazione

Pavia, 31 marzo 2009

On. Gianfranco Fini,
nella giornata di ieri ho avuto modo di leggere quanto ha espresso davanti ad alcuni giovani siciliani a Bagheria, in occasione dell’incontro con il Parlamento della Legalità. Devo dirLe che sono tante le impressioni che hanno agitato il mio animo durante la lettura delle Sue affermazioni.
Una fra le altre: il desiderio di essere lì presente ad ascoltare con le mie orecchie quanto diceva. Il desiderio di esprimerLe con le mie parole e non attraverso uno scritto come in questo momento mi accingo a fare, tutta la mia indignazione, il mio sconcerto, e l’oltraggio che ho dovuto subire io, la mia amatissima terra e la mia nazione.

Come hanno riportato numerose agenzie di stampa, Lei ha avuto l’ardimento di assicurare tutti noi che “non ci sono mafiosi alla Camera, non ci sono deputati che la difendono e non ci sono compiacenze”. Con tutto il rispetto che ho per l’Istituzione che in questo preciso momento storico Lei ha il dovere di rappresentare, mi permetto di dirLe che è la più grande ingiuria verso la stessa nazione della quale Lei per primo, insieme ai suoi colleghi deputati e senatori dovrebbe essere di esempio.
Le premetto che sono una giovane ragazza del sud, impegnata con le poche risorse a mia disposizione nella lotta alle mafie, ma Le assicuro, armata di tanta forza di volontà. Quella stessa volontà che riesce a darmi il vigore di approfondire in maniera seria e puntuale il fenomeno mafioso in tutti i suoi aspetti.
E credo fortemente nelle parole, soprattutto quelle parole pronunciate da alte cariche dello Stato, perchè sono sì importanti e reggono tutto il peso e la responsabilità che portano con sè.
Durante i miei studi di certo non mi sono sfuggiti alcuni nomi. Magari ne accennerò qualcuno tanto per farLe qualche esempio.

Dell’attuale senatore della Repubblica Italiana Giulio Andreotti, Gian Carlo Caselli scriveva giustamente, sulla Stampa del 18 ottobre 2004 che “la Cassazione, ribadendo l’assoluzione per i fatti successivi, ha confermato che fino alla primavera del 1980 l’imputato ha commesso il reato di associazione con i mafiosi dell’epoca, capeggiati da Sefano Bontate, autore di gravissimi delitti”; accusa come Lei ben saprà caduta in prescrizione e non inesistente come i nostri eminentissimi giornalisti vogliono farci apparire. Sapere che nel Senato della Repubblica Italiana abbiamo un uomo che ha sostenuto incontri prima del 1980 con mafiosi del calibro di Badalamenti e Bontate, francamente mi dà i brividi.

Non mi è sfuggito il nome dell’attuale senatore della Repubblica Italiana Marcello Dell’Utri, il quale è stato condannato definitivamente con sentenza passata in giudicato per frode fiscale e false fatture, nonchè condannato in primo grado per associazione esterna di stampo mafioso. Lo stesso Dell’Utri che con una sola affermazione ha dilapidato tutte le conquiste fatte in questi anni dall’antimafia, con quella definizione della parola “mafia” che l’on. offriva in occasione della trasmissione di Raiuno “L’inviato speciale” del 1 ottobre 2007: “Ma non esiste la mafia, dobbiamo tornare ai discorsi che facevano i primi mafiosi? Che cos’è la mafia? Non è un posto dove lei va a bussare e dice “permette, qui c’è la mafia, chi è il direttore generale?” Non esiste. La mafia è un modo di essere, un modo di pensare”. Con quella stessa definizione si manda al macero decine e centinaia di inchieste anche storiche che fanno luce sul sistema mafioso, andando contro una diffusa credenza che voleva la mafia come un modo di essere, che come Alfredo Niceforo vedeva il siciliano come un “uomo nel cui sangue scorrono eternamente la ribellione e la smisurata passione del proprio io. Ecco il mafioso”. Non solo Dell’Utri non riconosce il fenomeno mafioso come organizzazione criminale, ma non ne riconosce neppure l’impostazione piramidale (Riina e Provenzano chi sono se non “direttori generali” di Cosa Nostra?).

Non mi spiego e non comprendo come possa amministrare la nostra cosa pubblica neppure il senatore della Repubblica Italiana Salvatore Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento semplice di singoli mafiosi e rivelazioni di segreti d’ufficio. Il processo d’appello si svolgerà questo 15 maggio prossimo, ma mi chiedo: quale credibilità avrebbe lo Stato se Cuffaro risultasse colpevole, di quale credibilità può disporre un politico sottoposto ad una tale condanna seppure di primo grado? Quale estraneità a compiacenze mafiose potrà mai ambire un senatore, qual’è Salvatore Cuffaro, che negli anni passati si è distinto in pesanti accuse mosse nei confronti del pool antimafia alimentato dal coraggio del giudice Giovanni Falcone? Accuse da dimenticare e nascondere per l’on. Cuffaro che adesso offuscato il tutto, sul suo sito web personale si permette di tessere le lodi di quello stesso “giudice corrotto che ha costruito un’intera storia su un pentito volgare, che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana solo perchè serve al Nord”.

Sarebbero tanti altri i nomi che avrei voluto elencarLe, presenze inspiegabili di uno Stato che si è sempre dichiarato contro la mafia. Lei ha affermato che “non ci sono deputati che difendono” la mafia, io aggiungerei che sono pochi coloro che la combattono veramente. La vera lotta alla mafia, quella concretizzata tra mille difficoltà, sforzandosi di trovare nuovi strumenti di indagine e procedure di giudizio, non è stata realizzata dallo Stato inteso come simbiosi fra organizzazioni politiche e magistratura, ma da quello Stato rappresentato dalla volontà di diversi uomini e donne solitari ed abbandonati dalle istituzioni. Sono troppi gli esempi virtuosi che la nostra storia ci offre e che ancora ci fa soffrire, perchè per la maggior parte di loro non è rimasta che la memoria. Hanno pagato la loro rettitudine e la sana moralità con la vita.
On. Fini, ci ha chiesto di onorare questi morti, questi “servitori dello Stato”, ha detto che “i giovani devono ricordare i martiri, gli eroi, perchè i martiri vanno onorati con comportamenti quotidiani”. Sappia Onorevole, che siamo in tanti a farlo, proprio perchè spinti dal loro esempio, stiamo lavorando per lo Stato chiedendo anche verità. Le tante verità che vengono sottaciute da quello stesso Stato che vogliamo rendere migliore. Le tante verità non rivelate che comincerebbero a dar giustizia a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Le altre e troppe verità non rivelate che si nascondono dietro la morte di ogni uomo e donna caduti solo per aver sentito come propria la responsabilità di lottare contro questo cancro. Le oltraggiose verità che si celano dietro quel patto scellerato degli anni 90 fra Stato e mafia. Mi creda On. Fini, fino a che non verranno fuori tutte queste verità, saremo anni luce dal vedere quell’uscita dal tunnel di cui Lei parlava.

Ha ragione quando dice che è “cresciuta la volontà della società di non chinare il capo”, ma quanti sono quegli imprenditori o quei semplici cittadini che hanno dovuto rinunciare ad una vita normale per aver denunciato il sistema mafioso, che adesso si ritrovano ad essere completamente abbandonati dalle istituzioni che Voi rappresentate? Sino a quando non ci sarà una reale risposta da parte Vostra, che non si traduce solamente in arresti e confische, noi cittadini comuni, non vedremo mai una Vostra responsabile e netta avversione al fenomeno mafioso.

Chiudo questa lunga lettera ribadendoLe che sono una semplice cittadina completamente libera da qualsiasi interesse altro e non soggetta a preclusioni di tipo politico, sempre aperta ad un confronto sincero e rispondo alla Sua citazione di John Fitzgerald Kennedy con quest’altra:
« Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana. »

In fede
Concetta Cice

Le parole di Salvatore Borsellino. Il silenzio di Gioacchino Genchi

Filed under: Gioacchino Genchi,Zone limitrofe — iostocongenchi @ 18:48

Genzano (RM), sabato 28 marzo 2009

Le parole di Salvatore Borsellino sono sempre un urlo di rabbia che costringe ad interrogarsi e che spinge a voler fare qualcosa, sono una spada che si conficca nell’anima. Ma il silenzio scelto e imposto di Gioacchino Genchi è più eloquente di tante sue parole: il suo sguardo intenso, le vibrazioni del suo corpo sono altrettanti pugni nello stomaco… da ascoltare, ma soprattutto da guardare… ripeto: da guardare…

(commento di un utente di Facebook)

Parte 1 di 3

Parte 2 di 3

Parte 3 di 3

Stiamo vicino a Pino Masciari

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 12:10

Vi prego, stiamo vicino a Pino Masciari, adesso, finchè è vivo, non quando sarà morto.

Salvatore Borsellino

30 marzo 2009

Il tesserino di Pino Maniaci

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 18:44

Sergio Nazzaro per Agoravox.it:

Avere il tesserino non significa essere giornalisti. Come avere due palle sotto, non significa essere uomini.

21 marzo 2009

Da Violante a Jannuzzi, dalla tragedia alla farsa

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 11:06

Luciano Violante è l’ex magistrato e poi parlamentare che nel 2003 confessò in Parlamento di aver garantito a Berlusconi “che non sarebbero state toccate le sue televisioni” e che non sarebbe stato fatto nulla per risolvere il problema del conflitto di interessi. Non solo:  sottolineò anche il contributo dato per moltiplicare il fatturato delle aziende del Cavaliere.
Ancora non si è saputo a che titolo, dietro quale mandato, in cambio di cosa.

Luciano Violante è l’ex magistrato e poi parlamentare che nei giorni scorsi ha dichiarato:

“La campagna di Di Pietro e di Marco Travaglio a difesa di De Magistris e del consulente Genchi può apparire di sostegno non tanto del magistrato quanto del futuro candidato. Non dubito della buona fede dei protagonisti, ma oggi il modo con cui appare essere stata costruita la candidatura di De Magistris rischia di screditare insieme magistratura, politica e giornalismo.”

Visto che magistrati politici e giornalisti ci pensano da soli a screditarsi, con i loro comportamenti spesso sfociati in condanne che però non hanno impedito loro di continuare a fare danni, c’è da continuare a chiedersi: a che titolo, dietro quale mandato, in cambio di cosa continua a parlare Luciano Violante?

E poi:

“Dovrebbero essere i magistrati a fissare certe regole. Per esempio, chi ha gestito processi mediatici prima di tre anni non può candidarsi.”

Dovrebbero essere i parlamentari (titolari del potere legislativo, a compimento del mandato degli elettori, in cambio della legalità)  a fissare certe regole. Per esempio chi è condannato per mafia o corruzione non può candidarsi. Per tutta la vita. Soprattutto con una legge elettorale porcata.

Ovviamente il sincero giornalista ed ex parlamentare Lino Jannuzzi dall’autorevole ilVelino prende la palla al balzo:

“In definitiva, De Magistris scende in politica, sempre con l’incoraggiamento di Genchi, per affiancare e “difendere”, anche in Europa, i magistrati di Palermo e di Caltanisetta che hanno ripreso, diciassette anni dopo, a indagare sui “mandanti occulti” delle stragi che, secondo il registro degli indagati in cui furono inscritti diciassette anni fa, sarebbero stati Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi: a quando la loro ri-iscrizione?”

L’ex onorevole mette le mani avanti, però qui almeno è chiaro il debito di riconoscenza nei confronti di chi ha voluto far passare una condanna per diffamazione come reato d’opinione, anche se compiuto non in veste di onorevole e quindi a che titolo? Dietro quale mandato?
In cambio di cosa, in parte, è sotto gli occhi di tutti. Un’altra parte avrebbe potuto emergere dalle inchieste fatte abortire.

Quindi l’ex onorevole conclude citando l’ex magistrato:

“Oggi Violante dichiara che la candidatura di De Magistris “pone una serie di interrogativi sul rapporto tra politica e magistratura e anche tra giornalismo e magistratura” e rischia di screditare insieme magistratura, politica e giornalismo”. Da Violante a Di Pietro e De Magistris: dalla tragedia alla farsa.”

Senza pudore.
Da Violante a Jannuzzi, dalla tragedia alla farsa.
Biglietto di sola andata, per favore.

19 marzo 2009

SMS-bufala

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 19:05

Copasir, allarme sms-spia “Servono nuove regole” strilla ilGiornale.it.

E’ “singolare che il Comitato abbia informato i servizi di intelligence e non viceversa” si scandalizza Carmelo Briguglio, deputato del Pdl.

La storia degli sms-spioni risale all’ottobre 2008 e ne hanno già s-parlato giornali e TV: si tratterebbe di una denuncia ricevuta dalla Polizia Postale di Napoli, specificamente San Giovanni a Teduccio, come puntualizza Paolo Attivissimo, giornalista noto per le sue indagini anti-bufala in rete e non. Ora la ritira fuori il Copasir attraverso il presidente Rutelli, che informa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega ai servizi di intelligence, Gianni Letta, i presidenti delle due Camere e il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti.

Qualcuno, per cortesia, informi Rutelli che non abbiamo l’anello al naso.

Disinformazione continua? E noi informiamo!

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 11:58

Le operazioni di disinformazione inperversano. E’ palese che qualcuno vuole  creare un clima di “paranoia da intercettazioni” cercando così di diffondere subdolamente l’esigenza che da una parte la legge che vieta di fatto le intercettazioni sia necessaria, dall’altra che Genchi sia un intercettatore illegale e che quindi vada debellato.

L’ultimo esempio è dato da Corriere.it che pubblica un articolo dal titolo “Gli sms che spiano: pedinamento digitale e informazioni rubate” di Giovanni Bianconi (tieniamoli a mente questi disinformatori ché, se riusciamo a fermarli, poi li mandiamo a temperare le matite) in cui  si cita il nome di Gioacchino Genchi, quasi casualmente, per rafforzare il messaggio di paura che si vuole trasmettere.

Il succo dell’articolo è che per spiare un qualsiasi cellulare è sufficiente inviargli un sms: niente di più falso!

Affinchè un cellulare possa essere così platealmente, nonché illegalmente, spiato occorre almeno uno di questi presupposti, che dipendono esclusivamente dalla cura che riponiamo nei confronti del nostro telefonino:

– far installare direttamente sul telefonino da spiare un apposito software (sarebbe come permettere a qualcuno di farsi la copia delle chiavi della nostra casa);
– attivare il bluetooth e tenerlo configurato in modo che chiunque si possa collegare al nostro telefonino e possa fare quello che vuole (è come, non solo lasciare le chiavi del portone di casa nella toppa, ma anche mettere dei cartelli in strada che indichino il percorso per arrivare a quel portone).

Informarsi e informare per resistere.

18 marzo 2009

Intervista a Sonia Alfano

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 19:27

All’indomani delle intimidazioni ricevute dalla mafiaSonia Alfano, presidente della Associazione Nazionale Vittime della Mafia è stata intervistata da E. F. Torsello.

Dal Ponte sullo Stretto – “non lo vuole nessuno, bisognerebbe fare un referendum in Sicilia” – fino al caso Genchi, la Alfano racconta come la lotta alla mafia nella regione sia stata negli anni sempre più depotenziata e, sottolinea, “sarebbe necessario commissariare diverse procure”.

Ecco la parte relativa a Genchi:

Che idea si è fatta del caso Genchi?

Per rispondere a questa domanda vorrei premettere che in Italia c’è un gruppo minimo di persone che sta cercando di sovvertire la democrazia in modo molto sottile e subdolo. Nel considerare la vicenda di cui è protagonista Genchi, infatti, bisogna ricordarsi che le prove che ha in mano Gioacchino Genchi le hanno anche le procure e gli avvocati della controparte, perché nessuno sottolinea questo dato?

E in merito alle intercettazioni?

Sono convinta che non esista nessun archivio. Genchi, che conosco personalmente da anni, non ha mai fatto intercettazioni in senso stretto. I tabulati, infatti, sono una cosa diversa dalle intercettazioni e se un parlamentare telefona a un mafioso, automaticamente il suo numero di telefono entra a far parte della documentazione agli atti delle indagini. Contro Genchi è stato montato ad arte un caso. Aggiungo che le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi negli uffici e nell’appartamento di Gioacchino, a mio avviso, non cercavano soltanto i documenti relativi alle inchieste recenti ma miravano al materiale sulla strage di via D’Amelio. Qualcuno dev’essersi ricordato che Genchi sa molto sulla morte di Paolo Borsellino per aver partecipato all’inchiesta. Ma fortunatamente la testa e la memoria di Gioacchino, nessuno può sequestrarli.

Pagina successiva »

Blog su WordPress.com.