Io sto con Gioacchino Genchi

11 maggio 2009

Certa gente per vendersi sarebbe disposta a pagare

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 21:21

A sostegno della tesi che molti intraprendono la carriera di giornalisti perché è sempre meglio che lavorare, Stefano Zurlo su “il Giornale”, stipendiato grazie anche ai soldi degli italiani, anche se, forse, molti di noi saprebbero indicare almeno un milione di modi per spenderli meglio, non trova di meglio che accusare Marco Travaglio di avere parenti! Ebbene si. Siete pregati di leggere. Anche se, come a me, vi fa schifo solo l’idea di dover perdere tempo per consultare un prodotto editoriale che non avrebbe nemmeno una possibilità di esistere in un libero mercato. Rendetevi conto di cosa sono capaci. Un’inchiesta giornalistica, sarà impossibile non candidarla al Premio Pulitzer, vi  rivelerà che Marco Travaglio ha un fratello ed una moglie, addirittura!

E a Voi che proprio non la volete leggere, ve la riassumo.

Franco Travaglio, il fratello di Marco, che di mestiere fa il regista teatrale, sta lavorando per un adattamento di Toghe Rotte di Bruno Tinti (una libro che è la testimonianza diretta di cosa succede nelle aule dei tribunali e come si lavora nelle Procure). Uno scoop che farà epoca. Altro che la fidanzata del figlio di un Prefetto amico di una amico, eh.

Ma non è finita. Reggetevi forte!!! La moglie di Marco Travaglio è in contatto, tramite Facebook, udite udite,  nientepopòdimenoche con Gioacchino Genchi il quale,  ovviamente senza altro scopo che la diffamazione, viene definito “l’esperto che mezza Italia considera un pericolo pubblico“. Un genio che crede che l’Italia è grande come la sua camera da letto. Cosa non farebbe un sedicente professionista dell’informazione  per vendersi; qualcuno sostiene che sarebbe disposto a pagare.

7 maggio 2009

Gasparri intende denunciare Genchi

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 22:41

vauro_gasparri“Leggo che il signor Genchi ha dichiarato che non ho mai detto nulla di interessante neanche a telefono. Vuol dire che ha ascoltato le mie telefonate. Cosa che, essendo io un parlamentare, non avrebbe potuto fare. Denuncero’ quindi lui e tutti i suoi protettori, compreso quelli che fanno parte della magistratura e degli apparati dello Stato. In ogni caso, non ha potuto eccepire nulla nei miei confronti. Io invece ribadisco che una persona che ha commesso tali e tanti reati dovrebbe stare in carcere e non a piede libero”. Lo avrebbe affermato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.

Klaus Davi intervista Gioacchino Genchi

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 13:13

“Se uccidessero me, probabilmente si aprirebbe un dossier su tutto il mio lavoro e allora, veramente, verrebbero fuori grandi segreti. Non mi uccidono, forse c’è qualche polizza assicurativa sulla vita.”

“Diciamo che più che timore di me, hanno paura della loro coscienza. Non ho mai utilizzato le informazioni per fare gossip, non le mai vendute ai giornali scandalistici, lo dico a tutti i politici che mi hanno attaccato e a quelli che sperano che la Procura di Roma metta mano e apra quell’archivio.”

“Fino a quando certi dati erano in mio possesso, erano da considerarsi riservati: quelli che servivano, venivano utilizzati nei processi. Cosa ne sarà adesso che andranno alla mercé di tutti, visto che gli interessi del sinedrio della magistratura e della politica sono un tutt’uno? Ci sono intercettazioni che io avevo esaminato che riguardano il presidente del Consiglio, che riguardano il ministro della Giustizia, indagini che non avevano nessuna rilevanza penale e come tali erano state considerate, e non sono state depositate né trascritte né utilizzate perché la mia attività, e sfido chiunque a dimostrare il contrario, non è mai servita per fare gossip, per alimentare i giornali scandalistici di destra e di sinistra”.

“Ho rifiutato qualunque tipo di protezione, innanzitutto per l’indipendenza e liberta’ mia e della mia famiglia. Sono dei beni che non permetto a nessuno di compromettere, quindi, se i giudici vogliono incarcerarmi o mettermi agli arresti domiciliari, lo facciano pure, ma io non ho intenzione di farlo da me. Queste scorte poi, specie per come vengono scelte, sono solo dei palliativi: se devo farmi la scorta per risparmiare la benzina della macchina o le spese del taxi, allora dico che l’accattonaggio non e’ mai stato il mio forte”.

1 di 12

2 di 12

3 di 12

4 di 12

5 di 12

6 di 12

7 di 12

8 di 12

9 di 12

10 di 12

11 di 12

12 di 12

5 maggio 2009

Delirio

Filed under: WebNews,Zone limitrofe — iostocongenchi @ 16:00

Succede che “il Giornale“, non avendo elementi per poter difendere la prevista candidatura di “veline” e “letteronze”, attacca la candidatura di De Magistris sostenendo  “l’incredibile imperizia di questo magistrato che con le sue inchieste totalmente fallimentari, ma ben orchestrate sui giornali prima di scoppiare poi come bolle, ha distrutto vite, persone, famiglie, imprese, posti di lavoro e reputazioni“. Viene da chiedersi: ma perché con questo curriculum non è un candidato PDL?

Quindi accade che la Procura di Roma presenta ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame di dissequestrare gli archivi di Gioacchino Genchi sostenendo che “l’annullamento del sequestro mina in radice la possibilità di accertare se effettivamente il consulente abbia agito in esecuzione di disposizioni del pubblico ministero o abbia assunto autonome iniziative o, infine, abbia operato in concorso con il magistrato [De Magistris n.d.b.]“. Cioè: non ci sono gli elementi per un’accusa, ma mica possiamo fargliela passare liscia così a questi che hanno ficcato il naso negli affari nostri.

Nel frattempo la Procura di Catanzaro, dovendo proseguire l’indagine Why Not confiscata a De Magistris e a cui aveva collaborato Genchi, giunge al rinvio a giudizio di 98 persone su 106 indagati. La stessa indagine del magistrato delle inchieste fallimentari. La stessa indagine in cui è stato messo sotto sequestro l’archivio con tutti i tabulati, formalmente dissequestrato e non ancora restituito dopo una sentenza del Tribunale del Riesame, ma le cui risultanze sono state utilizzate da un altro magistrato per il rinvio a giudizio di 98 persone.

Tutto questo potrebbe far pensare di essere di fronte ad una farsa.

Al tribunale di Roma, il più grande d’Europa, da ieri i verbali si trascrivono a mano. Il ministero della Giustizia ha lasciato scadere l’appalto per la fonoregistrazione senza completare l’iter del successivo. Testimonianze, requisitorie, arringhe: sono circa 700 le udienze che ogni giorno si tengono nella capitale e per ognuna occorre la biro“. (Corriere.it)

Questo invece fa temere che siamo molto più prossimi ad una tragedia.

30 aprile 2009

Inchiesta “Why not”: rinvio a giudizio per 98 persone

Filed under: Zone limitrofe — iostocongenchi @ 18:13

La Procura generale di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di 98 persone a conclusione dell’inchiesta Why not, all’origine dell’allontanamento dell’ex pm De Magistris, della cosiddetta guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno e la conseguente sospensione del Procuratore Apicella, delle accuse al consulente Gioacchino Genchi.

Forse aveva ragione De Magistris? Forse aveva ragione Apicella? Forse aveva ragione Genchi?

“Dalla strage di Via D’Amelio ai segreti dell’agenda rossa”

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 08:31

agenda_rossa_palermo_4_maggio

Information Day – Marsala, 26 aprile 2009 – Le parole di Genchi

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 08:24

Trascrizione di Valentina Culcasi e Desiree Grimaldi

Dott. Gioacchino Genchi: “Grazie di tutto, grazie e complimenti agli organizzatori, saluto la popolazione di Marsala e gli amici della provincia di Trapani che sono venuti e anche quelli che sono venuti da altre parti d’Italia per questa manifestazione. Devo dirvi che mi commuove trovarmi  accanto al giudice Luigi de Magistris dopo diversi mesi che non ci vediamo, dopo che sono successi tanti fatti diversi. Devo dire avrei preferito ritrovarmi accanto al Dott. de Magistris in un’aula di giustizia di Catanzaro, se ce lo avessero consentito, ad aiutare lui e sostenere l’accusa nei confronti dei tanti malfattori nei confronti dei quali stavamo indagando. Ci hanno fermato, ci hanno delegittimato, hanno osato fare nei nostri confronti tutto quello che di umano e inumano si poteva pensare di fare per non farci continuare a lavorare e oggi siamo qui.

ll Dott. de Magistris ha fatto delle scelte che io condivido, approvo e mi congratulo con lui e mi congratulo anche con il movimento politico che ha ritenuto di dare un segnale di grande dignità alla politica italiana e alla rappresentanza della politica italiana in Europa portando in quel consesso una persona che darà certamente lustro all’ Italia e che contribuirà a dare di questa magnifica nazione un’immagine un tantino più decente di quella che invece i nostri politici e i nostri rappresentanti di governo danno, danno non solo per le loro malefatte ma  anche per il loro modo sconcio, scorretto, scurrile, volgare col quale si presentano in ogni consesso internazionale combinandone di tutti i colori in qualunque nazione del mondo. Io pensavo che il problema fosse solo in Svezia o in Francia, ma se va in Svezia, se va in Francia, se va in Inghilterra, ovunque va una volta fa le corna, una volta fa le pernacchie, una volta parla al telefono, un’altra volta dice una cosa che non dovrebbe dire e in ogni nazione ne combina una.Mi riferisco a quel signore che bontà sua fa il presidente del Consiglio dei Ministri e che disse di me che io, io, mi vedete così, io ero il più grande scandalo della storia della Repubblica italiana. Lo disse nella pienezza delle sue funzioni, come rappresentante del governo italiano, del popolo italiano, del più grande partito politico che la storia della Repubblica italiana ha mai avuto, come capo della più grande coalizione di governo della storia delle Repubblica italiana. Lo ha detto in una manifestazione  politica ed elettorale, in quella di Sassari e di Olbia determinando peraltro, con quella sua espressione la vittoria della coalizione politica che ha rappresentato ai danni del candidato del centro-sinistra Soru.

Il popolo sardo è stato preso in giro, il popolo italiano è stato preso in giro con un’ affermazione che è la più grande affermazione di falsità per un uomo come me che aveva avuto solo il coraggio di fare indagini su di lui, sui suoi sodali mafiosi, sul suo amico Marcello Dell’Utri e avere dato il mio contributo ai magistrati della procura della Repubblica di Palermo affinchè si affermasse la penale responsabilità nei confronti di un soggetto che è risultato colluso con la mafia, per aver contribuito nei processi in cui era imputato il suo amico e stalliere Vittorio Mangano che quest’ uomo ha portato a casa sua, che ha fatto sedere a tavola, che ha messo al cospetto dei propri figli, della propria moglie, della propria famiglia e che ha trattato come un pari un criminale e assassino condannato all’ergastolo per omicidio, che alla vigilia della campagna elettorale delle elezioni il presidente Berlusconi ha osato definire un esempio di moralità, un uomo di cui l’Italia doveva essere orgogliosa.

Io non faccio politica, non mi interesso di politica, non esercito il diritto di voto da diversi anni e peraltro a ben pensare penso proprio di si anche perché forse qualcuno mi ha dato l’opportunità per farlo e quindi è giunto il momento della rivolta. Non è retorica credetemi, chi ve lo dice, ve lo dice in una situazione di sofferenza e di prostrazione per avere visto colpita la propria vita, la propria carriera per delle accuse ingiuste, infamanti. Se io avessi commesso qualcosa, se avessi anche sbagliato, se avessi fatto anche un errore non dico con dolo, ma anche con colpa, se avessi fatto qualcosa che non dovevo fare, è giusto che io pagassi il mio prezzo alla giustizia. Non sono stati capaci nemmeno di imbastire delle accuse, se guardate i capi d’imputazione io sono stato accusato e perquisito dai carabinieri del Ros che sono venuti a casa mia, che sono entrati nella stanza di mia moglie che fa il magistrato al tribunale di Palermo, che cura i più importanti processi di mafia che si stanno facendo in questo momento nella città di Palermo nei confronti della cosca dei Lo Piccolo; perquisito dal Ros, perquisito da quegli uomini nei confronti dei quali avevo indagando, che avevo snidato come talpe  alla Procura distrettuale antimafia di Palermo che si vendevano le informazioni alla mafia e che consentivano agli uomini della mafia come Guttadauro,  come Bernardo Provenzano e altri di restare latitanti a vita, che informavano i politici corrotti e collusi con la mafia che nei loro confronti si stavano facendo delle intercettazioni telefoniche. Io sono quell’uomo che ha osato fare indagini a 360° senza mai guardare se  l’indagato era un uomo di destra o di sinistra, rispettando comunque sempre tutti, dai pedofili, agli assassini, ai mafiosi, ai politici.

Credetemi non è una cosa bella subire quest’onta, non tanto perché subire un’indagine è una cosa normale, chi ha fatto indagini non soffre del fatto di essere indagato, chi ha fatto indagini soffre per il fatto che chi lo sta indagando si sa essere sicuramente molto più delinquente di chi viene indagato. Perché io avrei consentito a chiunque di fare delle indagini su di me ma non alle persone nei confronti dei quali stavo indagando. Io non posso consentire a un politico del quale stavo esaminando i suoi contati telefonici con i criminali, con i delinquenti, di cui stavo controllando per conto del Dott. de Magistris le intercettazioni dove si parlava chiaramente di tangenti. C’è un’intercettazione di Saladino, l’imprenditore, in cui si dice:” ricordati di metterti a disposizione di Rutellone” e poi quello gli dice :”ma non è meglio di Mastellone”. Questo che cosa significa secondo voi, mettersi a disposizione, quando gli dice “dai disposizioni alla Cristina” – che sarebbe la segretaria tesoriera – “di mettersi a disposizione di Rutellone o di Mastellone.”

Io stavo lavorando su quelle cose quando il Dott. de Magistris è stato fermato, è stato trasferito e quando quel signore che presiede il Copasir che si chiama Francesco Rutelli si è messo a capo, con l’accordo del centro, della destra e della sinistra per portarmi al linciaggio morale, me e tutta la famiglia, per estendere una perquisizione pure alla sede della Polizia di Stato senza nemmeno avere un mandato. Questi signori sono entrati in una caserma della Polizia di Stato e sono andati a perquisire gli uffici e persino l’armeria, dove io in venticinque di servizio non avevo mai messo piede, sapendo che non avrebbero mai trovato nulla, posto che quello che cercavano lo avevano già trovato e sequestrato presso il mio ufficio, dove non hanno nemmeno guardato i computer, dove non hanno nemmeno guardato le macchine, però dovevano andare in Polizia perché dovevano darmi lo sfregio, dovevano dare una tagliata di faccia alla Polizia di Stato, un’istituzione democratica di questa Repubblica che ancora sa alzare la schiena e sa, per quel grande controllo democratico che esiste all’interno della struttura della Polizia di Stato, ribellarsi e non consentire che il potere prevalga.

Sono stato pure sospeso dal servizio perché ho risposto in un blog agli insulti di un giornalista di Panorama che ha dato del bugiardo a me, ma ve l’immaginate dico il bue che da del cornuto all’asino? Perché io avrei fatto gli accessi all’anagrafe tributaria profittando della password di accesso che avevo avuto per fare le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, hanno pure avuto pure il coraggio di strumentalizzare la tragedia fra le più grandi tragedie della storia d’Italia della scomparsa di questa bambina, il dolore di una madre, il dolore di una famiglia, il dolore di una popolazione d’Italia che piange da quattro, da cinque anni appresso questa vicenda e strumentalizzarla per venirmi a perquisire e accusate ingiustamente, perché l’accusa era per aver interrogato delle persone di Milano perché non erano di Mazara, ma se noi la bambina l’abbiamo cercata ovunque, in qualunque parte d’Italia abbiamo cercato la bambina. A Milano abbiamo fatto le interrogazioni, vi ricordate la vicenda di quel video di quel metronotte, che aveva ripreso quella che sembrava essere la bambina, che poi si è dimostrato essere la figlia di una rom, e i rom sapete benissimo  che hanno tutta una serie di telefonini non è che li vanno ad attivare con il passaporto, col codice fiscale ecc., sono insomma nomi così, spesso di fantasia. Per aver effettuato quegli accertamenti e verificare purtroppo, devo dire, che quella non era Denise io sono stato imputato, per aver verificato una vicenda, arrivò una telefonata a Federica Sciarelli a Chi l’ha visto,era una voce di una ragazza, una ragazza che diceva che aveva con lei Denise e faceva sentire la voce di una bambina. Immediatamente ci siamo messi in moto, tutta la macchina investigativa con i Carabinieri si è messa in moto per sapere chi era che aveva telefonato: quella voce era sicuramente di una bambina, quella ragazza diceva che aveva Denise. Grazie all’ aiuto di Federica Sciarelli siamo riusciti ad individuare il numero telefonico che aveva chiamato la segreteria di Chi l’ha visto, era un numero di Ragusa, era intestato a un extracomunitario, ho fatto subito gli accertamenti per vedere chi era quel soggetto di Ragusa, hanno fatto delle intercettazioni e le prime telefonate che si captano, che i Carabinieri sentono, dice no purtroppo è morta, è morta. Al che si precipitano tutti: il procuratore, i sostituti, i carabinieri e vanno a fare le perquisizioni a Ragusa e io gli faccio subito gli accertamenti per dove perquisito. Frattanto mi arrivano le intercettazioni, le sento bene, le guardo con più attenzione, mi sento quella prima e quella dopo: quelli stavano parlando di una pianta che era morta, non di una bambina, quella che aveva chiamato poveretta, era una povera handicappata, che così, in un momento forse di solitudine e disperazione ha visto comparire il numero della trasmissione Chi l’ha visto e aveva telefonato. Io li ho chiamati, gli ho detto fermatevi, ritornate, non perdete più tempo, purtroppo non è la bambina e fortunatamente quella che è morta è solo una pianta.

Bene, per avere fatto questi accertamenti i procuratori aggiunti di Roma, Nello Rossi e Achille Toro, soggetti che emergevano dalle intercettazioni delle indagini del Dott. Luigi de Magistris per fatti che riguardavano uno dei più grandi complotti, mi hanno ordinato la perquisizione dei carabinieri sulla base di atti totalmente infondati che il tribunale del Riesame di Roma ha dichiarato totalmente infondati. Nessun giornale ha osato scrivere queste cose, nessuna televisione ha osato dire queste cose e la mia disperazione non è che non l’abbia detto Emilio Fede in apertura del telegiornale, non che non l’abbia detto canale 5 in apertura perché io da loro non mi aspetto nulla e quando ci hanno provato a portarmi là per utilizzare, per strumentalizzarmi, per far comparire quella grande scritta che avete visto dietro di me:” Il più grande scandalo della storia della Repubblica”, quel giornalista Mentana che forse voleva fare un regalo al suo padrone, come io gli ho detto e gli ho ricordato, dopo avere fatto l’errore di intervistare Di Pietro nella puntata precedente e Saviano nella puntata precedente ancora, è saltato pure lui. Perché tutti coloro che ci hanno provato in questa vicenda sono saltati, tutti appena si sono avvicinati ai fili dell’alta tensione sono saltati. Io per quelle cose sono stato indagato, nonostante il Tribunale ha ordinato la nullità della perquisizione, i magistrati e i pubblici ministeri di Roma si rifiutano a restituire l’archivio, si rifiutano a restituire i dati dove c’è la storia di venti anni d’indagini, dove ci sono gli atti che li riguardano, dove ci sono le intercettazioni dove loro parlano per asservirsi al potere, per asservirsi al sistema, per barattare i posti ai Ministeri dove brigano sulle cose più sporche di questa repubblica. Io mi vergogno, io mi vergogno, io ho vomitato quando ho sentito quelle intercettazioni. Questa è la procura della Repubblica di Roma e chi la rappresenta.

Oggi il problema credetemi non è più solo la politica, non è più solo Berlusconi, oggi il problema è la Magistratura e l’informazione. Durante il fascismo nei sistemi dittatoriali c’erano le Veline, i giornalisti erano tenuti a dare le informazioni che il governo, che l’Ovra che era un reparto speciale della Polizia, l’organizzazione di vigilanza e repressione antifascista diffondeva, quantomeno c’era un sistema ordinatorio perché coloro che non stavano con il regime leggevano quelle veline e sapevano qual era il pensiero del regime. Oggi non c’è più nemmeno bisogno di questo, perché oggi sono gli stessi giornalisti che si censurano, si autocensurano nella speranza, nel tentativo di essere sempre più simpatici nei confronti del padrone, nei confronti del principe e alla fine la graduatoria si fa sulla base di chi è stato più bravo a censurare, a non fare passare le notizie che dispiacciono e a rendere sempre più magnifica, più bella l’inquadratura del principe. Persino i cameraman vengono bastonati o vengono premiati a seconda se la ripresa la fanno dal basso verso l’altro cosicché sembra più alto e slanciato o se la fanno di lato, se la fanno di profilo, se fanno vedere le rughe o i capelli finti perché pure nella testa i capelli sono finti.

Questa è l’Italia, questa qualcuno continua  a chiamarla democrazia, gli Stati del mondo ci ridono tutti. Se non fosse per internet, se non fosse per la rete, se non fosse per i blog, se non fosse per la rivoluzione che network come Facebook e altri hanno fatto, io oggi sicuramente non sarei qua perché avrebbero osato fare qualunque e chissà quali altre cose pur di non consentirmi di esprimere. Io continuerò e continuo a fare il mio lavoro, io sono un uomo dello Stato, non mi sono mai sentito un uomo dello Stato come dal momento in cui mi hanno sospeso dal servizio della Polizia. In quel momento io mi sono reso conto che su di me c’era, nella mia piccola, nella mia modesta funzione la responsabilità di portare il riscatto dei tanti cittadini onesti, di quel popolo che non ne può più, che si ribella. Di quel popolo che in Italia, in Sicilia, a Palermo ebbe il coraggio all’indomani del 19 luglio 1992 di alzare la testa e di ribellarsi, di quel popolo che gridava nella cattedrale di Palermo, quando si organizzò quella scena ignobile dei funerali di Stato per i poveri agenti della scorta, dopo che la famiglia Borsellino aveva negato l’ assenso a che si facesse questa manifestazione e volle, e pretese che i funerali di Paolo Borsellino si facessero in privato. I politici riuscirono a convincere i poveri genitori dei poliziotti a fare i funerali di Stato per organizzare la passerella, poi dopo i funerali gli lasciarono le bare là e si dovettero pagare il conto loro, il papà di Emanuela Loi si è fatto il prestito alla Findomestic per pagare il trasporto della bara della figlia in Sardegna.

Questa è storia, questa è la storia d’ Italia, questa è la storia di questa nazione, di questo popolo che ha ucciso e ha fatto istaurare un sistema. Lasciamo perdere chi sono i mandanti occulti. Le indagini, vedrete nei prossimi mesi e nei prossimi anni quello che verrà fuori, le porcherie che hanno combinato in termini di azioni ed omissioni su quelle indagini. Non voglio parlare di cose delle quali parleremo dopo perché bisogna avere il coraggio anche quando si processa la mafia di processarla con le prove, con gli elementi, non con i finti pentiti altrimenti alle sentenze non ci crede nessuno, sono solo delle burle. Vi faccio una riflessione da poliziotto, da poliziotto semplice, da poliziotto di strada, di uno che è cresciuto facendo il proprio mestiere: se qui c’è una banca e c’è una rapina e i rapinatori scappano col bottino nella borsa, poi danno l’ allarme. A un chilometro da qua la Polizia ferma una macchina in corsa e trova un signore con la borsa e quelle sono le mazzette rubate nella banca perché c’è la matricola nella fascetta, secondo voi che prove più ci vogliono per stabilire che quello è il rapinatore? Ci vuole la dichiarazione del notaio, che cosa altro ci vuole? E’ chiaro che i ladri sono loro.

Bene, in Italia c’era una Repubblica, c’era un sistema, un sistema di corrotti, un sistema di delinquenti, di tangentisti ma c’era un sistema, c’era un Parlamento, c’era un Presidente della Repubblica che si chiamava Francesco Cossiga, che aveva rappresentato il peggio della politica italiana, il peggio della democrazia cristiana, il peggio nella scellerata gestione della lotta al terrorismo come Ministro dell’ Interno ma un uomo che giunto alla fine del settennato, della sua carriera, fulminato sulla via di Damasco aveva cominciato a picconare il sistema, a colpire a destra, a manca e i primi che colpiva erano proprio i suoi, quelli della democrazia cristiana. A quell’uomo fecero l’impeachement a quel punto perché quell’ uomo che avevano sostenuto, che avevano votato tutti, compresi quelli della sinistra e avevano appoggiato a diventare Presidente della Repubblica, quando cominciò a picconare lo fecero dimettere. Dovevano creare uno Stato nuovo, dovevano creare la seconda Repubblica e fecero le stragi. Chi c’è andato al governo dopo le stragi? Chi ha vinto le elezioni? Quale partito è nato dalle ceneri, dal sangue di quei del 23 maggio e del 19 luglio? A chi sono servite quelle due stragi? Non serve la prova della fotografia del rapinatore dentro la banca. Io lo avevo visto scappare a un chilometro da qua con la borsa in mano e con i soldi rubati dentro la banca, è la stessa cosa!

Questa è la verità, questa è la vera verità scomoda che hanno impedito di affermare in Italia e che vogliono impedire e quindi ogni scusa è buona. Io adesso mi scuso di avere rubato qualche minuto in più, ma devo fare una dichiarazione solenne. Io sono stato sentito l’altro giorno per una giornata intera a Caltanissetta, ho dato il mio contributo ai magistrati che stanno riaprendo le indagini su quelle stragi, io confido molto nella serietà e nell’onesta dei magistrati che in questo momento, sia  a Palermo sia a Caltanissetta e sia a Firenze, stanno rivedendo alcuni aspetti di quelle vicende. Paolo Borsellino era entrato in un gioco più grande di lui, Paolo Borsellino aveva sentito Mutolo, Mutolo gli aveva fatto il nome di due persone, in particolare di Bruno Contrada e del giudice Signorino. Dopo che il giudice Signorino è stato interrogato a Caltanissetta per una giornata intera, siamo partiti insieme, lui con la sua macchina ovviamente e noi con la nostra. Lui andava più veloce, è arrivato a Palermo prima di noi, noi stavamo entrando a Palermo e ci hanno chiamato dicendoci che si era suicidato e per suicidarsi vuol dire che qualche motivo, poveretto, l’aveva, poveretto perché di fronte alla morte. Io ho assistito purtroppo alla sua di morte e poi ho assistito alla morte di un altro magistrato che è il procuratore di Cagliari, Luigi bombardini, anche quello suicidatosi dopo che lo abbiamo interrogato con gli elementi, con le prove in mano, coi contatti telefonici, coi tabulati che Caselli gli contestò uno per uno. Questi due magistrati, colpevoli o innocenti che fossero, i morti non si processano più e vanno rispettati, hanno avuto il coraggio di uccidersi e di suicidarsi.

I magistrati di Catanzaro su cui stavamo indagando col Dott. de Magistris, pur nostro malgrado il coraggio di suicidarsi non lo hanno avuto e hanno fatto pure carriera e il Dott. de Magistris è stato cacciato e io sono stato cacciato, inquisito e perquisito solo per avere fatto delle indagini su dei magistrati collusi con la politica. Questa è la verità. Paolo Borsellino aveva degli appunti, aveva delle annotazioni, Paolo Borsellino era andato al Ministero dell’ Interno dove c’era il capo della Polizia Parisi, Paolo Borsellino tentarono di fermarlo al Ministero dell’ Interno probabilmente non Parisi e probabilmente qualche altro che ricorda di non averlo incontrato, Paolo Borsellino non usava i computer a differenza di Falcone che provvederono a cancellare, Paolo Borsellino usava un’ agenda, un agenda rossa dell’ arma dei  Carabinieri che gli aveva regalato Carmelo Canale puntualmente come ogni anno.  Quell’ agenda è sparita dalla borsa in pelle che avete visto, quella borsa in pelle io l’ho esaminata, c’era intatto il costume di nylon blu, c’era il telefonino microtac, era incendiato perché era uscito dalla borsa, dentro la macchina era caduto durante l’ attentato. Di quel telefonino è rimasto un reperto che un familiare ha ricevuto, ha consegnato il telefonino alla procura perché era proprietà dello Stato, non lo era la batteria, la seconda batteria che il magistrato si era comprato. Questa è la batteria dello Star-Tac  del Motorola che si è trovata intatta sul luogo della strage. La vedete ancora annerita – scusate mi commuovo perché ho visto quelle scene terribili che non dimenticherò mai -, questa è la batteria del cellulare microtac di Paolo Borsellino che porta ancora i segni di quell’incendio, di quella esplosione e che è resistita alla strage e che rappresenta oggi il riscatto degli italiani onesti. La batteria che è infiammabile è rimasta e l’agenda è sparita, in quell’ agenda ci sta lo schifo di questa nazione su cui hanno costruito i destini d’ Italia. Questo non può più essere consentito.”

Pino Maniaci: “Dott. Genchi, c’è una sentenza dal Tribunale che dovrebbero restituirgli gli archivi, e questi archivi non vengono restituiti. Allora questo è un altro punto di riferimento, parliamo della magistratura e di una magistratura che si contraddice in sostanza”.

Dott. Genchi: “No, la magistratura fortunatamente ha ancora al proprio interno i canoni dell’ indipendenza. Mi riferisco in particolare agli uffici della magistratura giudicante, di quei giudici che lavorano in silenzio, che sgobbano, che scrivono le sentenze, che fanno onestamente il proprio lavoro e che non ambiscono agli strapuntini e agli incarichi di governo. A questi magistrati deve essere rivolta la solidarietà dei cittadini onesti e della gente per bene. Il problema non è la magistratura, qualcuno vuol far capire che in Italia il problema sia la magistratura. Il problema è l’affermazione di una nuova logica che travalica i partiti, che travalica i movimenti, che travalica le stesse strutture ideologiche o paraideologiche che hanno vinto le elezioni. Hanno svenduto un partito quale alleanza nazionale e lo hanno fatto confluire in un altro, mi hanno scritto i ragazzi di Azione Giovani insieme ai ragazzi di estreme sinistra che volevano organizzare delle manifestazioni. Mi hanno scritto e mi hanno detto “in fondo Alemanno ci sta accontentando,” sta intitolando una via a Craxi a Roma, sta intitolando una via a Craxi per quegli stessi giovani del fronte della gioventù nel 2003 all’uscita del Raphael avevano gridato via Craxi dallo Stato, adesso Alemanno gli sta  intitolando la strada: Via Craxi.

De Magistris parla di una nuova P2, io che sono andato un po’ più avanti nelle indagini da quando a lui gliele hanno tolte, mi permetto di dire che forse l’espressione non è perfettamente corretta in  termini storici e politici: questa è peggio della nuova P2, Licio Gelli, forse, al cospetto sembrerebbe, rappresenterebbe un campione di democrazia. Il soggetto di vertice che io ho trovato in rapporto con il magistrato che mi sta indagando è un soggetto che è stato cacciato dalla p2 di Licio Gelli per indegnità. Quindi voi immaginate il capo di una banda di ladri che dopo avere fatto una serie di furti viene derubato da uno dei suoi ladri e lo caccia dalla banda, io vi chiedo, da un punto di vista morale, poi i giudici valutano le colpe di ognuno, secondo voi chi è il più indegno: il capo della benda dei ladri o il ladro che ha fregato il bottino alla banda e al proprietario? Ebbene io ho trovato questo soggetto, che ha un nome e ha un cognome, anzi di nomi ne ha due per la verità, l’ho trovato in rapporto telefonico, col telefono di casa, con la persona che mi sta indagando, che mi ha perquisito e queste erano le indagini che io stavo facendo e io sto pagando anche per questo.

E non è che erano dei giorni a caso, erano i giorni della scalata all’ Antonveneta, erano dei giorni in cui furono filtrate le intercettazioni telefoniche di Consorte, che poi furono pubblicate sui giornali con Fassino da un preciso giornale, da un preciso giornalista che vedi caso è quello che mi ha provocato su Facebook per consentire poi che si affermasse la volontà di Gasparri secondo la quale io dovevo essere sospeso dal servizio. Bene, se mi consentite allora io spendo una lancia a favore di Gelli perché la P2 forse era un esempio di democrazia al cospetto di questo Stato che oggi queste persone vogliono affermare.

Alla fine dell´intervento del dott. Luigi de Magistris, il dott Genchi ha aggiunto:

Dott. Genchi: “E poi possibilmente, se mi consentite, poi queste persone devono essere controllate perché chiunque fa un lavoro deve essere controllato, se non funziona il sistema dei controlli…. Io ricordo un particolare: dodici anni fa, tredici anni fa io mi occupai di un´indagine, si era rifatto l’impianto dell’acquedotto di Trapani. Trapani sapete è una città dove ci sono stati sempre problemi idrici, al che venne fatto un progetto che venne finanziato, c’ erano fonti che venivano da varie parti, diverse centinaia di miliardi. Facendo un sistema elettronico di ingegnerizzazione, di calcolo, di telecontrollo si doveva studiare una captazione dai vari posti in cui si tirava l’ acqua in modo da far aumentare le risorse idriche per Trapani. Si sapeva quant’era l’acqua che l’acquedotto riusciva ad erogare e si spesero qualcosa come tre, quattrocento miliardi delle vecchie lire per questo sistema. Alla fine dei lavori, fatti ovviamente malissimo, progettati ancora peggio,l’ acquedotto rendeva il 20, il 25% di quanto rendeva prima. Praticamente quei tre-quattrocento miliardi avevano dato più da mangiare che da bere. Si sono fatte le indagini ed è venuto un governo che ha cambiato al legge, ha fatto una legge mi pare sul giusto processo o qualcosa del genere. Praticamente questo giusto processo era qualcosa che doveva servire per aumentar i termini di tutta una serie di cose e sostanzialmente tutto prescritto, tutto a carte per aria, ci abbiamo pure rimesso le spese delle indagini.

Questa è la realtà contro la quale bisogna lottare. La giustizia deve essere efficace, deve essere veloce e non deve perseguire o perseguitare solo l’extracomunitario, il tunisino, il marocchino o il rumeno e se il rumeno non c’è se ne trova uno qualunque tanto interessante che sia rumeno, purchè sia rumeno e si risolve il tutto. La giustizia deve funzionare per tutti, sia che abbiano i jeans, sia che abbiano la cravatta, sia che abbiano la camicia, il colletto bianco o i jeans, o i colletti sporchi. Perché spesso in Italia la giustizia quando comincia  a trovare i colletti, quelli sporchi, si ferma e quando lo sporco è lo sporco di sangue manco riesce a partire. Questo è il vero riscatto, la vera rivoluzione che la gente, il popolo deve pretendere da uno Stato. Perché uno Stato che non riesce a dare la verità e giustizia non potrà mai dare né libertà né risorse umane, né lavoro, né diritti perché al giustizia e la verità è il primo bene di una qualunque comunità sociale perché si possa chiamare Stato”.

Domanda dal pubblico: “Dott. Genchi, da cosa trae la forza per andare avanti, per lottare?”

Dott. Genchi:  “Io ti ringrazio per la domanda perché mi dai l’opportunità di dare un messaggio. Intanto devo dire che questa vicenda, a parte la fortuna di avere forse scoperto i miei figli che hanno la tua età, e averli scoperti e sentiti vicino come mai da padre io avevo sentito i miei figli, mi ha fatto sentire il calore e la vicinanza di tanti ragazze e ragazzi, come te. E’ stato qualcosa di impressionante, 127.000 e-mail e messaggi su Facebook, gente che peraltro inizia a insultarmi perché non ho il tempo di rispondere. Fra tutti cito quello di una ragazza, una ragazza dell’Aquila, una studentessa universitaria, una ragazza iscritta a giurisprudenza che mi aveva scritto prima del terremoto, mi aveva dato la solidarietà, aveva scritto un’e-mail bellissima e mi aveva detto che voleva fare il Commissario di Polizia, voleva dei consigli, voleva essere aiutata e indirizzata in quel lavoro. Quella ragazza non l’ho più sentita dopo il terremoto, sono preoccupato, ho cercato in tutti i modi di raggiungerla. L’unica notizia che ho avuta è stata che la sua casa era stata distrutta. Ho cercato d’informarmi, dicono che questa protezione civile funzioni, funziona forse a comprare le magliettine di quello che le fa o di far funzionare le imprese a cui affidano i lavori, comprese quelle a cui fanno fare le carceri, le caserme pagandogliele cinque volte quello che valgono per poi togliere pure i soldi della benzina e dello straordinario dei poliziotti che poi non possono più fare le indagini in Italia. Questo è un altro capitolo. Qualche giorno fa ho avuto una sorpresa: ho aperto il palmare e quella ragazza mi ha scritto e mi ha detto “Dottore sono riuscita oggi ad avere la pennetta ed il mio computer, ho perso mio fratello e mio zio nel terremoto. Ho acceso il computer ed il primo pensiero è stato di scrivere a lei perché sicuramente sarà stato in apprensione per me”. Questo fra i migliaia di messaggi che ho ricevuto è stato veramente il più forte, il più commovente, i tantissimi ragazzi…

Mi diceva un giornalista studioso di marketing  che cura diverse trasmissioni e che ha intervistato pure il Dott. de Magistris, Klaus Davi, che hanno fatto un sito per sondare le aspirazioni dei giovani, per fare degli studi di mercato interessanti per l’avvio dei giovani alle professioni, al lavoro, alle aziende perché ancora c’è qualcuno che queste cose le studia con intelligenza, mi ha detto “Dottore, lei forse non ci crederà, fra le professioni per cui i ragazzi hanno espresso la maggiore vocazione non c’era scritto il poliziotto, il carabiniere, il finanziere,il  magistrato… Io voglio fare il Genchi”, credetemi questa cosa mi ha dato una commozione, dice io voglio lavorare accanto ai giudici, voglio lavorare con ai magistrati, voglio lavorare con la Polizia, voglio lavorare con i Carabinieri, coi computer, cioè voglio dare un mio contributo di intelligenza, d’ingegno e mi ha fatto veramente riflettere come forse proprio i giovani, i ragazzi della tua età, gli studenti universitari sono stati i primi a capire la mia vicenda, che poi era la vicenda del giudice de Magistris che è la vicenda dei magistrati di Salerno e sono stati i primi a ribellarsi. Voi siete stati la nostra forza, noi credetemi, abbiamo pensato principalmente a voi perché nessuno pensava di fare quello che noi oggi stiamo facendo. Luigi de Magistris voleva continuare a fare il magistrato e io con lui speravo di concludere quei processi come ne avevamo già conclusi altri con tanti altri magistrati e non lo facevamo per vana gloria, lui per diventare deputato e io per diventare chissà chi. Io ero un illustre sconosciuto e come tale volevo rimanere, se avessi avuto la bramosia di mettermi in mostra in venticinque anni con le cose che ho fatto chissà quante occasioni, quante passerelle, quante telecamere, quante trasmissioni televisive, quanti inviti da Vespa ho rifiutato. Noi abbiamo lavorato e stavamo lavorando nel tentativo di darvi un’ Italia migliore di quella che i nostri padri hanno consegnato a noi con tutti questi  lestofanti. Fino ad oggi i lestofanti hanno avuto la meglio, noi siamo uno a zero però la palla è al centro, la palla è in mano a voi che adesso avete la possibilità di utilizzarla e scagliarla contro chi ha lottato e ha cercato di devastare il vostro destino. Vi vogliono affamare, vi vogliono togliere la speranza, vi vogliono togliere tutte le opportunità nel nome di un affarismo che con le banche, coi Parmalat, coi Bond, con i cali azionari, con i furti delle banche, degli interessi, con le truffe dei fallimenti, con tutte le magagne di Stato che organizzano per cui in un colpo solo riescono a rubare miliardi e miliardi, e poi noi andiamo a inseguire il povero ladro che va  a rubare un secchio d’uva e facciamo sembrare come se fosse chissà che, ecco è anche a questo che bisogna ribellarsi e voi siete i protagonisti del vostro futuro, amministratelo bene, studiate prima di tutto, crescete culturalmente, non separatevi dai vostri computer, utilizzateli al meglio delle loro possibilità perché quegli strumenti oltre ad essere dei grandi strumenti di democrazia, sono dei grandi strumenti di cultura. L’Italia è nelle vostre mani”.

28 aprile 2009

Information Day – Marsala, 26 aprile 2009

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 18:28

1 di 5

2 di 5

3 di 5

4 di 5

5 di 5

25 aprile 2009

Genchi diffida la Procura di Roma

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 09:20

Nel silenzio più assoluto delle Istituzioni dello Stato preposte al controllo di legalità dei magistrati, ritengo doveroso pubblicare la diffida che il 23 aprile 2009 il mio legale, l’avv. Fabio Repici, ha inviato al Procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara ed ai Procuratori Aggiunti Nello Rossi e Achille Toro che, con il Sostituto Procuratore Andrea De Gasperis hanno inopinatamente rifiutato la restituzione dei reperti informatici e dei dati sequestrati illegittimamente dal ROS presso il mio studio il 13 marzo 2009, a seguito di una perquisizione e di un sequestro annullato in toto dal Tribunale del Riesame di Roma, con le ordinanze dell’8 aprile 2009.

Gioacchino Genchi

Studio legale
Avv. Fabio Repici

PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale di Roma

Procedimenti n. 5033/09 e 11434/09 r.g.n.r.

Istanza di restituzione di reperti all’avente diritto

Quale difensore di fiducia del dr. Gioacchino GENCHI, persona sottoposta a indagini nei sopra indicati procedimenti,
tenuto conto delle due ordinanze emesse dal Tribunale del riesame di Roma (nn. 454 e 455 r.g. sequestri) in esito all’udienza dell’8 aprile 2009 (motivazioni depositate il 16 aprile 2009), con le quali sono stati annullati in radice perché illegittimi i decreti di perquisizione e sequestro emessi da codesto Ufficio nei due sopra indicati procedimenti l’11 marzo 2009 ed eseguiti il 13 marzo 2009;
preso atto del provvedimento, apparentemente recante la data del 20 aprile 2009 ma in realtà depositato il 21 aprile 2009, con il quale codesto Ufficio, in violazione delle predette ordinanze del Tribunale del riesame ha disposto la restituzione al dr. Genchi di uno solo dei reperti sequestrati il 13 marzo 2009, ed esattamente del “‘case’ color nero e argento marca “winner” sequestrato presso l’abitazione dell’indagato in data 13.3.2009”, dichiarando, contrariamente al vero, che nessuna altra res appartenente al dr. Genchi sarebbe stata posta sotto sequestro, sostenendo che l’ablazione degli altri reperti sequestrati il 13 marzo 2009 avrebbe riguardato “l’acquisizione di copie”;
che tale ultima affermazione è plasticamente contraria alla realtà, come anche risultante dalle operazioni di sequestro del 13 marzo 2009:
che, infatti, in dettaglio:
A. Il supporto di memorizzazione esterna della capacità di 2TB marca “LACIE” venne acquistato dal dr. Gioacchino Genchi al prezzo di € 371,95 come risulta dal buono di consegna e fattura FPR092205659 emessa il 17 dicembre 2008 da PIXmania-PRO.com (all. 1). Del resto ciò emergeva dai verbali di sequestro e dallo stesso provvedimento di codesto Ufficio (20-21 aprile 2009), laddove si legge che tale supporto contiene “il back-up, effettuato alle ore 23:00 dell’11.3.09, del server denominato ‘CIAMPI’ (contenente il data base ‘TESEO’ e altro) sequestrato presso la sede operativa della C.S.I. srl”. Il back-up risalente alle ore 23 dell’11 marzo 2009 (due giorni prima del sequestro), infatti, venne compiuto dal dr dr. Genchi per esigenze relative alla propria attività e non può, quindi, in nessun modo essere considerato copia, essendo peraltro contenuto in un reperto di notevole valore appartenente al dr . Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
B. Il supporto di memorizzazione esterna della capacità di 3TB marca “LACIE” venne acquistato (insieme ad altro supporto uguale e ad altro con capacità di memoria maggiore) dal dr. Gioacchino Genchi al prezzo di € 499,17 oltre IVA come risulta dalla fattura 1177992 del 26.2.2009 (all. 2) e dalla relativa bolla d’accompagnamento del 25.2.2009 (all. 3). Del resto ciò emergeva dai verbali di sequestro e dallo stesso provvedimento di codesto Ufficio (20-21 aprile 2009), laddove si legge che tale supporto contiene “il back-up, effettuato il 10.3.09, del server denominato ‘GIFUNI’ (contenente il data base ‘TESEO’ e altro) sequestrato presso la sede operativa della C.S.I. srl”. Il back-up risalente al 10 marzo 2009 (tre giorni prima del sequestro), infatti venne compiuto dal dr. Genchi per fini relativi alla propria attività e non può, quindi, in nessun modo essere considerato copia, essendo peraltro contenuto in un reperto di notevole valore appartenente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
C. I due DVD contenenti copia del sito web della C.S.I.srl, che come risulta dal verbale di sequestro sono di marca Verbatim capacità 4.7 Gb, vennero acquistati (insieme ad altri esemplari uguali) dalla C.S.I. srl Gioacchino Genchi, come risulta dalla fattura 1538425 dell’8 ottobre 2008 emessa dalla Nierle media group (all. 4). Pertanto anch’essi appartengono inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
D. Il CD contenente copia del programma “Pathdumper” venne acquistato (insieme ad altri esemplari uguali) dal dr. Gioacchino Genchi, come risulta dalla fattura 1364041 del 18 gennaio 2008 emessa dalla Nierle media group (all. 5). Pertanto, anch’esso appartiene inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
E. I quattro supporti (DVD) contenenti una cartella denominata “651.Saladino”, che come risulta dal verbale di sequestro sono due DVD di marca Philips Double Layer da 8,5 Gb e due DVD di marca Verbatim da 4,7 Gb, vennero acquistati (insieme ad altri esemplari uguali) dal dr. Gioacchino Genchi, come risulta (per i due DVD Philips) dalla fattura già indicata come all. 5 e (per i due DVD Verbatim) dalla fattura già indicata come all. 4. Pertanto, anch’essi appartengono inequivocabilmente al dr. Genchi (si veda anche il verbale di sequestro: “dietro formale richiesta avanzata nei confronti di SANFILIPPO Massimo, in atti generalizzato, veniva fornito il sottonotato materiale informatico, posto sotto sequestro”);
che, quindi, in definitiva, tutte le res indebitamente mantenute da codesto Ufficio sotto sequestro in violazione delle sopra richiamate ordinanze del Tribunale del riesame e degli obblighi di legge, appartengono tutte al dr. Genchi;
che, in realtà, tutto il materiale utilizzato dai militari del R.o.s. nei sequestri eseguiti il 13 marzo 2009 appartiene al dr. Genchi, fatta eccezione per la ceralacca utilizzata per l’apposizione dei sigilli (quest’ultima fornita dai militari del R.o.s. dalla Stazione CC. che si trova nello stesso stabile degli uffici del dr. Genchi);
che così la carta da imballo utilizzata dal R.o.s. fu acquistata dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura 2386 e dallo scontrino del 18 novembre 2008 emessi dalla Bellotti s.r.l. (all. 6), lo spago utilizzato dal R.o.s. fu acquistato dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura 5423 del 22 giugno 2001 emessa dalla Bellotti s.r.l. (all. 7), e il nastro utilizzato dal R.o.s. fu acquistato dalla C.S.I. srl, come risulta dalla fattura emessa il 15 gennaio 2002 da EMME Distribuzione s.r.l. (all. 8  ) e dalla relativa bolla di consegna del 16 gennaio 2002 (all. 9);
che, per tutto quanto sopra, tutte le res in sequestro devono immantinente essere restituite all’avente diritto dr. Gioacchino Genchi, essendo contra legem qualunque altra determinazione di codesto Ufficio;
per le indicate ragioni
diffido
codesto Ufficio, anche ai sensi dell’art. 328 c.p., affinché provveda all’immediata restituzione al dr. Genchi di tutti i reperti sequestrati il 13 marzo 2009, con l’invito a non violare, prima della restituzione, i sigilli, stante l’illegittimità del sequestro statuita dal Tribunale del riesame.
Messina, 23 aprile 2009

Avv. Fabio Repici

24 aprile 2009

Il lavoro di Gioacchino Genchi – 3

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 21:59

Con l’alibi delle arance

di Monica Centofante

La aveva quasi fatta franca, ma grazie alle perizie del super esperto informatico Gioacchino Genchi lo scorso 9 dicembre è stato condannato alla pena dell’ergastolo.
Una storia a lieto fine – per la Giustizia – che vede come protagonista Salvatore Bagliesi, appartenente alla famiglia mafiosa di Partinico. Accusato di aver partecipato al duplice omicidio di Francesco Paolo Alduino e Roberto Rossello, ma assolto dalla Terza Sezione della Corte di Assise di Palermo in primo grado.
Quel giorno, erano riusciti a dimostrare i suoi avvocati, Bagliesi non poteva essere sul luogo del delitto, avvenuto intorno alle 6.45 del mattino del 10 aprile 1999. Perché in quel frangente stava scaricando arance – come in precedenza aveva fatto altre volte – al locale mercato ortofrutticolo.
Lì si era trattenuto fino alle 7.00 – 7.30, quando aveva fatto rientro al suo magazzino per caricare le cassette vuote su un altro camion, in previsione di un ulteriore carico di frutta che intendeva fare quella stessa mattina a Ribera.
Ad aiutarlo, Massimiliano Suriano, testimone della difesa, che il 9 maggio del 2007 ha confermato quella versione giurando di essersi accompagnato al Bagliesi sin dalle 5:00 – 5:30 del mattino di quel fatidico 10 aprile.
Una tesi, annotava il Dott. Giancarlo Trizzino nelle motivazioni della sentenza, supportata dalle dichiarazioni del consulente tecnico della difesa Ing. Carvelaro e dall’incongruenza delle dichiarazioni di Michele Seidita, collaboratore di giustizia, che di quell’omicidio si era autoaccusato e che nei confronti del Bagliesi era colpevole di quella che viene definita “progressione accusatoria”. Meglio detto: dichiarazione dopo dichiarazione, il pentito aveva aumentato sempre più le responsabilità dell’imputato nelle fasi di attuazione del delitto.
Con il risultato che la Corte aveva ritenuto poco affidabili le sue rivelazioni decidendo così per un’assoluzione con formula piena per l’indagato.
Insomma, tutto per Bagliesi sembrava filare liscio, fino a che la Corte d’Appello presieduta da Innocenzo La Mantia non ha meglio analizzato le perizie del consulente dell’accusa Gioacchino Genchi. Rovesciando le carte in tavola. E scoprendo che Bagliesi era stato in realtà una pedina fondamentale, sia nelle fasi di attuazione che in quelle di ideazione del delitto.
Sorpresa? Niente affatto. In realtà è accaduto decine di volte, come vedremo nel corso di questa rubrica, che le consulenze del Dott. Genchi si siano rivelate fondamentali per il raggiungimento della verità processuale.
E se andiamo con ordine, nel caso specifico vedremo come e perché.

Il 10 aprile del 1999, intorno alle ore 6:45 del mattino, un sicario con il volto coperto da un passamontagna entra in un panificio di via del Contadino, a Partinico, in provincia di Palermo e uccide a sangue freddo il titolare, Francesco Paolo Alduino. Nel corso della sparatoria rimane ferito Roberto Rossello, dipendente, che morirà in ospedale poco meno di due settimane più tardi.
Le modalità dell’omicidio fanno subito pensare a un delitto di matrice mafiosa, tanto più che la vittima figurava tra gli imputati del cosiddetto primo maxi processo a Cosa Nostra.
Le prime indagini, però, non approdano ad alcun risultato. E ciò nonostante la collaborazione di Filippo Rossello, fratello di Roberto, e di Tommaso Cilluffo, appartenenti al clan mafioso capeggiato proprio dall’Alduino.
Il procedimento viene dunque archiviato, ma dalle dichiarazioni di questi ultimi inizia comunque ad emergere l’interessante spaccato della situazione interna al mandamento mafioso di Partinico. Diviso da una serie di contrasti insorti in seguito all’arresto dei Vitale, principali esponenti della famiglia dominante sul territorio, confermati anche dalla sorella dei boss, Giusy Vitale, divenuta reggente della stessa famiglia. E dal 2005, anche lei, collaboratore di giustizia.
L’uscita di scena dei capi del mandamento di Partinico, è la ricostruzione operata dagli inquirenti, aveva creato uno stato di fibrillazione e determinato la formazione di due gruppi contrapposti: da una parte gli eredi degli stessi Vitale, tra cui Seidita e Bagliesi, dall’altra una formazione emergente, determinata a svolgere sul territorio autonoma attività mafiosa, soprattutto nel settore delle estorsioni e dei lavori pubblici. E’ a questa seconda fazione che appartengono Rossello e Cilluffo, che qualche mese prima dell’omicidio avevano eseguito, su incarico dell’Alduino, un attentato ai danni dello stesso Seidita.
Nel 2002, quando il Seidita inizia a sua volta a collaborare con la Giustizia, quelli che prima erano solo dei sospetti iniziano ad assumere maggiore consistenza: l’omicidio dell’Alduino, spiega infatti il neo-pentito, era stato commesso proprio per ritorsione a quell’attentato. E a partecipare all’azione delittuosa, oltre a lui, vi erano il cognato Salvatore Pezzino (nel ruolo di co-organizzatore e di autista dell’auto del killer, ossia lo stesso Seidita), Antonino Lo Biundo (incaricato di rubare l’auto da utilizzare per compiere il delitto) e il Bagliesi, che avrebbe effettuato il pedinamento dell’Alduino e segnalato i movimenti della vittima predestinata la mattina dell’omicidio.
Anche Francesco Paolo Di Giuseppe viene coinvolto nelle fasi preparatorie dell’azione delittuosa, salvo poi defilarsi all’ultimo momento.
Il piano d’attacco, spiega il pentito, era semplice: Di Giuseppe, Michele Vitale e Bagliesi avrebbero inizialmente dovuto pedinare la vittima al fine di individuare il momento e il luogo più adatti per la buona riuscita del progetto delittuoso: identificati nella mattina presto all’interno del suo panificio.
All’alba del 10 aprile 1999 Bagliesi si sarebbe quindi appostato sotto l’abitazione dell’Alduino e avrebbe atteso che la vittima uscisse di casa per recarsi al lavoro. Nel frattempo il Pezzino, accompagnato da Antonio Lo Biundo, avrebbe raggiunto Seidita, all’interno del magazzino di quest’ultimo, situato proprio lungo il tragitto che l’Alduino avrebbe dovuto percorrere per recarsi al panificio. Quando la vittima fosse uscita di casa il Bagliesi la avrebbe poi dovuta seguire con la macchina per segnalarne il passaggio in corrispondenza dello stesso magazzino del Seidita suonando il clacson della propria auto. Così che i complici, appostati all’interno dello stesso magazzino, si sarebbero mossi in direzione del luogo del programmato omicidio.
Dopo l’agguato mortale Seidita e Pezzino si sarebbero dovuti recati in Contrada Paterna, nei pressi del complesso turistico “Città del Mare”, il luogo predeterminato per l’abbandono e l’incendio dell’auto utilizzata per il delitto. E lì, ad attenderli, ci sarebbe stato Antonio Lo Biundo.
Tale versione, almeno per quanto concerne la posizione Bagliesi, non è però condivisa dai giudici di primo grado che, come abbiamo visto, ritengono provato che la mattina dell’omicidio l’imputato si trovasse al vicino mercato ortofrutticolo a scaricare arance. Assolvendolo, così, “per non aver commesso il fatto”.
E’ proprio qui che entra in gioco Gioacchino Genchi. Che grazie alle sue consulenze – e per il medesimo duplice omicidio – aveva già fatto condannare all’ergastolo il Salvatore Pezzino.
E che attraverso l’acquisizione e l’analisi dei tabulati telefonici racconta un’altra storia.

(more…)

I fatti non devono disturbare le bugie

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 07:32

22 aprile 2009

Neutralizzazione del teorema incolpativo

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 07:51

di Antonino Monteleone

Con questa frase molto eloquente il Tribunale del riesame di Roma spiega che Gioacchino Genchi non ha violato nessuna legge nell’esercizio delle sue funzioni. Di certo non poteva scrivere che ha semplicemente urtato la sensibilità di quei politici un po’ troppo a braccetto con certi imprenditori e di quei magistrati che, avendone due – di braccetti, – tengono molto sia agli uni che agli altri.

Analizzando le motivazioni integrali con le quali  i Giudici Francesco Taurisano, Anna Criscuolo e Luca Della Casa, hanno annullato i provvedimenti di sequestro dei server e dei dati acquisiti da Gioacchino Genchi, si comprende meglio l’azzardo tentato dalla Procura di Roma su evidente spinta “politica”.

Un’anteprima volontaria della imminente riforma dell’ordinamento giudiziario che vuole l’azione penale sottoposta alla spinta del Governo. Ma in una versione, se possibile, peggiore nella misura in cui a sollecitare l’azione penale non è il Governo, bensì il “potere politico” inteso in senso ampio. Come volontà di tutto l’arco costituzionale, ovvero di tutto tranne l’Italia dei Valori (fatti salvi alcuni carneadi), intenzionato a distruggere Luigi De Magistris e le sue inchieste. Dunque i suoi collaboratori. Fino ad arrivare a Gioacchino Genchi.

Bisogna trovare qualcosa per incastrarlo. Scavare. Attivare tutti i canali possibili.

Guardano nel suo curriculum professionale. Risultato, nulla.
Cercano nel suo passato. Risultato, nulla.
Un parente, un familiare che si fosse mai messo le dita nel naso in pubblico. Risultato, nulla.

Non avendo nulla da raccontare si è passati alle invenzioni. Intanto certi giornali, nei giorni a cavallo tra gennaio e febbraio scorsi, lo davano già per indagato. Qualcosa non va.

Nel frattempo, Stefano Crociata, direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate e stretto parente di Monsignor Mariano Crociata, segretario della CEI, si mette a lavoro e redige, di suo pugno, una corposa relazione che inoltra alla Procura di Roma lo scorso 5 marzo.

Dieci capitoli con i quali si fantastica circa l’uso che Genchi ha fatto delle credenziali di accesso all’anagrafe tributaria fornite dal Comune di Mazara del Vallo nell’ambito delle indagini sul rapimento di Denise Pipitone.

In quella informativa la cosa più grave commessa da Genchi sarebbe l’acquisizione – comunque legittima – di oltre 2600 tabulati avvenuta “con particolare frequenza durante la stagione estiva” (sic!). Si fosse preso un po’ di ferie, questo Genchi, si sarebbe risparmiato un po’ di grane.

La Procura fa proprie quelle accuse considerando la sussistenza di “gravi indizi dei reati per avere l’indagato, pur avendo titolo per accedere al sistema, agito per finalità diverse da quelle consentite“. E quali sarebbero le finalità “diverse” e, dunque, “non consentite”?

Se le sono scordate. Ce le avevano sulla punta della lingua e poi si son perse. A meno che il problema non fosse che “acquisendo, elaborando e trattando dati(ovvero facendo il suo lavoro!) Genchi avesse scoperto cose che non avrebbe dovuto. Dunque andava fermato.

Veniamo alle accuse più note. Anche in questo caso il Riesame boccia la Procura di Roma.

Non ha violato le guarentigie dei parlamentari“. Né ha messo in “pericolo la sicurezza dello Stato” quando ha acquisito i tabulati di alcuni uomini dei servizi di sicurezza che parlavano al telefono, senza che nessuno abbia chiesto loro perché, con Saladino, Pittelli, Minniti, etc.

Non ha messo in pericolo nessuno semplicemente perché non esistela norma di legge o di regolamento” che vieta di acquisire, nell’ambito di una legittima inchiesta, i loro tabulati.

Gioacchino Genchi non poteva sapere che l’ex Ministro dell’Interno, all’epoca di Why Not Senatore della Repubblica, ed attuale Presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu, utilizzasse un cellulare intestato ad un’avvocatessa di Roma di nome Stefania Ilari.

Quando si apre l’indagine Why Not, l’unico soggetto sottoposto ad indagini è Tonino Saladino. Per verificare le dichiarazioni della super teste, Caterina Merante, senza bisogno di intercettare nessuno, Luigi De Magistris dispone l’acquisizione dei dati di traffico di tutte quelle persone che gravitavano (e gravitano tuttora) nell’orbita di Saladino.

Dunque uno dei passaggi più abusati negli atti che abbiamo letto nei mesi scorsi, ovvero che Genchi “elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici relativi ad utenze in uso a numerosi parlamentari” va corretto e riscritto: Genchi “elaborava e trattava i tabulati telefonici relativi a numerose utenze intestate a pochi parlamentari e da essi distribuite ai loro scagnozzi” che con la scusa della immunità pensavano di poter diventare provider telefonici paralleli.

E l’ineffabile ROS dei Carabinieri (fatto di veri servitori dello Stato, ma dove alcuni soggetti ne minano la reputazione in seno all’opionione pubblica), nell’ennesima testimonianza di precisione ed accuratezza, si “dimentica” di trascrivere nella propria informativa – chissà come mai – come, quando e perché il nome di Sandro Gozi finisce sotto la lente di ingrandimento del PM De Magistris.

Nell’aprile del 2007 Genchi chiede a De Magistris di valutare l’opportunità di controllare il tabulato di un braccio destro di Prodi in rapporti con Saladino. Gozi, appunto. Gozi era Deputato, Genchi non lo sapeva. Né poteva saperlo. Infatti usava una SIM attivata in Belgio.

I numeri di cellulare di Gozi spariscono dall’informativa del ROS.

Vicenda Mastella. A Luglio si valuta l’opportunità di acquisire il tabulato di un’utenza intestata al Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Quel numero riceveva il 24 giugno 2006 una telefonata ed il 12 e 13 settembre 2006 un sms dal cellulare di chi? Ma di Tonino Saladino. Che chiamava il suo amicone “Clemé. Meglio noto come Clemente Mastella. Fu Guardasigilli.

Come Mastella, Saladino sentiva spesso Agazio Loiero, Governatore della Calabria, che ricevette nel 2005 appoggio elettorale proprio da Saladino. In quel caso la posizione di Loiero non beneficiava di alcuna prerogativa che ammantasse di segretezza le sue utenze.
E poi c’è la SIM intestata a Mazzoran Gianni di Monastier di Treviso. Chi poteva dire a Genchi e De Magistris che quel numero, intestato ad uno sconosciuto veneto, spesso in contatto con Saladino fosse dell’ex Vice Ministro agli Interni Domenico Minniti, meglio conosciuto come Marco Minniti?

Il numero di Prodi. Nella rubrica di due diversi cellulari di Saladino, alla voce “Romano Prodi Cell“, compariva un numero di telefono intestato alla Delta S.p.A.

Dunque “le attività di acquisizione, di elaborazione e di trattamento dei dati compiute da Genchi non possono definirsi illecite“.

Secondo il riesame le accuse di Andrea De Gasperis, Achille Toro e Nello Rossi, sono costruite “in termini di evidente genericità e indeterminatezza” mancando di “definire la specificità e la concretezza della violazione addebitabile al consulente tecnico“.

Il Tribunale non può che registrare la neutralizzazione del teorema incolpativo come prospettato dall’accusa.

Per il momento sappiamo solo che la Procura di Roma, violando l’ordinanza, trattiene ancora i dati sequestrati a Genchi e si sta organizzando per ricorrere in Cassazione.

21 aprile 2009

Una farsa surreale

Filed under: Gioacchino Genchi — iostocongenchi @ 20:31

La Procura di Roma irride la Procura di Roma. Sarà ora di svegliarsi?

Dopo che due ordinanze (1 e 2) del Tribunale del Riesame avevano deliberato il dissequestro degli archivi di Gioacchino Genchi, la stessa Procura di Roma si rifiuta di restituire quanto illegittimamente prelevato. E’ l’ennesimo corto circuito causato dalle indagini di De Magistris e a cui Genchi aveva fornito la propria consulenza.

L’Avvocato Fabio Repici, difensore di Genchi, spiega:

“Siamo oltre il porto delle nebbie. Oggi la Procura di Roma ha fatto ammutinamento rispetto ai provvedimenti dei giudici che hanno decretato l’illegittimità totale dell’operato della stessa Procura. I reperti che la Procura di Roma sta mantenendo abusivamente in sequestro sono tutti di proprietà del dr. Gioacchino Genchi. Per questo oggi i Pm di Roma si sono resi responsabili, tra l’altro, dei reati di rifiuto di atti d’ufficio e di appropriazione indebita. Peraltro, nei supporti informatici trattenuti ci sono atti relativi a delicate indagini per le quali il dr. Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità giudiziaria. E ci sono perfino atti e intercettazioni che riguardano il procuratore aggiunto Toro: tra l’altro sue conversazioni nelle quali nel maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi. I magistrati della Procura di Salerno sono stati cacciati su due piedi dal Csm per aver emesso un provvedimento dichiarato legittimo dal competente Tribunale del riesame. Mi chiedo: cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia? Mi auguro che la risposta non sia da rintracciare nel contenuto di quelle conversazioni”.

Gioacchino Genchi si appella alle massime cariche istituzionali:

“La Procura di Roma  rifiuta illegittimamente la restituzione di quanto, altrettanto illegittimamente, era stato sequestrato dai carabinieri del Ros. Siamo in presenza di un atto eversivo di proporzioni inaudite e per questo chiediamo l’immediato intervento del Capo dello Stato, del procuratore generale di Roma e del procuratore di Perugia“.

20 aprile 2009

Castello Utveggio

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 11:20
di Salvatore Borsellino
Erano le tre di notte ai primi di marzo di quest’anno, a Palermo. Mi sono svegliato di soprassalto, mi sono alzato e sono andato a guardare, dal balconde al nono piano della casa dove dormivo, il monte che sovrasta Palermo.
Non c’era la luna, non c’erano le stelle, il cielo era nero, ma sulla cima del monte si stagliava un castello.
Emanava un lieve chiarore, come se fosse fosforescente, dotato di una luce propria, forse perché lo ho guardato a lungo tante volte illuminato dal sole, e quell’immagine si è ormai stampata nella mia memoria.
Ogni volta che vado in Via D’Amelio vado vicino all’olivo che mia madre ha fatto piantare nel punto in cui era stata piazzata la macchina piena di esplosivo, nel punto dove sono stati massacrati Paolo e i suoi ragazzi, alzo gli occhi, lo vedo e sto a lungo a guardarlo.
Chissà se Paolo prima di alzare il braccio per suonare il campanello del citofono della casa di nostra madre ha alzato gli occhi e lo ha visto per l’ultima volta, chissà se anche i suoi ragazzi prima di essere fatti a pezzi lo hanno guardato.
Di certo qualcuno da una finestra di quel castello li stava osservando e aspettava il momento migliore per azionare il detonatore.
Di certo Gioacchino Genchi arrivando in Via D’Amelio due ore sopo la strage ha distolto gli occhi dal tronco di Paolo in mezzo alle macerie del numero 19 di Via D’Amelio, ha distolto gli occhi dai pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall’intonaco del palazzo dove abitava la mamma di Paolo e ha visto quel castello.
Quel castello, l’unico punto, come subito capì, da dove poteva essere stato azionato il comando che aveva causato quella strage.
E allora prese l’auto, fece quei pochi chilometri in salita che separano Via D’Amelio da quello sperone del Monte Pellegrino, andò davanti al cancello di quel castello e suonò un altro campanello, lo suonò a lungo ma nessuno gli aprì nonostante la dentro ci fossero tante persone come poté stabilire qualche tempo dopo elaborando, come solo lui è in grado di fare, i tabulati telefonici dove sono riportati le posizioni e le chiamate dei telefoni cellulari e dei telefoni fissi.
Incrociando quelle telefonate si riescono a stabilire delle verità che nemmeno le intercettazioni sono in grado di fare.
Si riesce a sapere che da un certo numero di ville situate sulla strada tra Villagrazia di Carini e Palermo una serie di telefonate partì per segnalare che Paolo stava arrivando al suo appuntamento con la morte.
Si riesce a stabilire che nei 140 secondi intorno alle ore sedici cinquantotto minuti e venti secondi dell’esplosione che causò la strage, delle telefonate partirono e arrivarono da una barca ormeggiata nel golfo di Palermo per segnalare che Paolo era arrivato al suo ultimo appuntamento e che l’esplosione era stata perfettamente sincronizzata con il suo arrivo.
Su quella barca c’era Bruno Contrada ed altri componenti dei servizi segreti civili, dentro quel castello, insieme a persone che Genchi, con le sue tecniche è in grado di individuare e avrebbe già individuato se non lo avessero subito fermato, c’era Musco, una lugubre figura appartenente e animatore di logge massoniche deviate che dovrebbe essere inquisito per tanti elementi che invece oggi si trovano solo come spunto nelle sentenze di archiviazione di processi che non hanno potuto svolgersi.
Che forse non si svolgeranno mai, protetti come sono  da un segreto di Stato non dichiarato ma non per questo meno forte perché retto dai ricatti incrociati basati sul contenuto di una Agenda Rossa..
Perché invece di portare avanti quei processi si emanano sentenze assurde e vergognose come come quella che ha mandato assolto il Cap. Arcangioli, l’uomo fotografato e ripreso subito dopo l’esplosione in Via D’Amelio, con in mano la borsa di cuoio di Paolo che sicuramente conteneva l’agenda rossa.
Perché invece si svolgere altri processi che vanno a toccare i fili scoperti delle consorterie di magistrati, uomini di governo, massoni e servizi deviati, si massacrano altri giudici, non più con il tritolo, ma con metodi nuovi che non fanno rumore, non fanno indignare l’opinione pubblica, come le bombe che in Palestina amputano gli arti di civili palestinesi senza che venga versato del sangue.
Massacri, vere e proprie esecuzioni davanti a plotoni di esecuzione composti da altri magistrati, come la decimazione della Procura di Salerno, che vengono presentate da una stampa ormai asservita e pavida di fronte al sistema di potere con un’ottica completamente distorta e fuorviante.
Perché il pericolo rappresentato da Genchi e dalle sue consulenze in un eventuale processo agli esecutori occulti di questa strage, anche se forse non si svolgerà mai, viene eliminato preventivamentre eliminando la possibilità di un utilizzo delle sue raffinate tecniche di indagine in grado di inchiodare i responsabili materiali di quella strage.
Almeno fino a quando, e non è impossibile che accada, qualcuno non deciderà che sia necessaria la sua eliminazione anche fisica sfidando le reazioni che questa potrebbe provocare nell’opinione pubblica.
Alla stessa maniera in cui fu sfidata questa reazione quando fu necessario eliminare in fretta Paolo per potere rimuovere del tutto l’unico ostacolo che si frapponeva al portare avanti una ignobile trattativa tra mafia e Stato, portata avanti, in prima persona, dai più alti gradi del ROS. Quella trattativa della quale oggi, punto per punto e in mezzo all’indiferenza e all’assuefazione dell’opinione pubblica, vengono realizzati quei punti contenuti nel ‘papello’ e che sanciscono la definitiva sconfitta dello Stato di diritto.
Vogliamo anche noi dichiararci sconfitti, vogliamo anche noi chinare il capo e dichiararci servi, vogliamo anche noi rinunciare alla nostra libertà?
Il 19 luglio non è lontano. Prepariamoci.
Quest’anno da quella via in cui tutto è cominciato alle 5 del pomeriggio di 17 anni fa, dovrà nascere e non dovrà più fermarsi la nostra RESISTENZA.
Non dovrà più fermarsi fino a quando non sarà fatta Giustizia, fino a quando quei criminali che, anche dentro le istituzioni, stanno oggi godendo i frutti di quella strage non saranno spazzati via per sempre

18 aprile 2009

Il Sole tramonta, riaffiorano le menzogne

Filed under: WebNews — iostocongenchi @ 19:15
di Martina Di Gianfelice (19luglio1992.com)

Dopo il commosso addio di Gianni Riotta al TG 1, il compianto direttore è andato a inquinare l’aria a “Il Sole24Ore” che già presenta i primi sintomi della nuova gestione e li palesa in quest’articolo “Genchi, un mistero in 11 domande: consulente fedele o manipolatore? ” di Lionello Mancini . In un’intervista in stile Marzulliano in cui chi fa le domande e si dà le risposte è sempre la stessa persona, il giornalista effettua una specie di lavaggio del cervello sul lettore mischiando le carte in tavola, accostando alcuni frammenti di verità ad affermazioni prive di fondamento.

L’intervista-Marzulliana comincia col chiedersi “perchè Genchi è indagato” e nella seguente risposta si accenna ad eventuali accertamenti sull’operato complessivo del consulente che sarebbero condotti dalla Procura di Roma alludendo all’acquisizione di centinaia di milioni di dati (cifra inventata): “I Pm romani intendono verificare in che modo, quanto tempo fa, in riferimento a quali inchieste, il consulente palermitano abbia raccolto le centinaia di milioni di dati di cui è anche attualmente in possesso e sui quali continua a operare”. In realtà Genchi è indagato per presunti reati inerenti la sua consulenza nell’ambito dell’inchiesta “Why Not” dell’allora Sost. Proc. Luigi De Magistris, non per il suo operato in senso globale, e per presunto accesso abusivo all’anagrafe tributaria nell’ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. I reati contestati al consulente sono quindi abuso d’ufficio, accesso abusivo all’anagrafe tributaria, violazione del segreto di Stato e della Legge Boato del 2003 che “dichiara inutilizzabili le telefonate di un indagato che parla con un parlamentare, salvo autorizzazione del Parlamento“.

In seguito il giornalista dà sfogo ai suoi impulsi repressi citando dichiarazioni mai rilasciate e mischiando le carte in tavola con una certa abilità, dono di pochi eletti.

Cito testualmente:

– “il poliziotto con il bernoccolo dell’informatica“: nessun bernoccolo, è solo il suo lavoro, autorizzato da un Pubblico Ministero. Il consulente al conferimento dell’incarico assume anche la funzione di Pubblico Ufficiale (promemoria per Martelli che ad Annozero apparve carente in materia).

– “Genchi sostiene di essere tuttora il consulente migliore e il più affidabile“: Genchi non ha mai dichiarato niente di simile, non ha le manie di grandezza come certi politici e giornalisti-cortigiani al seguito. Nella stessa risposta veniamo poi a conoscenza di una novità assoluta nel panorama mondiale: “Una differenza sostanziale è che Polizia e Carabinieri, aggiornati e dotati di strumenti adeguati, lavorano gratis per lo Stato“; ora io non so in che Paese viva Mancini, ma nel mio poliziotti e carabinieri sono stipendiati dallo Stato e non lavorano gratis per nessuno. Inoltre vorrei ricordargli che essi sono pubblici ufficiali come il consulente Genchi, motivo per cui sono entrambi retribuiti.

– L’uso del database da parte di Genchi è “border line rispetto alle norme in vigore“. Questa è in sè già un’affermazione priva di significato poichè qualsiasi cosa o è legale o non lo è, non esistono particolari vie di mezzo. In più risulta dal decreto di perquisizione della Procura di Salerno che l’operato di Genchi (e di De Magistris) non sia per niente border line ma perfettamente legittimo: “Gli approfondimenti esperiti da questo ufficio hanno evidenziato una serie di gravi patologie. Si evidenziano, in primis, i gravi profili di illiceità inficianti il modus operandi del procuratore generale avocante, dr. Dolcino Favi, che, dopo aver illegalmente avocato a sé il procedimento c.d. Why Not, disponeva la revoca con effetto immediato dell’incarico di consulenza del dr. Genchi, sulla base di un provvedimento privo di sostanziale motivazione, né sorretto da alcun dato concreto, documentale e/o informativo, di riscontro effettivo alle asserite presunte illegittimità ascrivibili al consulente nell’espletamento del mandato e alla eccessiva onerosità delle sue prestazioni professionali” (decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Salerno il 2 dicembre 2008, dichiarato legittimo e conforme dal Tribunale del Riesame in data 9 gennaio 2009).

– “Il «caso Genchi» ha qualche nesso, somiglianza o intreccio con il «caso Telecom»? Forse sono solo due le possibili somiglianze: l’assenza di intercettazioni vocali e la reazione confusa e interessata di molti uomini politici, freneticamente interessati a tirarsi fuori da eventuali impacci, scandali, rivelazioni o anche processi. Per il resto, mentre la Security di Telecom spiava, formava dossier illegali per scopi non sempre dichirabili e all’interno di un’azienda privata, Genchi ha – almeno formalmente – agito nella legalità, per fini istituzionali, sempre dichiarati e per “committenti” pubblici, autorizzati e con possibilità di delega: le Procure“.
Una “sottile” differenza distingue i due casi citati: Marco Mancini, numero due del SISMI, e Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza Telecom, spiavano illegalmente, Genchi non spia e fino a prova contraria il suo operato rientra non solo formalmente ma anche sostanzialmente nell’ambito della legalità. La presunzione di innocenza non vale solo per i politici inquisiti.

Mancini conclude con l’annuncio che il materiale sequestrato è stato poi restituito a Genchi in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame emessa il 10 aprile 2009.  Anche la presunta restituzione nasce dalla fervida immaginazione del giornalista: il materiale è stato dissequestrato ma al consulente non è stato ancora restituito niente…

« Pagina precedentePagina successiva »

Blog su WordPress.com.